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Principi e Principesse

Schede

09/03/2009

Le mille e una ombra del Mago Ocelot

I sei episodi di cui si compone il film - uno dei quali gli fornisce il titolo - sono dei brevi cortometraggi, della lunghezza di 12 minuti ciascuno, realizzati sul finire degli anni '80 e presentati, insieme con altri due che non fanno parte dell'attuale produzione, in una collezione del 1989 titolata Ciné Si. Il ciclo ebbe un rapido passaggio nella programmazione televisiva insieme con uno speciale di 26 minuti prodotto appositamente per i teleschermi e titolato Les contes de la nuit (I racconti della notte). Seguirono selezioni candidature e Premi in Festival Internazionali di cinema, anche se non di primaria importanza, come Ottawa, Annecy, Kiev.
"Dopo di ché - dice lo stesso Ocelot - è finito tutto. Avevamo altri venti racconti pronti da girare, ma nessuna rete televisiva li ha voluti".
Quasi un decennio più tardi, nel 1998, Ocelot si cimenta per la prima volta nel lungometraggio, scrivendo e realizzando a quattro mani con Raymond Burlet Kirikù et la sorcière , distribuito in Italia con il titolo Kirikù e la strega Karabà film nel quale si narrano le avventure di un bimbo negro corraggioso e volitivo tanto da nascere da solo, uscendo "con i suoi piedi" dal ventre della madre e attribuendosi il nome, appunto, di Kirikù. A lui, così piccolo, il destino affida la salvazione del suo villaggio da una strega crudele, Karabà, compito nel quale riesce grazie all'aiuto del Grande Saggio che gli rivela la ragione della malvagità della strega: una grasse spina profondamente conficcata nelle spalle, estratta la quale, Karabà si trasforma in fata benigna e Kirikù, magicamente adulto, in Principe Azzurro. Il favore tributato al film dal pubblico giovanile ed il suo successo anche commerciale, "di botteghino", come si dice in gergo, hanno offerto il destro per rimettere nel circuito i "corti" che compongono Principi e Principesse. Scaltra, e peraltro non nuova, operazione di natura commerciale? Non proprio. Ocelot, che è un "affabulator cortese", coglie, invece, l'occasione di offrire al pubblico la riscoperta, come lui stesso dice: "_.di piccoli racconti realizzati con passione e cura, con una tecnica estremamente semplice, pura e poetica". Nessuna definizione poteva risultare più icastica di questa data dallo stesso autore per i propri cortometraggi.
Si tratta di sei brevi fiabe. Anzi, di sei fiabe, tout court. Perché il fascino ancestrale della fiaba risiede anche nel suo scheletro narrativo, essenziale e generoso, nel senso che, a guisa della commedia dell'arte, è strutturata su un canovaccio elementare: presentazione dei personaggi e del tema, svolgimento del racconto, morale finale. Questa sequenza può essere scritta o rappresentata in poche righe e qualche scena - è questo il caso di Principi e Principesse -, ovvero in venti pagine e in un lungometraggio - come per Kirikù et la sorcière - senza che perda o acquisisca nulla di più del fascino essenziale della trama (canovaccio!). Semmai si potrebbe considerare che la fiaba "fiorita", ricca di particolari e di dettagli enfatici è siffatta per imbrigliare l'attenzione dei bambini e scatenarne la fantasia; la fiaba "asciutta", essenziale e stringata svolge la funzione di mottetto, di pensiero moralistico per i più adulti. Lo svolgimento del film è un po' il paradigma di queste considerazioni. L'esposizione delle 6 fiabe è legata da un elemento connettivo costituito da due bambini curiosi e creativi, un maschietto ed una femminuccia, e da un vecchio tecnico, che si riuniscono in un cinema abbandonato nel quale, con l'aiuto della loro fantasia, della matita e del computer, inventano le storie, le realizzano e le interpretano. ?, dunque, non un "trucco", un espediente scenico o un artifizio narrativo, questo connettivo, al fine di far dipanare piacevolmente il racconto. ?, invece, da un lato la aperta, "_semplice, pura e poetica_" dichiarazione d'intenti dell'autore, la esposizione di ciò che egli intende per "raccontare storie", di ciò che egli ama e che lo appassiona. Ha detto Ocelot: "_sono convinto che esista una cosa ancora più appassionante che guardare dei film: realizzarli". Dall'altro è rappresentazione, la premessa quasi didascalica di come si costruisce una fiaba, appunto: personaggi, tema, svolgimento, morale. Così i bambini, dandosi il là vicendevolmente inventano, preparano, con l'aiuto del vecchio, ed interpretano: La princesse des diamants (La principessa dei diamanti), ambientato in luogo indefinito ed immaginario; Le garçon de figues (Il ragazzo dei fichi) che si svolge nell'antico Egitto dei Faraoini; La sorcière (La strega), ambientato nel Medio Evo; Le manteau de la vieille dame (Il mantello della vecchia signora), in un Giappone fuori del tempo; La reine cruelle (La regina cattiva) che ci proietta nella fantascienza; Prince e Princesse delicata divagazione sull'amore romantico.
La tecnica è quella, antica e sempre fascinosa, delle "ombre cinesi", delle silouhettes di cartone su un fondale di luce, inevitabilmente rivisitata e reinterpretata attraverso il filtro di una sensibilità segnata dal progresso tecnologico e dalla massificazione dell'informazione.


Scritto da ADMIN
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