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Una strage esemplare

Schede

05/10/2012

Dopo opere indimenticabili come I cento passi e La meglio gioventù, Marco Tullio Giordana dirige un cast di attori eccezionali per ricostruire la strage di Piazza Fontana.

Con le giovani generazioni nel cuore, per non dimenticare.

Milano, 12 dicembre 1969, ore 16.37.

A pochi passi dal Duomo, una terribile esplosione devasta la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, provocando 14 vittime (salite a 17 nelle ore successive) e 88 feriti.

L’Italia vive il primo episodio di quella che sarebbe stata chiamata in seguito “strategia della tensione”, il cui vero obiettivo fu forse quello di allontanare il Paese dalle sue istituzioni, rompendo il patto rappresentativo.

Ha inizio uno dei periodi più oscuri e luttuosi nella storia della Repubblica Italiana.

Nel suo film Marco Tullio Giordana ricostruisce in modo appassionato e coinvolgente quei fatti: come in tutto il mondo, anche in Italia il biennio 1968/69 porta grandi trasformazioni e crisi. Spira un vento di novità e cambiamento, di aspirazione alla modernità e a una maggiore giustizia sociale. Contestazione studentesca e agitazioni operaie preoccupano l’establishment di un paese per molti versi ancora arcaico. In Italia il lavoro non ha tutele, le donne non accedono alla vita pubblica, l’università è privilegio per pochi. Anche il quadro internazionale, marcato dalla guerra fredda e dalla divisione in blocchi, non può ammettere cambiamenti radicali. In Spagna è ancora saldo il regime franchista, in Grecia i colonnelli hanno appena fatto un golpe per bloccare l’avanzata delle sinistre. L’Italia rischia lo stesso pericolo.

Per questo motivo, servizio segreto militare (SID) e Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno hanno attivato una rete, spesso incrociata, di informatori e infiltrati. Tutta la multiforme galassia dell’estremismo rosso e nero viene tenuta sotto controllo.

Il 12 dicembre 1969 la strage di Piazza Fontana a Milano scuote l’opinione pubblica come un cataclisma, mentre altri ordigni scoppiano anche a Roma, fortunatamente senza vittime e alla Banca Commerciale di Milano un’altra bomba fa cilecca. Si tratta di fatti gravissimi, senza precedenti. Il commissario Calabresi (Valerio Mastandrea) e i suoi superiori della Questura di Milano, Marcello Guida e Antonino Allegra, sono convinti della matrice anarchica.

Tra i fermati c’è Giuseppe Pinelli (Pierfrancesco Favino), un anarchico  non-violento che Calabresi stima e sa perfettamente estraneo alla strage. È invece arrestato Pietro Valpreda, un ballerino senza scritture, spesso in contrasto con Pinelli: il colpevole ideale, il mostro riconosciuto dal tassista Rolandi che l’ha accompagnato in banca pochi minuti prima dello scoppio.

Per ottenere da Pinelli la conferma della pericolosità di Valpreda, la Questura continua a trattenerlo oltre i limiti di legge. Dopo tre giorni di interrogatori, Pinelli precipita la notte del 15 dicembre dalla finestra dell’ufficio di Calabresi. Il commissario non è nella stanza, ma, grazie ai goffi tentativi della Questura di giustificare l’accaduto, finisce per essere identificato come il diretto responsabile.

Si incontrano molto riservatamente al Quirinale il Presidente Saragat – filo-americano, convinto atlantista – e il Ministro degli Esteri Aldo Moro (Fabrizio Gifuni), fautore di una cauta apertura alle opposizioni. Le informazioni in possesso di Moro indicano nei gruppi neonazisti veneti i responsabili della strage e la pista rossa un depistaggio messo in opera dai servizi segreti. Saragat appare scosso dalla rivelazione, si sente messo sotto accusa, protesta la sua assoluta estraneità a qualsiasi manovra meno che limpida.

A Treviso i giudici Pietro Calogero e Giancarlo Stiz, grazie alle rivelazioni di Guido Lorenzon, scoprono una galassia di giovani neonazisti senza partito e senza collare, pronti, di fronte alle lotte studentesche e operaie del ‘68/’69, a gesti clamorosi. Pur coperti e infiltrati dai servizi segreti, alcuni di loro hanno lasciato tracce evidenti. Giovanni Ventura e Franco Freda vengono arrestati insieme ad altri complici.

Calabresi continua a indagare sulla strage. Ora dubita della sua matrice anarchica e pensa piuttosto a legami con il traffico internazionale di armi. Segue la nuova pista fino al Carso dove, due giorni prima di essere assassinato, scopre un deposito clandestino di armi in uso anche ai neonazisti. Il 17 maggio 1972 il commissario Calabresi è ucciso sotto casa.

La storia e la ricerca del senso attraverso le emozioni del cinema

A colloquio con il regista Marco Tullio Giordana

In molte interviste ha dichiarato che il suo film è rivolto soprattutto ai giovani. Per quale motivo ?

