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Percorso musica classica

Percorsi

19/03/2009

Le biografie dei grandi compositori o dei grandi cantanti d'opera sono presenti nel cinema hollywoodiano  ma non sono mai state prodotte  pellicole di una qualche rilevanza filmica. La tendenza è quasi sempre stata quella di trasfigurare le vite  di compositori famosi in chiave sentimentale rifuggendo da  ricostruzioni rigorose e veritiere.  All'opposto un'altra chiave interpretativa antitetica  fu quella della dissacrazione  a cui si dedicò  l'inglese Ken  Russell  che girò l'Altra faccia dell'Amore  sugli ultimi drammatici anni di vita di   P.  Ciajkovskij     e con La Perdizione su Gustav Mahler  entrambi  considerati  film di scarso interesse sul piano della  proposta biografica.  
Il cinema italiano con Carmine Gallone   negli anni precedenti la seconda Guerra Mondiale ha  filmato  intere   opere liriche scegliendole quasi  esclusivamente  tra il  grande repertorio  popolare   dei compositori italiani:  Verdi e  Puccini. Successivamente negli anni  '70 , '80 registi  ben più famosi  come Losey ,  Bergman. Rosi, Zeffirelli,   hanno  nobilitato  la tradizione  dirigendo  per  lo  schermo  opere importanti come il Don Giovanni, , Il Flauto  Magico , Carmen con esiti artistici  di notevole rilevanza.  Molto recentemente anche Branagh ha dato la sua rappresentazione di un Flauto Magico reinventandolo e attualizzandolo  lasciando tuttavia intatta la parte musicale con un'operazione molto  azzardata ma di grande interesse,  particolarmente adatto a un pubblico giovanile.
Non tutte le  pellicole che  sono state scelte per questo percorso sono    apprezzabili sul piano  filmico ma sono senz'altro   le più significative  per indurre  un pubblico giovanile a scoprire  la bellezza e la complessità della musica del passato.

 

TUTTE LE MATTINE DEL MONDO
Regia: Alain Corneau
Interpreti: Jean Pierre Marielle, Gèrard  Dèpardieu, Guillaume Depardieu
Sceneggiatura: Pascal Quignard e Alain Corneau, dal romanzo omonimo di Pascal Quignard.
Francia, 1991,col, 114'

Armonie barocche per viola da gamba, suggestive inquadrature di  immobili paesaggi  del Nord, donne in caldi abiti campestri   grandi case della campagna francese arredate con austera essenzialità; un   mondo  di incantevole  bellezza che  affascina  per una   verità e un  rigore ormai perduti. Tutto  questo ci trasmette lo struggente film di Corneau:  "Un film che ci prende ignoranti e ci lascia colti", così si espresse un critico  all'apparire del  film  sugli schermi italiani.  
Ambientato nella Francia del XVII secolo,   il film propone la storia del legame tra  due grandi musicisti dell'epoca  : Sainte-Colombe (Monsieur de) sommo maestro  nella   viola da gamba e Marain Marais suo giovane allievo. Sainte- Colombe , seguace della dottrina giansenista  di Port Royal conduce una vita improntata a una morale religiosa austera poco incline a lasciarsi attrarre dalle  lusinghe del mondo. Rimasto   solo dopo la scomparsa della giovane adorata  consorte si chiude sempre più al mondo esterno e la musica diventa per lui  essenzialmente una im/possibile  comunicazione con il mondo degli scomparsi . Il giovane Marais   non senza qualche esitazione, viene  accettato come suo allievo.  E' un  diciassettenne  che si  affaccia  alla  vita e nella  musica cerca la propria affermazione, il proprio riscatto dalle sue umili origini.  A differenza di Sainte- Colombe vuole suonare per un  pubblico.   Diventerà il gambista  preferito alla corte di  Luigi XIV e acquisterà la fama a cui tanto teneva .
Due  concezioni  antitetiche per il momento inconciliabili. Protagonista è la musica.  Una riflessione  sulla sua funzione, sul suo scopo, sull'amplificazione dei suoi significati non relegabili a semplice diletto,sulla  differenza che  esiste tra "fare musica" e "essere un musicista". E' nel commovente dialogo finale tra i due protagonisti  che forse intuiamo una possibile risposta a tante domande: " La musica non è per Dio, non per il potere, non per il re.  E' per addolcire la martellata del calzolaio_.. per l'istante  che precede l'infanzia_ per la nostra gioia umana."
Ma il  divario  non investe solo la musica investe  la vita intera nella sua totalità e nel suo mistero. Alla fine chi ha motivi di rimpianto  è Marais. Dopo tanti successi e allori raccolti a corte  dice:  "  L'ombra, datemi l'ombra.......Era tutto austerità e collera e muto come un pesce. Io sono un impostore e non valgo nulla.  Ho ambito al nulla e ho raccolto il nulla."
Marais non disconoscerà mai il valore del suo maestro e nonostante le divergenze  rispetto alla vita di corte la continuità di pensiero tra i due  durerà per tutta la vita.
La serenità e l'armonia dell'epoca viene resa con inquadrature fortemente ispirate ai quadri dei pittori olandesi dell'epoca  da  Vermeer  a  Rembrandt.
Di eccezionale interesse la colonna sonora, parte integrante del film senza la quale non sarebbe possibile comprendere lo spirito del tempo. Il regista si è avvalso della collaborazione dello spagnolo Jordi Savall che non solo è uno dei più grandi gambisti viventi ma è  anche  un maestro della divulgazione alta delle musiche del periodo.

 

 

Scritto da ADMIN
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