questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Quando il cinema è un crimine

Schede

13/04/2010

Premio Speciale della Giuria all'ultimo Festival di Cannes, dove è stato presentato nella sezione Un Certain Regard, quinto film del regista iraniano di origine kurda Bahman Ghobadi, rivelatosi nel 2000 con "Il tempo dei cavalli ubriachi", racconta la vicenda di due giovani musicisti che cercano di organizzare un concerto underground a Teheran per finanziare l'acquisto di passaporti falsi ed emigrare a Londra. I gatti persiani è la prima vera testimonianza della realtà dei giovani in una città come Teheran.

 

I gatti persiani

Iran – 2009

Regia Bahman Ghobadi

con Negar Shaghaghi, Ashkan Koshanejad, Hamed Behdad

durata 101' Bim, drammatico

 

La musica occidentale in Iran

Per il regime islamico iraniano, la musica è impura poichè procura gioia e gaiezza. Pertanto, negli ultimi trenta anni, la musica occidentale è stata virtualmente proibita dalle autorità. E’ rimasta nascosta negli ambienti underground: si deve suonare underground e ascoltare underground. Chi viene scoperto a suonarla, finisce in prigione.   Per cui cercare di mettere su un gruppo rock, in una città come Teheran, è molto difficile e molto rischioso. All'inizio del film incontriamo Negar e Ashkan che sebbene siano usciti da poco di prigione, non rinunciano all'idea di formare una band. La maggior parte dei musicisti che incontrano hanno tutti avuto numerosi problemi con la polizia del regime. La musica si suona nelle cantine, sui tetti, nei cantieri edili e la formidabile energia liberata dalla voglia di libertà che sviluppano questi musicisti si oppone alla pletora di autorizzazioni rilasciate col contagocce in virtù di regolamenti assurdi, come quello che vieta la presenza di una cantante solista, ma autorizza 3 coriste. Si comprende meglio perchè il libro del cuore di Negar è "La metamorfosi" di Kakfa. Il regista ci mostra uno degli aspetti dell'effervescente mondo underground di Teheran, quello di tutti gli stili musicali: hard-rock, blues, rap o world-music.

 

La censura

Per non aver nulla a che fare con la censura, e perchè sapeva che sarebbe stato il suo ultimo film iraniano, il regista ha scelto di girare "Gatti persiani" in clandestinità, giocando con la polizia come gli eroi del suo film. Girato in digitale e senza chiasso il film è a metà tra documentario, fiction e video-clip: comincia con toni realisti, per finire in una drammatizzazione simbolica con un primo piano di Negar filmata per la prima volta a testa scoperta come un annuncio di quello che l'autore filmerà in esilio.

La censura impone un codice islamico che vieta di mostrare una donna non velata o truccata, contatti fisici tra uomini e donne o personaggi che portano la cravatta. Negli anni alcuni registi sono riusciti a sfuggire alla censura e  film come "Fuori gioco" di Jaffar Panahi o "A proposito di Ellie" di Ashghar Fahradi, mostrano personaggi, soprattutto donne, che mostrano una libertà di comportamento ben lontana dai dogmi religiosi. In questi casi il regime talvolta non autorizza il film sia ad essere proiettato all'estero che in Iran, altre volte, molto più ambiguamente, autorizzando la pellicola ad andare nei grandi festival, ma limitando in Iran l' uscita a pochissime sale.  

 

Intervista con Bahman Ghobadi

 

Questa è la prima volta nel cinema Iraniano che qualcuno osa denunciare la severità con cui lo Stato tratta i giovani che si oppongono all’establishment. Hai corso un grosso rischio. Come sono andate le riprese?

Durante le riprese ero molto preoccupato. Non avevamo nessun permesso. Abbiamo cercato le locations adatte andando in giro con due o tre motorini e abbiamo cominciato a girare senza una reale preparazione. Dovevamo girare le scene molto in fretta, in modo che la polizia non ci scoprisse. Per la scena in cui David viene arrestato, abbiamo dovuto trasformare una macchina normale in una macchina della polizia e abbiamo comprato delle uniformi e le abbiamo modificate in modo che potessero stare bene agli attori. Mi sono sentito invecchiato di 17 mesi in quei 17 giorni di riprese. Abbiamo girato davvero in condizioni terribili! 

 

Da dove le è venuta l’idea di questo film?

Ero triste e demoralizzato a causa della censura del mio ultimo film e perché non riuscivo a ottenere nessun permesso per il mio nuovo progetto. La mia fidanzata, Roxana Saberi, ha cercato di consolarmi e mi ha suggerito di fare un film sulla situazione in cui mi trovavo. Allo stesso tempo stavo registrando la mia musica in uno studio senza autorizzazioni. E’ lì che ho incontrato Askan e Negar (i due protagonisti del film) e poco a poco sono entrato nella loro vita e nel loro mondo…All’ inizio non c’era una sceneggiatura ma questo non mi ha impedito di riprenderli con una piccola troupe. Poi, con il mio amico Hossein, abbiamo scritto una sceneggiatura e ogni giorno, sulla base di questa, improvvisavamo.

Durante le riprese, la polizia ci ha arrestati due volte e questo ci ha fatto perdere due giorni. Ma grazie ai regali (dvd dei miei film precedenti), ci hanno lasciato andare. Non potevamo far altro che mentire. Per esempio gli abbiamo detto che stavamo facendo un film sulla droga e roba del genere. Hanno insistito per vedere tutti i documenti e allora abbiamo dovuto chiamare un nostro amico che ci ha aiutato a risolvere la situazione.

 

Che significato ha il titolo?

In Iran non possiamo portare fuori cani o gatti. Tuttavia a casa abbiamo dei gatti che amiamo moltissimo, d’altra parte i gatti persiani sono molto costosi. Li paragono ai giovani protagonisti del mio film, senza libertà e costretti a nascondersi per suonare la loro musica. E in più quando sono stato a casa dei musicisti ho notato che ai gatti piace mettersi davanti agli amplificatori ad ascoltare la musica!

Scritto da Claudio Lugi
Tag:
VOTO
 

SCRIVI UN COMMENTO

  • Image User
    Non risulti attualmente loggato!
    Non è più; possibile lasciare commenti.

FILM IN SALA

PROSSIMAMENTE