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Un delfino per amico

Schede

06/12/2011

Tratto da una storia vera  “L’incredibile storia di Winter il delfino” è la sorprendente storia di un ragazzo destinato a scoprire grazie ad un delfino il potere di guarigione dei legami famigliari, umani e animali.

Nuotando in piena libertà, un giovane delfino resta incastrato in una trappola per granchi, danneggiando seriamente la propria coda. Viene soccorso e trasportato al Clearwater Marine Hospital (Florida), dove viene chiamato “Winter”. La sua lotta per la sopravvivenza è appena cominciata.

Senza coda, la situazione di Winter è disperata. Ci vorranno l’esperienza di un appassionato biologo marino, l’ingegnosità di un brillante medico esperto in protesi, e la ferma devozione di un giovane ragazzo per compiere un miracolo di innovazione – un miracolo che possa non solo salvare Winter ma anche aiutare numerose persone nel mondo.

Ispirato alla storia vera di un delfino coraggioso ed agli sconosciuti che si sono uniti per salvargli la vita, il vero Winter, che interpreta se stesso in “Dolphin Tale”, oggi rappresenta un simbolo di coraggio, perseveranza e speranza per millioni di persone – abili e disabili – che si sono commosse per la sua  incredibile storia di recupero e riabilitazione.

Il vincitore del Premio Oscar® Morgan Freeman (“Million Dollar Baby”) interpreta il Dr. Ken McCarthy, cui è affidata la missione quasi impossibile di creare artigianalmente una protesi per la coda di Winter; Harry Connick Jr. è il Dr. Clay Haskett,  che dirige il Clearwater Marine Hospital; Ashley Judd è Lorraine, una mamma single; Nathan Gamble è suo figlio Sawyer, che libera Winter dalla trappola e crea un legame immediato con il delfino; Cozi Zuehlsdorff è Hazel, la figlia del Dr.Clay, amica di Sawyer; infine Kris Kristofferson è il padre di Clay, Reed.Il film è diretto da Charles Martin Smith, da una sceneggiatura di Karen Janszen & Noam Dromi.

La storia vera di Winter

Nel dicembre del 2005, in Florida, un pescatore trovò un piccolo delfino femmina impigliato nelle funi di una trappola per granchi che gli avevano bloccato la circolazione sanguigna nella coda. Ferita gravemente, venne subito trasportata al Clearwater Marine Aquarium (CMA), dove alla fine perse la coda, aumentando le probabilità che non sopravvivesse. In ogni caso tutto il personale si impegnò 24 ore su 24, sette giorni su sette, ad aiutare Winter - così venne chiamato il delfino - fino alla completa ripresa, dovuta in gran parte a un’ingegnosa coda prostetica, prodotta con un materiale morbidissimo, flessibile e duraturo, chiamato “Winter’s Gel”, che ha salvato non solo il delfino, ma ha cambiato la vita delle persone con disabilità in tutto il mondo.

La storia del film

Ben presto i media vennero a conoscenza di quello che era successo in Florida e la storia attirò anche l’attenzione del produttore Richard Ingber. “Una mattina stavo guardando la televisione quando sentii parlare di Winter”, ricorda il produttore. “Rimasi affascinato dalla storia e realizzai subito che aveva il potenziale per un grande film per tutta la famiglia”.

“L’incredibile storia di Winter il delfino” parla di come superare le difficoltà, di perseveranza e di coraggio - qualità cui gli esseri umani si relazionano a livello molto profondo, ma la cosa speciale è che sono viste attraverso l’esperienza di un delfino”, continua il produttore Andrew A. Kosove.

“Non vedevo l’ora di lavorare con Winter”, dice Morgan Freeman. “So che è lei la vera star del film, quindi ho cercato di farmela amica”, dice ridendo.

Forse Freeman scherzava, ma per un altro membro del cast le sue parole erano molto vicine alla verità. Il cuore del film è il legame tra Winter e Sawyer, il ragazzo che le salva la vita, quindi, per ottenere il ruolo di Sawyer, il giovane attore Nathan Gamble doveva conquistare Winter.

Gamble dice: “E’ stato divertente, perché ho fatto quattro o cinque audizioni con Charles e i produttori, ma loro dovevano ancora essere sicuri che Winter si trovasse bene con me. Sono volato in Florida ed è stata una delle esperienze più belle della mia vita; ci siamo capiti subito. Quando mi hanno detto che avrei avuto la parte, ero emozionatissimo perché sapevo che avrei trascorso i mesi seguenti con Winter e gli altri animali, una cosa magnifica”.

