Le biografie dei grandi compositori o dei grandi cantanti d'opera sono presenti nel cinema hollywoodiano ma non sono mai state prodotte pellicole di una qualche rilevanza filmica. La tendenza è quasi sempre stata quella di trasfigurare le vite di compositori famosi in chiave sentimentale rifuggendo da ricostruzioni rigorose e veritiere. All'opposto un'altra chiave interpretativa antitetica fu quella della dissacrazione a cui si dedicò l'inglese Ken Russell che girò l'Altra faccia dell'Amore sugli ultimi drammatici anni di vita di P. Ciajkovskij e con La Perdizione su Gustav Mahler entrambi considerati film di scarso interesse sul piano della proposta biografica.
Il cinema italiano con Carmine Gallone negli anni precedenti la seconda Guerra Mondiale ha filmato intere opere liriche scegliendole quasi esclusivamente tra il grande repertorio popolare dei compositori italiani: Verdi e Puccini. Successivamente negli anni '70 , '80 registi ben più famosi come Losey , Bergman. Rosi, Zeffirelli, hanno nobilitato la tradizione dirigendo per lo schermo opere importanti come il Don Giovanni, , Il Flauto Magico , Carmen con esiti artistici di notevole rilevanza. Molto recentemente anche Branagh ha dato la sua rappresentazione di un Flauto Magico reinventandolo e attualizzandolo lasciando tuttavia intatta la parte musicale con un'operazione molto azzardata ma di grande interesse, particolarmente adatto a un pubblico giovanile.
Non tutte le pellicole che sono state scelte per questo percorso sono apprezzabili sul piano filmico ma sono senz'altro le più significative per indurre un pubblico giovanile a scoprire la bellezza e la complessità della musica del passato.
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Regia: Alain Corneau
Interpreti: Jean Pierre Marielle, Gèrard Dèpardieu, Guillaume Depardieu
Sceneggiatura: Pascal Quignard e Alain Corneau, dal romanzo omonimo di Pascal Quignard.
Francia, 1991,col, 114'
Armonie barocche per viola da gamba, suggestive inquadrature di immobili paesaggi del Nord, donne in caldi abiti campestri grandi case della campagna francese arredate con austera essenzialità; un mondo di incantevole bellezza che affascina per una verità e un rigore ormai perduti. Tutto questo ci trasmette lo struggente film di Corneau: "Un film che ci prende ignoranti e ci lascia colti", così si espresse un critico all'apparire del film sugli schermi italiani.
Ambientato nella Francia del XVII secolo, il film propone la storia del legame tra due grandi musicisti dell'epoca : Sainte-Colombe (Monsieur de) sommo maestro nella viola da gamba e Marain Marais suo giovane allievo. Sainte- Colombe , seguace della dottrina giansenista di Port Royal conduce una vita improntata a una morale religiosa austera poco incline a lasciarsi attrarre dalle lusinghe del mondo. Rimasto solo dopo la scomparsa della giovane adorata consorte si chiude sempre più al mondo esterno e la musica diventa per lui essenzialmente una im/possibile comunicazione con il mondo degli scomparsi . Il giovane Marais non senza qualche esitazione, viene accettato come suo allievo. E' un diciassettenne che si affaccia alla vita e nella musica cerca la propria affermazione, il proprio riscatto dalle sue umili origini. A differenza di Sainte- Colombe vuole suonare per un pubblico. Diventerà il gambista preferito alla corte di Luigi XIV e acquisterà la fama a cui tanto teneva .
Due concezioni antitetiche per il momento inconciliabili. Protagonista è la musica. Una riflessione sulla sua funzione, sul suo scopo, sull'amplificazione dei suoi significati non relegabili a semplice diletto,sulla differenza che esiste tra "fare musica" e "essere un musicista". E' nel commovente dialogo finale tra i due protagonisti che forse intuiamo una possibile risposta a tante domande: " La musica non è per Dio, non per il potere, non per il re. E' per addolcire la martellata del calzolaio_.. per l'istante che precede l'infanzia_ per la nostra gioia umana."
Ma il divario non investe solo la musica investe la vita intera nella sua totalità e nel suo mistero. Alla fine chi ha motivi di rimpianto è Marais. Dopo tanti successi e allori raccolti a corte dice: " L'ombra, datemi l'ombra.......Era tutto austerità e collera e muto come un pesce. Io sono un impostore e non valgo nulla. Ho ambito al nulla e ho raccolto il nulla."
Marais non disconoscerà mai il valore del suo maestro e nonostante le divergenze rispetto alla vita di corte la continuità di pensiero tra i due durerà per tutta la vita.
La serenità e l'armonia dell'epoca viene resa con inquadrature fortemente ispirate ai quadri dei pittori olandesi dell'epoca da Vermeer a Rembrandt.
Di eccezionale interesse la colonna sonora, parte integrante del film senza la quale non sarebbe possibile comprendere lo spirito del tempo. Il regista si è avvalso della collaborazione dello spagnolo Jordi Savall che non solo è uno dei più grandi gambisti viventi ma è anche un maestro della divulgazione alta delle musiche del periodo.


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