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Pinocchio reloaded

Schede

10/12/2012

“Al mio babbo E a tutti i babbi babbini del mondo”
Dedica di D’Alò ad inizio film

Cinque anni di lavoro per un’impresa ambiziosa e coraggiosa, perché oggettivamente ci vuole un bel coraggio ad affrontare un libro ed un personaggio come Pinocchio, portato sullo schermo complessivamente una decina di volte e soprattutto con tre letture storiche alle spalle come quella disneyana, quella di Comencini con Lollobrigida e Manfredi e quella di Benigni.

Quella di D’Alò è sicuramente la più originale, la meno pedagogica e la più colorata e ottimista. Una festa per gli occhi che farà la gioia dei più piccoli, raccontata con minore enfasi moralista e incentrata soprattutto sull’amore padre-figlio che rappresenta la vera chiave di lettura della storia.

La storia

Il falegname Geppetto si costruisce un burattino da un ciocco di legno e lo chiama Pinocchio. Non appena però gli mette le gambe, il burattino scappa in strada e viene afferrato da due carabinieri che poi, non capendo il perché della fuga, arrestano Geppetto e lo portano in prigione.

Pinocchio, rientrato in casa, incontra il Grillo Parlante che lo rimprovera per il suo cattivo comportamento. Il burattino, per tutta risposta, lo schiaccia contro il muro e si mette a dormire davanti al camino: il fuoco gli brucia i piedi e Geppetto, liberato dai carabinieri, glieli ricostruisce.

Il falegname si prende cura di lui e decide di farlo studiare. Per comprargli l’abbecedario vende la sua casacca, ma Pinocchio andando a scuola vende il prezioso libro per assistere a uno spettacolo di burattini, dando l’ennesima delusione al povero Geppetto.

Il burattino fa vari incontri, tra i quali Mangiafuoco che inizialmente lo vuole bruciare ma poi, intenerito, gli regala delle monete d’oro da dare al babbo. Lungo la strada, tornando a casa, Pinocchio conosce due imbroglioni, il Gatto e la Volpe, che lo deridono, lo aggrediscono e arrivano a impiccarlo. Fortunatamente però la Fata Turchina lo salva e lo accudisce, con l’aiuto del Corvo, la Civetta e il Grillo-parlante.

Ma Pinocchio continua a non imparare la lezione e si mette nuovamente in pericolo, oltre a dire le numerose bugie che gli fanno crescere il naso.

Segue Lucignolo nell’Isola dei Balocchi e viene trasformato in asino. Quando

finalmente riesce a scappare, si tuffa in mare, ma viene inghiottito da un gigantesco pescecane. Nel suo ventre Pinocchio ritrova Geppetto che con la sua barchetta era andato a cercarlo in mare e, naufragato, era rimasto intrappolato nelle viscere del mostro marino.

Pinocchio salva il padre e lo porta fino a riva dove, stremato, si addormenta. La Fata Turchina lo ricompensa, trasformandolo in bambino vero.

Note di produzione

Artista e artigiano del cinema, Enzo D’Alò è considerato uno dei maggiori rappresentanti del cinema d’animazione europeo. Prima con La freccia azzurra e La gabbianella e il gatto, poi con Momo alla conquista del tempo ed Opopomoz, lo stile di Enzo D’Alò, assolutamente unico e lontanissimo dai modelli digitali Pixar, Dreamworks e perfino della scuola giapponese Ghibli,  si è affermato a livello internazionale, accogliendolo come uno degli autori più originali e creativi.

Nel Pinocchio di D’Alò ci sono ovviamente tutti: i machiavellici Gatto e la Volpe, l’enorme Mangiafoco (senza “u”!), il Grillo Parlante, la Fata Turchina, il cane Alidoro, Lucignolo e il Pescecane che inghiottirà (“come un tortellino di Bologna”!) la barchetta con cui Geppetto parte per cercare Pinocchio, che si è smarrito.

D’Alò dichiara che la morte di suo padre, avvenuta quando aveva iniìziato a lavorare sul progetto, e una riflessione su come era stato difficile il loro rapporto, gli ha fornito la cifra di lettura differente, che mancava alla arcinota relazione di Pinocchio e Geppetto.