Gamble aveva solo 12 anni quando è stato scelto per interpretare Sawyer, ma, dice Smith, “Ho visto raramente un attore fare quello che sa fare Nathan. Tutto il film ruota intorno al rapporto di Sawyer con Winter, quindi aveva una grossa responsabilità per una persona così giovane. Ma è un ottimo performer con una fiducia e una abilità che alcuni attori lavorano una vita per raggiungere”.

All’inizio del film, Sawyer non ha alcuna fiducia in se stesso. “E’ molto timido, non ha amici e non riesce in niente”, dice Gamble. “Suo padre l’ha lasciato quando era piccolo e ora anche suo cugino Kyle, che per lui è come un fratello maggiore, sta per lasciarlo, quindi Sawyer si sente perduto. Ma poi incontra Winter, e questo lo trasforma completamente”.

Sawyer incontra Winter per la prima volta quando il delfino, impigliato nelle funi di una trappola per granchi e incapace di nuotare, arriva sulla spiaggia, moribondo. Facendosi coraggio, Sawyer si avvicina all’animale e taglia le funi che lo legano e proprio in quel momento nasce un legame particolare.

Qualche istante dopo arriva la squadra di soccorso del vicino Clearwater Marine Hospital, guidata dal dr. Clay Haskett, interpretato da Harry Connick, Jr. “E’ lui che si occupa del benessere di Winter e ama molto il suo lavoro”, osserva l’attore. “Cerca di salvare il delfino, ma cerca anche di salvare l’acquario, che non ha più soldi. Inoltre è un padre single che cerca di crescere la figlioletta, quindi i problemi sono tanti. Mi è piaciuto il personaggio, mi piace che lotti per quello che ritiene giusto, anche se deve fare scelte dolorose. Parlando con la gente al Clearwater Marine Hospital, ho imparato che bisogna essere molto appassionati per lavorare con gli animali, perché anche se si ricevono tante soddisfazioni, non ci sono sufficienti riconoscimenti economici e l’impegno è continuo, 24 ore su 24, sette giorni su sette. Ho voluto render loro giustizia”.

La leggenda dei delfini

Secondo un mito greco, i delfini sarebbero pirati, trasformati in creature acquatiche da Dionisio, perciò cercherebbero di riavvicinarsi all'uomo e di conquistare la sua amicizia.

Esistono diversi racconti sull'amicizia tra ragazzi e delfini. Uno di essi, narrato da Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), riguarda il rapporto tra un giovane e un delfino, che si lasciava cavalcare da lui, nel “Lago Lucrino”, laguna costiera nei pressi di Pozzuoli. In un altro racconto Plinio il Vecchio descrive la pesca con l'aiuto dei delfini nella zona di Narbonne, e come questi animali amici dell'uomo aiutino i pescatori spingendo i cefali nelle reti, durante il passo.

In Amazzonia esiste un delfino fluviale di colore rosato e quasi cieco, localmente chiamato “boto”. Ogni pescatore ha il suo personale boto, che risponde a un fischio di richiamo e, con il suo sonar, lo aiuta ad individuare i banchi di pesce nelle acque fangose del fiume. La leggenda locale vuole che questi delfini, in condizioni particolari, possano trasformarsi in bellissimi uomini o donne per unirsi alla gente del luogo. In questo modo vengono spiegate molte gravidanze indesiderate; ai bambini che nascono vengono spesso dati nomi come Bofo, Botu o simili.

L'interazione con i delfini

Il cervello del delfino è tra i più simili a quello dell'uomo per peso, sviluppo della corteccia e connessioni tra i due emisferi. E' stato dimostrato che sono capaci di riconoscere fino a 50 suoni o simboli corrispondenti ad altrettante parole, e che sono in grado anche di comprendere la struttura della frase agendo in modo diverso a seconda dell'ordine in cui queste "parole" vengono loro proposte. I delfini sono dotati anche della funzione dell'ecolocazione, che funziona più o meno come l'ecoscandaglio delle barche, che consente loro di riconoscere i fondali e le prede anche in acque non limpide. Gli ultrasuoni, che noi possiamo percepire alle più basse frequenze, vanno da 20.000 a 150.000 Hertz. In diverse occasioni si è notato che le donne in stato di gravidanza sembrano attrarre particolarmente l'attenzione dei delfini, che esaminano ripetutamente il loro addome con gli ultrasuoni. Per quanto concerne la vita sociale dei delfini essa è improntata ad una grande solidarietà che a volte viene trasferita anche all'uomo. Quando un delfino è ammalato o ferito non viene abbandonato. Al contrario, gli altri lo guidano e lo sostengono in modo che possa seguire il branco e salire in superficie per respirare.