Qualche tempo fa alcuni ragazzi, intervistati nel corso di un’inchiesta televisiva, rivelavano nelle loro ingenue risposte la più assoluta ignoranza riguardo Piazza Fontana. Qualcuno, un po’ più “informato”, azzardava si trattasse di un episodio di terrorismo, attribuendolo però alle Brigate Rosse, fenomeno effettivamente rilevante, sorto tuttavia nel decennio successivo. La disinformazione su questo capitolo cruciale della storia italiana riguarda anche tanti adulti. Nel tempo la letteratura sull’argomento si è smisuratamente arricchita, ha continuato ad aggiungere tasselli al mosaico riuscendo a illuminare anche gli aspetti  più oscuri di questa vicenda, ma al tempo stesso complicando  il quadro, rendendone paradossalmente più difficile la sintesi, il senso generale. Credo che un film – sia pure attraverso le sue inevitabili, necessarie semplificazioni – possa aiutare la ricostruzione di un avvenimento così controverso, possa fissarlo nella memoria dello spettatore, appiccicandosi al suo “vissuto” quasi come un’esperienza personale. La letteratura, la poesia, il cinema sanno guardare lontano e possono toccare il cuore delle persone. Un’informazione non agganciata a un’emozione si disperde. Per questa ragione, ho creduto fosse molto importante affrontare la storia terribile di Piazza Fontana e raccontarla in un film.

Perché il titolo “Romanzo di una strage”?

A ispirarlo è stato uno straordinario articolo  di Pier Paolo Pasolini pubblicato sul “Corriere della Sera” il 14 novembre 1974, nel quale, rispetto ad alcuni eventi tragici, dalla strage di Piazza Fontana a quelle di Brescia e Bologna del 1974, affermava di sapere i nomi dei responsabili, ma di non avere le prove. Al tempo quell’articolo sembrò una delle consuete acrobazie dell’intelligenza pasoliniana, senza vera attinenza coi fatti reali. In verità si tratta di un’analisi che coglie perfettamente non solo quello che sta succedendo – per l’appunto i fatti -, ma ne racconta il “senso”, quello che Pasolini chiama “romanzo”, il romanzo delle stragi italiane. Oggi, passati più di quarant’anni, queste prove sono diventate finalmente accessibili, a disposizione di chiunque voglia davvero sapere. Era giunto il momento di raccontarle, di tirarle fuori.

Le sole immagini reali che ha inserito nel film sono quelle dei funerali delle vittime della strage, celebrati nel Duomo di Milano. Perchè?

L’Italia fu davvero, allora, a un passo dalla perdita della democrazia. A scongiurare la svolta autoritaria fu la gente comune, la folla immensa, oltre un milione di persone che attonite, mute, senza bandiere di partito, fecero capire agli eversori che non avrebbero potuto far leva sulla paura o l’indifferenza della popolazione.

Nelle settimane successive all’uscita del film ha incontrato molti studenti. Ricorda alcuni interventi in particolare ?

Due per tutti. Mi hanno molto emozionato le parole di una ragazza del Liceo Russell di Roma, che ha dichiarato sinceramente di essere venuta al cinema con i suoi insegnanti convinta che il film sarebbe stato un “mattone”. Invece a fine proiezione ha voluto sottolineare che il film l’aveva coinvolta profondamente e interessata, fino a commuoverla in più passaggi, permettendole di scoprire fatti assenti nella memoria della sua generazione e che invece sarebbe fondamentale conoscere anche per cercare di comprendere la complessità e la crisi del presente dell’Italia. Un altro ragazzo ha avuto il coraggio di ammettere che non sapeva nulla di quei fatti, ma che il film aveva acceso la sua curiosità e che, tornato a casa, avrebbe cercato altre informazioni.

 

L’AGISCUOLA SUL FILM

In data 19 marzo 2012 il Presidente Nazionale dell’Agiscuola, prof.ssa Luciana Della Fornace, ha inviato una comunicazione a tutti i Direttori degli Uffici Scolastici Regionali del MIUR, sottolineando in essa che “l’Agiscuola consiglia vivamente i capi di istituto e i docenti di far vedere questo film ai loro ragazzi (…). Per l’Agiscuola è giusto e opportuno che i nostri studenti conoscano, anche se inizialmente con un film, questa pagina della nostra storia che, ancora oggi, ha lasciato, in molti, cicatrici nel corpo e nell’anima che non guariranno mai”.

 Antonella Montesi

Romanzo di una strage

(Italia, 2012)

Regia di Marco Tullio Giordana con Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Michela Cescon, Laura Chiatti, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio

130’, 01 Distribution, drammatico

 

Numero Verde per le proiezioni scolastiche 800 59 26 00

Responsabile Progetto Scuole Antonella Montesi

antonella.montesi@yahoo.it

 

Scritto da Patrizia Morfù
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