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Storie di vita domestica negli anni ‘60

Schede

06/12/2011

In uno stato in cui vige una segregazione razziale di carattere istituzionalizzato, la discriminazione avviene innanzi tutto nella vita di ogni giorno.

The Help

Regia: Tate Taylor

Cast: Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain, Allison Janney, Sissy Spacek, Ahna O’Reilly, Anna Camp, Mike Vogel

Distribuzione: Walt Disney Pictures Italia

“Ho cominciato a crescere i bambini dei bianchi già a quattordici anni, nel 1925, perché mia madre era morta di malattia e le bollette non aspettavano…”. Così esordisce Aibileen Clark (Viola Davis), una domestica nera che espone la propria esperienza personale a Eugenia “Skeeter” Phelan (Emma Stone), una giovane donna bianca della buona società di Jackson, Mississippi, la quale, appena laureata (estate 1962), è ritornata a casa, dove pensa d’intraprendere la carriera di scrittrice. Ottiene, intanto, un impiego presso il Jackson Journal, ed è già un buon inizio.

Dopo il quadriennio di studi Skeeter riprende a frequentare la sua migliore amica Hilly Holbrooks (Bryce Dallas Howard) e le altre ragazze della comitiva: tutte ora possiedono una famiglia, un marito con un impiego ben remunerato, un’abitazione molto confortevole, e in alcuni casi, lussuosa, un figlio piccolo, e una tata di colore che si occupa di accudire il pargolo, della pulizia domestica e della cucina. Le giovani donne passano il loro tempo in riunioni al club, aperitivi al bar e soprattutto a scambiarsi pettegolezzi.

Nonostante i ripetuti consigli della madre di pensare al matrimonio, Skeeter, indipendente e anticonformista, vuole realizzare un’inchiesta giornalistica sulla vita domestica e familiare nella città natale. Avendo ormai perso le tracce di Constantine, la governante nera che l’ha cresciuta, la giovane propone ad Aibileen, una domestica di colore non più giovane, di raccontare la propria storia di balia e inserviente.

Seppur inizialmente un po’ diffidente, Aibileen, che per pochi spiccioli ha allevato amorevolmente ben diciassette bambini bianchi, si lascia conquistare dalla sincerità di Skeeter, della quale diventa fedele amica e confidente, liberandosi del fardello che l’opprimeva, e rivelando la disgrazia che il destino le ha riservato: il suo unico figlio è tragicamente scomparso in un incidente sul lavoro. Ben presto, però, a questi drammatici racconti faranno eco le vicissitudini di Minny (Octavia Spencer), la migliore amica di Aibi, cuoca impareggiabile (specialista di dolci e pollo fritto), dal carattere fiero, ma che non sa frenare la lingua

L’intervista alle due “nannies” viene poco a poco a delinearsi come una vera e propria denuncia delle condizioni di vita e degli innumerevoli episodi di ingiustizia perpetrati ai danni delle lavoratrici di colore: le balie e le domestiche nere non potevano usare nemmeno il wc in casa dei bianchi! Tante altre donne si uniranno all’iniziativa fino a formare un coro a più voci, cui non basteranno poche colonne su un giornale del profondo Sud. Così prenderà corpo The Help, un libro che raccoglie le testimonianze, sovente drammatiche, dell' intolleranza dei bianchi.

Il volume viene stampato in un clima di minacce e intimidazioni. Le vecchie amiche di Skeeter le mostrano disappunto e ostilità. Anche Johnny Foote (Mike Vogel), il fidanzato, si allontana dopo la pubblicazione che mette alla berlina le donne della media e alta borghesia di Jackson (e non solo) come inaffidabili, ciniche, pigre e occupate solo in inutili frivolezze.

Sulla graticola finisce specialmente la perfida Hilly. Licenziata da questa per aver utilizzato il bagno di casa, Minny narra di aver 'cucinato' la sua vendetta, preparandole un dolce con sorpresa. Destinato a diventare una delle “scene madri” del film.

Il messaggio che si evince dal racconto rimanda alla fratellanza e all’amicizia tra Skeeter, Aibi e Minny, ma anche alla solidarietà tra le tante domestiche che hanno collaborato all’iniziativa. The Help è una storia sulla fatica, sulla forza e sul coraggio di queste donne che hanno educato con dedizione diverse generazioni di bambini bianchi, creando così le premesse per una società nuova e più tollerante. E che in molti casi sono state ripagate, come nel caso della perfida - fino alla fine - Hilly, con una ipocrisia, e spesso un disprezzo, dovuto al diverso colore della pelle.