Numerose notizie riportano casi di salvataggi in cui non solo i delfini sono in grado di individuare e mantenere in superficie persone in difficoltà ma, diversamente da quello che farebbero con compagni della loro stessa specie, spingono questi esseri umani verso riva, come se capissero il loro bisogno di raggiungere la terra ferma. Oltre a questo soccorso "fisico", i delfini influenzano in maniera positiva anche la psiche umana. Coloro che hanno nuotato con i delfini hanno avuto quasi sempre l'impressione che essi interagissero con le persone immerse come se comprendessero il loro umore: timidi e distanti con chi ha timore, giocosi con chi è eccitato, carezzevoli con chi è rilassato. E' probabile che in questa capacità di contatto sulla giusta "lunghezza d'onda", per noi molto gratificante, essi siano guidati da una notevole capacità di leggere il linguaggio corporeo e di percepire, attraverso l'acqua le produzioni ormonali che accompagnano i diversi stati emotivi.

Tutte le testimonianze raccolte indicano che l'incontro con queste creature è un'esperienza eccezionale, profondamente coinvolgente a livello psichico, forse anche a motivo della componente immaginaria e fantastica che ha dato origine a tanti racconti mitologici. Con il suo aspetto "sorridente", i suoi movimenti fluidi, il suo istintivo rispetto per lo spazio interpersonale (che fa sì che non si avvicini troppo a chi mostra timore) il delfino viene percepito in modo amichevole e meno minaccioso o giudicante degli esseri umani. Nello stesso tempo offre gratificanti opportunità di scambio, basate sul gioco e sul contatto fisico, che portano la comunicazione a un livello accettabile anche per le persone più chiuse in se stesse, come nel caso degli autistici. Il gioco con un delfino, inoltre, non è mai monotono o ripetitivo. La grande intelligenza di questi animali li rende capaci di inventare "trucchi" sempre nuovi e adeguati alle circostanze, tanto da riuscire a volte a spezzare anche le stereotipie di persone, come quelle autistiche, appunto, che sembrano imprigionate in una gabbia di comportamenti ripetitivi

La delfino-terapia

Esiste anche, sebbene limitata a pochissime strutture, la delfino-terapia che pare abbia dato risultati eccezionali soprattutto nel caso di pazienti psichiatrici, autistici e depressi. Purtroppo i costi proibitivi delle strutture e del mantenimento degli animali impediscono uno sfruttamento su larga scala dei benefici di questa forma di terapia. Il contatto con i delfini servirebbe anche a stimolare la motivazione, l'aumento di fiducia, la capacità motoria e comunicativa, la capacità di memorizzare e di elaborare concetti.

Ma come e perché funziona la "delfinoterapia"? L'ipotesi attualmente più accreditata è quella che attribuisce l'efficacia della delfinoterapia ad un complesso di fattori, che vanno dall'immersione nell'acqua al contatto fisico e allo scambio giocoso con gli animali. L'immersione nell'acqua è di per sé un' esperienza particolare, per il legame concreto, e l'acqua salata aiuta a sciogliere alcune rigidezze corporee che spesso corrispondono a blocchi emotivi; fornisce un sostegno che facilita l'equilibrio, la fluidità del movimento e le sensazioni di rilassamento che ne derivano. La presenza dei delfini sembra moltiplicare gli effetti positivi del contatto con l'acqua. Una conferma di queste impressioni è venuta da questionari sui vissuti emotivi dei partecipanti ai programmi di nuoto con i delfini, raccolti da ARION, l'unica associazione italiana impegnata in questo settore. Le risposte ai questionari hanno dimostrato che la quasi totalità (109 su 110) delle persone che si sono incontrate con i delfini hanno trovato l'esperienza positiva se non addirittura entusiasmante; il 76,4% ha riferito di provare sentimenti di benessere anche dopo l'immersione; il 49% ha dichiarato di essersi sentiti in comunicazione o in contatto (non solo fisico) con i delfini ( "mi è sembrato che i delfini mi capissero"; "ho sentito di poter comunicare con questi animali: questo ha destato in me un senso di comunione" ); il 39% ha dichiarato di avere scoperto qualcosa di nuovo in se stessi nel corso dell'esperienza ( "I delfini mi hanno portato la calma interiore e il desiderio di ascoltare gli altri, uomini e animali"; "ho imparato ad essere più altruista"; "ci si sente più aperti" ).

Scritto da Patrizia Morfù
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VOTO
 

1 COMMENTO

  • Image User
    alessandra
    il 02/04/2013
    alle 16:41

    Un delfino per amico

    questo film è stato fantastico. La parte che più mi è piaciuta è stata quella finale dove winter era ammirato da tutti

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