Lo sguardo di Geppetto non è mai censorio o moraleggiante, ma riflette come uno specchio quello di Pinocchio, ed inoltre la Fata Turchina non è più un succedaneo della figura materna ma una quasi coetanea di Pinocchio della quale il burattino finisce per innamorarsi. A questo si aggiunga un’attenzione maniacale ai disegni lavorati a mano con acquerelli e pastelli, con una ricchezza cromatica che non fa certo rimpiangere la computer grafica, arricchita dalla collaborazione con l’illustratore Lorenzo Mattotti, che dà un ulteriore tocco visionario ai fondali.

Infine la colonna sonora del grande Lucio Dalla riserva ulteriori graditissime sorprese. Misto di rock popolare contaminato da hip hop, charleston, r&b e assoli di clarinetto, conta sul sostegno delle voci di Nada, Leda Battisti e Marco Alemanno, oltre che su due pezzi cantati da Dalla stesso, tra cui la straordinaria canzone sui titoli di coda. Perfette le voci del doppiaggio, con grande merito di Gabriele Caprio di non aver reso leziosa la voce del burattino. Ottima l’accoppiata Maurizio Micheli e Maricla Affatato (per chi non lo sapesse, è la moglie del regista) come Gatto e Volpe mentre Rocco Papaleo e Paolo Ruffini si limitano a eseguire il loro compito senza particolari guizzi.

NOTE DI REGIA

La memoria è lo spazio in cui le cose accadono per la seconda volta.

(Paul Auster)

È dal 2000, appena terminata la quarta versione della sceneggiatura, che mi arrovello quale sia la strada corretta e originale per ri-raccontare la storia di Pinocchio.

Abbandonata. Ripresa. Abbandonata, poi ripresa, poi nuovamente abbandonata.

Per quale reale motivo Collodi scrisse una storia per bambini, moralista, troppo, lui che moralista non appariva? Perché una storia per i bambini? Qual era il punto di vista della storia? Pinocchio o Geppetto, la Fatina o il Grillo?

Alle tante metafore contenute nel testo mi mancava il collegamento e soprattutto la motivazione iniziale dell’autore.

Poi il mio babbo ci ha lasciati, una notte di novembre del 2003. Ho cercato di approfondire i perché di un dialogo spesso sempre superficiale, avevo bisogno di capire e giustificare il mio atteggiamento di figlio “non ubbidiente”. Ma anche di comprendere che cosa avesse prodotto le sue aspettative nei miei confronti, da me sovente disattese…

La memoria di mio padre, il suo rifugiarsi in certezze perdute e lontane, ritrovarsi in una foto di guerra, cercare in noi figli, in me, la possibilità di rivivere di ciò che aveva vissuto ma anche (soprattutto?) di ciò che non aveva vissuto, perduto.

Guardarsi nei miei occhi, con i miei occhi, mentre io, suo piccolo golem di ciccia, ero spietato nel sistematico sovvertimento delle sue aspirazioni, dotato di volontà propria, padre a mia volta di me stesso.

Ho riletto il romanzo di Collodi sotto questa nuova luce.

Mentre Geppetto costruisce Pinocchio, si rivede nel suo volto. Immagina ciò che Pinocchio vede quando lo guarda. Si accorge di trasformarsi nel padre di se stesso. Nel bambino-burattino rivede il suo passato e, anche, le aspettative perdute. Si emoziona. Ha nostalgia per le scelte che non ha mai fatto.

Forse Geppetto costruisce Pinocchio nella speranza di non finirlo mai? Il suo obiettivo è il percorso, la fantasia interiore che scatena il processo di creazione: è il suo punto di vista di bambino perduto ad immaginarsi tutta la storia.

Il rimpianto, la memoria, il futuro e le aspettative diventano Pinocchio.

(Enzo d’Alò)

Pinocchio
(Italia / Francia, 2012, animazione)
di Enzo D’Alò; con le voci di Gabriele Caprio (Pinocchio), Rocco Papaleo (Mangiafoco), Paolo Ruffini (Lucignolo), Lucio Dalla (il pescatore verde), Maurizio Micheli (il Gatto), Maricla Affatato (la volpe), Mino Caprio (Geppetto), Pino Quartullo (un carabiniere), Andy Luotto (oste).
84’, animazione, Lucky Red
Le canzoni “Mangia e Bevi”, cantata da Nada, “La Canzone di Turchina”, cantata da Leda Battisti e “Busker”, cantata da Marco Alemanno, composte da Lucio Dalla che firma la colonna sonora.

Scritto da Patrizia Morfù
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