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Rita. La libertà di una giovane siciliana oltre la mafia

Schede

15/04/2009

"Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare? Forse se ciascuno di noi prova a cambiare, forse ci riusciremo".

 

Rita era arrivata a sentenziare che "anche i pomodori sapevano di sangue". Non era solo lo sfogo di un'adolescente segnata nel profondo dalla mafia, che affidava alle pagine di un diario parole pesanti come pietre. "Non avrò una lunga vita", amava ripetersi. Ed era piuttosto la riflessione lucida, non ancora disperata, di chi è chiamato a forza nel mondo degli adulti. Vendetta e giustizia, onore e rassegnazione, silenzio e attesa: termini che suonavano sommessamente nella testa della ragazzina a cui i mesi sfuggivano rapidamente, senza che le si placasse, neanche per un istante, l'ansia di vivere.

La siciliana ribelle è il titolo del lungometraggio di Marco Amenta ispirato alla vera storia di Rita Atria, martire della guerra di mafia dei primi anni Novanta, e simbolo della lotta femminile alla violenza e all'omertà, al pregiudizio e all'oppressione maschilista. Nel film la vicenda ha inizio negli anni Ottanta, a Balata, piccolo paese agricolo in prossimità di Palermo, in cui Don Vito Mancuso (Marcello Mazzarella), è finora riuscito, anche in barba alle istituzioni dello Stato, a mantenere la "pax mafiosa" grazie a un'equilibrata distribuzione delle rendite agro-pastorali e al rispetto dei valori tradizionali di Cosa Nostra. Ma un vento nuovo è arrivato a soffiare anche per i borghi di periferia. Un vento che spazza via l'antico ordine in nome di un affare ben più redditizio: il traffico di stupefacenti. Chi non si adegua viene cancellato. Don Salvo Rimi (Mario Pupella) è "il nuovo che avanza".

Il corpo esanime di Don Vito giace sul selciato vicino alla fontana, nella piazza del paese. Rita, il giorno della prima comunione, si bagna le mani e il vestito bianco della festa con il sangue del padre. Dopo qualche tempo tocca a Carmelo, suo fratello. Rita (Veronica D'Agostino) cresce sana e forte, accudendo in segreto, come una reliquia, il suo odio viscerale nei confronti di chi l'ha privata degli affetti più prossimi. Mentre Rosa (Lucia Sardo), la madre, tenta di indirizzare la rabbia della figlia sui binari più rassicuranti del silenzio e della rassegnazione, la ragazza manifesta il desiderio di viaggiare, scoprire orizzonti diversi, esprimendo la sua completa adesione alla vita. Vito (Francesco Casisa), suo compagno di giochi dai tempi dell'infanzia, pare un ragazzo devoto e affidabile. ? lui che la spinge ad abbandonare la propria casa allorché, a 17 anni ormai compiuti, Rita entra in contatto con il Procuratore Antimafia di Palermo (Gerard Jugnot), al quale consegna i propri scritti - assai dettagliati - sulle attività illecite della cosca capeggiata da Don Salvo.

Da quel momento Rita verrà affidata a un programma di protezione che prevede il suo spostamento clandestino a Roma, dove le sarà assegnato un appartamento costantemente sorvegliato dalle forze dell'ordine, e l'apporto logistico, nonché umano, del Maresciallo Bruni (Paolo Briguglia). Nella capitale "diventa" Silvia, una giovanissima testimone di giustizia, che mentre collabora con il Procuratore per istruire il processo nei confronti di criminali, fiancheggiatori e funzionari dello stato collusi con la criminalità organizzata, ritrova qualche spiraglio dell'anelata libertà, iniziando a frequentare Lorenzo (Primo Reggiani), un tranquillo ragazzo di buona famiglia.

 

Scritto da ADMIN
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