Opera corale al femminile, diretta da Tate Taylor, The Help è il felicissimo adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Kathryn Stockett, un melodramma di stampo sudista che fotografa un’epoca di rapidi mutamenti, e racconta con estrema leggerezza temi per altri versi  drammatici come quello del segregazionismo razziale, i pregiudizi sociali, la disuguaglianza tra bianchi e neri, che si specchia non solo nell’intolleranza e negli atteggiamenti marcatamente arroganti delle persone, ma specialmente nelle condizioni di vita della comunità di colore, ancora discriminata nel diritto al voto, al lavoro, al trasporto pubblico.

Nei primi anni Sessanta i numerosi interventi del presidente John Fitzgerald Kennedy, per eliminare la segregazione sugli autobus e per risolvere l’emergenza abitativa combattendo contro la discriminazione nell’acquisto e nell’affitto degli immobili, parallelamente alle crescenti proteste del Movimento dei Diritti Civili e degli attivisti della comunità di colore, guidati da un giovane Martin Luther King, mettono le basi dei cambiamenti politici necessari per l’evoluzione della società. Contemporaneamente, il 18 gennaio 1963, George Wallace, il nuovo governatore dell’Alabama, nel suo discorso di insediamento reclamava: “Segregation now, segregation tomorrow, segregation forever!”

La segregazione nella società USA degli anni ’60 tra politica e cinema

“Il mio sogno è che i miei quattro bambini possano vivere un giorno in una nazione dove non saranno giudicati dal colore della loro pelle.”

Martin Luther King

La cinematografia, soprattutto a partire dalla fine degli anni Sessanta, ha iniziato a occuparsi della questione razziale negli USA parallelamente alla conquista di Hollywood da parte di tanti giovani autori (da Scorsese a Coppola, da Spielberg a De Palma…) alla ricerca di nuove vie espressive per un cinema finalmente emancipato dagli stretti vincoli produttivi, impegnato culturalmente e politicamente, nonché attento a una rilettura storica e realistica della società americana.

Il pregio di The Help consiste nell’aver saputo disegnare una sorta di affresco delle condizioni razziali in alcuni stati del Sud agli inizi degli anni Sessanta, in un periodo di grandi conquiste della comunità nera, di lunghe battaglie per l’affermazione dei diritti civili, che vedranno cadere tanti martiri, picchiati dalla polizia nelle manifestazioni di piazza, brutalmente torturati o assassinati dai segregazionisti e dai terroristi del Ku Klux Klan (KKK). In quei mesi usciva Il buio oltre la siepe (1962) diretto da Robert Mulligan e interpretato da Gregory Peck, tratto dal romanzo omonimo di Harper Lee, vincitrice del Premio Pulitzer. Tre premi Oscar per una vicenda di odio razziale ambientata negli anni Trenta in Alabama, dove un nero, Tom Robinson, è accusato ingiustamente di violenza carnale ai danni di una diciannovenne bianca.

Uno degli episodi più significativi della lotta contro la segregazione – ricordato da un film per la tv (The Rosa Parks Story, 2002), protagonista Angela Bassett – riguarda Rosa Parks, rammendatrice in un negozio di Montgomery, Alabama, la quale, si rifiutò di cedere il suo posto a sedere sull’autobus a un passeggero bianco, nonostante l’intimazione dell’autista. La donna venne arrestata, ma il primo dicembre 1955 scattò la protesta e il conseguente boicottaggio dei trasporti pubblici da parte della comunità nera, fra i cui leader c’era già il giovanissimo pastore battista Martin Luther King. Il 4 giugno 1956 la Corte dell'Alabama sancì l’incostituzionalità della segregazione razziale sugli autobus: fu la vittoria di Rosa Parks e del Montgomery Bus Boycott. In una cerimonia commemorativa nel 2000, il governatore dell’Alabama Don Siegelman ricordò che il gesto della Parks (scomparsa nel 2005, a 92 anni) “cambiò lo Stato e la Nazione per sempre”.

Il 28 agosto1963 a Washington si tenne la cosiddetta “Marcia per il lavoro e  per la libertà” che terminò di fronte al Lincoln Memorial, dove il reverendo Martin Luther King pronunciò il celeberrimo discorso ricordato come I have a dream. Diciotto giorni più tardi il KKK fece esplodere una bomba in una chiesa battista di Birmingham durante la messa, uccidendo quattro bambine innocenti, alle quali Spike Lee dedicherà il documentario Four Little Girls (1997). Il 22 novembre di quello stesso anno, a Dallas, in Texas, venne assassinato John. F. Kennedy (JFK). Un anno dopo al trentacinquenne Martin Luther King fu assegnato il Premio Nobel per la pace: fu il più giovane a ricevere l’ambito riconoscimento.

