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Una lunga domenica di passioni

Schede

09/03/2009
Torna la coppia 'regina' di Francia, Audrey Tautou e Jean- Pierre Jeunet, rispettivamente attrice e regista di Il favoloso mondo di Amelie. Ma questa volta il mondo non è più favoloso. Lei si chiama Mathilde, è claudicante e soprattutto è  alla disperata, tenace ricerca del suo uomo, inghiottito dalla guerra. Una lunga domenica di passioni ("Un long dimanche de fiançailles") rappresenta una sapiente fusione fra lo stile iconografico e liricamente favolistico proprio di Jeunet e una materia spinosa e agghiacciante come può esserlo una guerra, la guerra più sporca di tutte, visto che si parla della prima guerra mondiale, una guerra di trincea.  

Due soli erano i modi in cui, nell'inferno delle trincee, era possibile sfuggire al quotidiano macello del fuoco nemico: il suicidio, o, per i più fiduciosi, l'automutilazione, corsia preferenziale per un ricovero in ospedale. Pena: la fucilazione.
E' così che Manech, (Gaspard Ulliel), fidanzato di Mathilde, partito al fronte da ormai tre anni, sospettato assieme ad altri quattro giovani di  aver escogitato tale stratagemma, è condannato a morte dalla corte marziale, con una pena più infame della fucilazione stessa: l'abbandono, dopo un ultimo pasto, nella "terra di nessuno" compresa fra le due trincee avversarie.
Corre l'anno 1920: Mathilde, a guerra ormai finita, è ancora appesa ad un filo, sottile e tenace, di speranza: nessuno, in realtà, ha visto morire, in quel lontano 1917, il suo Manech. Una ragione sufficiente a dar vita alla surreale quanto incrollabile convinzione che l'amato sia, in qualche modo, sopravvissuto.
Ha inizio la ricerca: una ricerca che, al pari di una vera e propria investigazione, inciampa in falle, incongruenze, false verità, un muro di nebbia, che solo la caparbietà di Mathilde, che deve lottare anche contro la propria infermità e contro la disapprovazione di tutti coloro che la circondano, sicuri che stia combattendo una battaglia vana, può sperare di superare. Insomma una piccola eroina tutta sola, che nonostante la guerra non ha perso fiducia nel mondo, e che nonostante la sua invalidità e, per assurdo, la sua dolcezza, nasconde una forza ed una detrerminazione incrollabili. C'è un piano, parallelo a quello della narrazione, che la interseca di tanto in tanto senza mai prendere il sopravvento: è quello dell'amore, suo fondamento e filo conduttore. Un amore raccontato con brevi quanto intensi flashback, che fanno da controcanto alla descrizione degli abomini  della guerra.

Scritto da ADMIN
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