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Percy Jackson - Il ladro di fulmini di Rick Riordan arriva in Italia

Schede

15/02/2010

Percy Jackson di Rick RiordanLa collana dedicata a Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo che negli Usa è arrivata al quinto episodio (The Last Olympian), e a sette milioni di copie complessive, sta per raggiungere anche l’Italia, dove il primo libro, Il Ladro di fulmini, e il film omonimo, usciranno a poca distanza l’uno dall’altro, tra gennaio e febbraio 2010. L’attesa è viva dal momento che, pur nella prudenza della vigilia, trapelano indiscrezioni che prevedono per il semidio newyorchese una popolarità simile, se non superiore, a quella del maghetto di Hogwarts.

Dal canto nostro, abbiamo sinceramente apprezzato la bontà di questo fantasy mitologico che riesce con competenza e ironia a mescolare leggende e personaggi dei miti dell’antichità nel contesto contemporaneo. Lo scrittore Rick Riordan giustifica questa sua scelta - nel libro è Chirone che illustra a Percy questa concezione del mondo - motivandola coerentemente e rivendicando le radici comuni, e la coscienza collettiva del mondo occidentale, a partire dalla Grecia e da Roma, passando per Germania, Francia e Spagna, per l’impero coloniale britannico, e arrivando, alfine, negli Stati Uniti d’America. Ecco perché gli dei si sono accasati sull’Empire State Buiding, ed ecco la ragione dell’aquila di Zeus tra i simboli USA, della statua di Prometeo al Rockefeller Center e dell’architettura neoclassica a Washington, e un po’ dappertutto.

Fin qui l’ironia è compiaciuta, ma Riordan è intelligente al punto da servirsene anche per lanciare alcuni strali all’american way of life, soprattutto quando ricorda l’annoso problema della diffusione delle armi tra gli abitanti degli USA. Ciò appare evidente nel dialogo tra Percy Jackson e il dio della guerra: “Non può fare così - dissi ad Ares. - Non può andarsene in giro a minacciare la gente con un coltello. Lui scoppiò a ridere. - Stai scherzando? Adoro questo paese. Il posto migliore del mondo dopo Sparta. Tu non sei armato, pivello? Dovresti. C’è un mondo pieno di pericoli, là fuori.”

Questo breve scambio di punti di vista la dice lunga sugli immortali, ma del resto le divinità olimpiche non erano particolarmente assennate neppure nell’antichità. Vizi e virtù si bilanciavano, ma più spesso accadeva che fossero i primi a prevalere. Difatti, le mille storie che sono giunte alle nostre orecchie dicono che l’occupazione più ricorrente degli Dei era quella di andarsene allegramente a zonzo a innamorarsi dei mortali, e a far figli con loro. A quanto pare non hanno cambiato abitudini negli ultimi anni. Annabeth, figlia di Atena e di un professore d’inglese sta lì a dimostrarcelo. E Percy Jackson lo stesso. Figlio di Poseidone e di una cameriera appassionata di storia, nonché, provetta scrittrice, Percy (forse sarebbe meglio dire Perseus, viste le imprese che si appresterà a compiere) è condannato al destino dell’eroe, ed esso, come recita il dio degli oceani nel libro, “non è mai facile: è sempre e soltanto un destino tragico”. O quasi.

Rick Riordan, inoltre, manipola ad arte molti miti, li attualizza, scambia paternità e luoghi, inventa scenari del tutto fittizi, tuttavia, credibili. Ad esempio, i tre giudici dell’Oltretomba diventano Minosse, Thomas Jefferson e William Shakespeare in luogo di Minosse, Eaco e Radamanto. Oppure, da piccolo, Percy si sbarazza facilmente di un serpente velenoso finito nella sua culla, così com’era già accaduto al neonato Eracle.

Scritto da Claudio Lugi
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