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Totò Sapore

Schede

09/03/2009

Cenni di storia napoletana

La città di Napoli possiede un vero record: nessun'altra città d'Europa è stata governata da una così varia successione di dinastie straniere. Le quali hanno lasciato, tutte, tracce di sé, fin da quando Paleopoli e Neapoli, la città vecchia e la città nuova, fondate dai Greci, si fusero dopo la lotta con Roma, e, sezioni di mura originali furono incorporate in costruzioni posteriori. Agli Angiò, che fecero assumere a Napoli, da metà del XII secolo a metà del XV, la sua moderna fisionomia, innalzandola anche a dignità di capitale, abitata da molti stranieri e in particolare da fiorentini che la preferivano alla loro libera ma tormentata repubblica (Boccaccio scoprì a Napoli, "allegra, pacifica e fiorente sotto un unico sovrano" una nuova gioia di vivere), seguirono gli stravaganti Aragonesi, che, considerato il loro breve regno (1442 - 1501) trasformarono in maniera straordinaria la città. Sia della prima dominazione che della seconda sopravvivono numerose caratteristiche. Ma, l'impronta che durante i due secoli seguenti fu lasciata dai viceré Spagnoli nello sregolato sviluppo della città fu davvero notevole. L'opinione generalmente accettata, che due secoli di governo spagnolo rappresentarono un periodo di assoluto decadimento, viene smentita dallo sviluppo che la città ebbe in quel periodo. Benedetto Croce, molto saggiamente, disse che gli Spagnoli governarono Napoli né meglio né peggio di come amministravano il loro Paese; ovvero in modo piuttosto mediocre, ma almeno il viceregno godé una pace lunga un secolo e mezzo. Il ceto medio divenne più ricco. Con il loro benessere strideva la condizione della massa popolare, battezzata lazzaroni, probabilmente perché paragonata ai lebbrosi, il cui santo protettore era appunto San Lazzaro.
Nel 1734 Napoli divenne la capitale di un regno indipendente, sotto Carlo di Borbone: ora i Napoletani potevano di nuovo sentirsi una nazione. Carlo non era un mago, quindi non poté trasformare il sistema sociale che aveva trovato all'improvviso, o far fiorire il commercio e l'agricoltura in un solo giorno, ma Napoli, con lui, divenne una grande città. Quella che noi oggi vediamo è soprattutto una città borbonica, con il teatro San Carlo, piazza Dante e piazza Plebiscito, la Biblioteca Nazionale, i palazzi reali di Capodimonte, Caserta e Portici, l'Albergo dei Poveri. Nessuno può negare che le Due Sicilie furono più felici sotto Carlo di quanto non fossero mai state da secoli. Dall'indipendenza si ottennero ben presto vantaggi e progresso. Certo, i contadini rimasero poveri e disagiati, ma non di più di quanto sarebbero stati un secolo e mezzo dopo con l'unità d'Italia, e da un lungo periodo di pace fu favorita una certa prosperità. Nelle finanze fu portato un po' di ordine e finalmente la proprietà ecclesiastica, che rappresentava un terzo dell'intero regno, venne tassata, anche se di poco. I miglioramenti nella vita pubblica e privata furono innumerevoli, l'università fu rimodernata e le venne concessa una sede più degna, fu incoraggiata l'archeologia specie a Ercolano e a Pompei con importanti risultati, la costruzione delle case fu razionalizzata e fu esteso a tutte l'uso dei vetri alle finestre. Grandi architetti come Vanvitelli e Fuga vennero incaricati di costruire i palazzi che ancora oggi ammiriamo non solo a Napoli. Questa città divenne capitale mondiale in più di un settore, come quello musicale. Come spesso accade, il progresso favorì altri progressi, fino alla fine del Settecento e alle sconvolgenti ripercussioni della Rivoluzione Francese.

Scritto da ADMIN
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