Il 28 giugno 1964 Malcolm X, uno dei più importanti rappresentanti della comunità nera, fondò l’Organizzazione per l’Unità Afro-Americana, dopo essere fuoriuscito dalla “Nation of Islam”. Ecco perché pochi mesi più tardi, il 21 febbraio 1965, venne ucciso a New York. Sostenitore della religione musulmana, egli affermava che l’Islam avrebbe potuto abbattere ogni barriera razziale e ogni forma di discriminazione. Spike Lee lo ricordò nel 1992 con un notevole biopic (Malcom X) basato sull’Autobiografia, con Denzel Washington nei panni del protagonista. Fu il primo film occidentale a presentare alcune scene girate a La Mecca.

Il 1964 è anche l’anno in cui verrà approvato il Civil Rights Act, una legge federale che proibì la discriminazione in tutti i luoghi pubblici, e istituì la Commissione sulle Pari opportunità. Nel marzo del 1965, dopo una ormai famosa marcia di attivisti organizzata da Martin Luther King, il Presidente Johnson annunciò la Voting Rights Act, che estese ai cittadini di colore il diritto di voto.

Ma pochi giorni dopo la tensione esplose a Watts, sobborgo di Los Angeles, dove fu avviata una violentissima sommossa a sfondo razziale che mise a ferro e fuoco il quartiere, e durò per sei giorni, causando la morte di 34 persone, 1032 feriti e più di tremila arrestati.

Due pellicole, tuttora molto popolari, e non solo in America, segnano il 1967. La prima, La calda notte dell'ispettore Tibbs, di Norman Jewison, con Rod Steiger e Sidney Poitier ha vinto ben cinque Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Attore (Steiger). Si tratta di un’avvincente storia di genere poliziesco sullo sfondo di Sparta, una cittadina del Mississippi, in cui il contrasto tra l’ispettore nero (Poitier), giunto da Philadelphia, e il rude capo della polizia locale, Bill Gillespie (Steiger), sul caso di un omicidio evidenzia le difficoltà e il radicamento del pregiudizio razziale. Il successo del film ha innescato due seguiti, e la produzione di un’altrettanto gradita serie televisiva trasmessa anche in Italia nei primi anni Novanta con il titolo di L'ispettore Tibbs.

La seconda, la prima commedia ad affrontare il tema del matrimonio tra bianchi e neri, ebbe due statuette dorate, e conobbe uno straordinario successo in tutto il mondo: Indovina chi viene a cena porta la firma di Stanley Kramer alla regia, e un trio d’interpreti eccezionali: il solito Sidney Poitier, la formidabile Katharine Hepburn, al suo secondo Oscar (su quattro ottenuti), e Spencer Tracy, compagno della Hepburn, deceduto dodici giorni dopo la conclusione delle riprese. Arcinota la trama che mostra l’imbarazzo di una famiglia bianca (Hepburn e Tracy) all’incontro con il futuro genero (Poitier), un medico afro-americano di cui s’è innamorata la figlia (Katharine Houghton, nipote della Hepburn nella vita reale).

Successivamente, nel 1968 Martin Luther King fu assassinato da un segregazionista, a Memphis (4 aprile 1968),  nel Tennessee. Il 6 giugno di quello stesso anno venne ucciso a Los Angeles Robert F. Kennedy, candidato democratico alle elezioni presidenziali, il quale, come ministro della giustizia del fratello JFK, aveva contribuito alla definizione e al varo del Civil Rights Act.

Bobby (2006) opera di Emilio Estevez, è la concitata cronaca dell’ultimo giorno di vita di RFK, cioè di colui che avrebbe dovuto realizzare la definitiva “conciliazione” della grande nazione americana. Finì come sappiamo, ma quest’opera corale, magari imperfetta, ma che ricorda la lezione del grande Robert Altman, e dotata pure di una sontuosa colonna sonora, rimarrà nella memoria sia come un dovuto omaggio al “giovane presidente”, che come un ottimo docu-film, anche grazie all’apporto di un cast stratosferico, tra cui Anthony Hopkins, Harry Belafonte, Laurence Fishburne, Helen Hunt, Sharon Stone, Martin Sheen...

CLAUDIO LUGI

Scritto da Patrizia Morfù
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