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Placido Rizzotto

Schede

09/03/2009

Una storia siciliana ma non solo

Elio Vittorini, in una nota al suo Conversazione in Sicilia scrive:
"Ad evitare equivoci o fraintendimenti avverto che, come il protagonista di questa Conversazione non è autobiografico, così la Sicilia che lo inquadra e accompagna, è solo per avventura Sicilia, solo perché il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela. Del resto, immagino che tutti i manoscritti vengano trovati in una bottiglia."
Pasquale Scimeca parte proprio da qui: la lotta contadina di cui parla nel suo film appartiene anche al presente di altri popoli. Nell'ultimo anno sono morti in Brasile venti dirigenti sindacali: la loro lotta è la stessa che combatteva Placido Rizzotto a Corleone negli anni '40: contro il latifondo per l'assegnazione delle terre ai contadini. Il latifondo era una sorta di feudalità spontanea, nella quale il diritto di proprietà si identificava con la più assoluta sovranità, come era stabilito dalle formule dell'investitura feudale. L'atto formale di morte del regime feudale è contenuto nella famosa rinuncia ai diritti feudali da parte dei baroni siciliani del 1812, ma il suo permanere si protrae oltre l'epopea garibaldina del 1860, fino ad oggi. Tutti i sovrani che si succedettero nella dominazione dell'isola distribuivano terre ai notabili locali che più li avessero aiutati nella conquista, o a coloro che fossero disposti a pagare i feudi a miglior prezzo. Nascevano così i signori di uno o più feudi, con diritto di popolarli. Interi nuclei di coloni venivano portati nei vari feudi, composti di almeno duemila ettari e coltivati estensivamente. A sorvegliarli erano chiamati i "campieri" e i guardiani armati, i quali vivevano nei migliori posti del feudo, dove cioè c'era acqua e quindi vita per uomini, animali e colture ortofrutticole. Tali guardiani erano scelti tra i peggiori ed efferati delinquenti, affinché essi garantissero il mantenimento dei poteri e dei privilegi dei loro signori.
In questo vuoto di poteri pubblici e in questa assolutezza di poteri privati del padrone che li delegava ai suoi sgherri, di provata capacità a delinquere, si fondano i presupposti del sorgere e del consolidarsi della mafia. Dopo il 1812 anche nei centri più interni cominciarono a sorgere pubbliche istituzioni e amministrazioni comunali, mentre i rapporti tra coloni e signore si orientarono verso l'affittanza e sorsero nuove figure come il sovrastante e il gabellotto.
Era proprio quest'ultimo che, affittando il feudo e assicurando così un guadagno al signore, lo induceva a disinteressarsi ad ogni attività che si svolgesse nel feudo. A sua volta egli subaffittava la terra o la coltivava direttamente, così da poter avere di che pagare la gabella al signore, pagare i campieri e mettere da parte il resto per se. Ma per fare ciò era necessaria la violenza, attraverso cui, spalleggiato dai suoi campieri, riusciva ad imporre prezzi di affitto assurdi o compensi irrisori ai contadini, la cui vita dipendeva solo dalla possibilità di trovare lavoro nel feudo, quindi sopportavano qualunque violenza. I gabellotti erano protetti, contro i nuovi poteri pubblici, che cercavano di esautorare, assumendone tutte le attribuzioni - si occupavano della sicurezza nelle campagne e persino dell'amministrazione della giustizia - dai baroni che avevano tutto l'interesse a mantenere lo status quo di intrighi e connivenze. Nella seconda metà dell'ottocento la mafia era diventata una solida organizzazione interprovinciale in continuo allargamento della sua sfera d'influenza. Il gabellotto mafioso presto sarà in grado di accumulare ingenti capitali che investirà acquistando terre, e spesso rivolgerà le sue prerogative di violenza contro lo stesso padrone, minacciandolo con lettere anonime od altro per terrorizzarlo e tenerlo lontano dal feudo, e inducendolo a rivolgersi agli amici degli amici per la difesa della sua persona. Dopo di che, stanco ed impaurito il signore decideva di vendere le terre, che nessuno acquistava, sapendo che erano già destinate al gabellotto in questione, il quale quindi poteva comprare al prezzo che voleva. Quasi tutta la borghesia terriera che, agli inizi del 900, sostituisce la nobiltà nel possesso della terra, ha tali origini. Il sistema di potere rimane assolutamente lo stesso, anzi il gabellotto mafioso, divenuto proprietario, è ancora più direttamente interessato alla sua rigida applicazione. La mafia si avvia così a diventare una vera industria della violenza e del delitto. Le prime e classiche forme di tale industria erano l'abigeato e la tutela forzata del raccolto.
Scritto da ADMIN
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