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Pearl Harbor

Schede

09/03/2009

L'impero del Sol Levante verso un "nuovo ordine"

La Prima Guerra Mondiale era finita da poco: Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Giappone si riunirono nel '21 a Washington per trovare un accordo sui gravi temi dell'equilibrio politico e militare nell'est asiatico. L'importantissimo trattato a quattro che ne seguì definì i limiti massimi per gli armamenti navali, assegnando pari quote ad Inghilterra e Stati Uniti e strappando così alla prima il suo trisecolare primato navale, mentre spazi inferiori, ma significativi venivano assegnati a Francia e Giappone, paese, questo, ormai fondamentale nel gioco degli equilibri dell'Estremo Oriente. La trasformazione del Giappone in grande paese industriale si era accentuata nel periodo tra la guerra russo-giapponese e la Seconda Guerra Mondiale (la produzione di ghisa e di carbone, la lunghezza delle strade ferrate, in quel periodo, si erano più che triplicate, mentre il commercio con l'estero era più che raddoppiato). Il Giappone era diventato esportatore di capitali e gli investimenti in Cina, che all'inizio del '900 erano di portata pressoché insignificante, si erano moltiplicati, con grande soddisfazione degli "zaibatsu" (trust), particolarmente interessati a questa espansione. Dopo il 1929 anche nell'impero del Sol Levante giunsero i contraccolpi della crisi economica, sotto forma di una notevole riduzione della produzione industriale (specie della seta greggia, in massima parte dedicata al mercato americano), il che favorì la demagogia dell'estrema destra e affidò di fatto il potere nelle mani dei militari. Essi cominciarono ad esercitare forti pressioni sugli ambienti economico-imprenditoriali, per dare avvio ad un processo di espansione in Asia, teso a creare nel continente giallo un "nuovo ordine" dal quale fosse eliminata l'influenza degli occidentali e dei sovietici, culminante in un grande impero asiatico capace di offrire materie prime alla sua industria, un mercato ai suoi prodotti e vasti territori alla sua crescente popolazione (nel '36 essa aveva superato i 70 milioni), il tutto condito con un forte autoritarismo interno. Ma, il sogno del "dai nippon" (il Grande Giappone), padrone dell'Asia Orientale, aveva radici anche nella classe media e nei contadini indotto dal desiderio di una vita migliore, e nasceva anche da una qual certa solidarietà panasiatica contro le potenze coloniali bianche. Il primo passo fu l'occupazione della Manciuria (la Corea era già stata annessa nel 1910) nel 1931: essa divenne vassalla del Giappone col nome di Manciukuò. I cinesi, nel frattempo, erano impegnati, dal 1927, in una estenuante guerra civile che opponeva le forze nazionaliste del Kuomintang ai comunisti: il controllo dell'intera Cina non appariva quindi irrealizzabile. Nel '36, a capo del governo i militari riuscirono a porre Hirota Kokl, che introdusse nel paese una politica fatta di gravi e pesanti misure reazionarie e concluse l'alleanza con la Germania di Hitler contro i comunisti: nascevano così le premesse diplomatiche della Seconda Guerra Mondiale. La sinistra e il movimento operaio erano rimasti sostanzialmente deboli e divisi, ottenendo alle elezioni del 1928 solo otto seggi e nel '36 non più di 18: un numero del tutto insufficiente per sviluppare una autentica opposizione alla politica imperialistica del governo. I partiti borghesi che controllavano il gioco politico, furono ineluttabilmente condotti a cedere allo spirito nazionalistico dello Stato Maggiore e delle Società Segrete, tentarono ad un certo punto di epurare l'Esercito e di ridurre le spese militari, ma la conseguenza fu una serie di delitti politici e di putsch militari. Nel corso del '37 i giapponesi occuparono Pechino, Shanghai, Nanchino e Canton e giunsero a minacciare l'Indocina francese. Ma, l'impresa di schiacciare il governo del Kuomintang e il regime comunista del nord-ovest non riuscì perché, di fronte alla grave minaccia, le forze nazionalista e comunista fecero fronte comune contro il nemico. I contadini organizzarono contro i giapponesi una efficace guerriglia rurale, che trovò nella guerra sotterranea una tipica soluzione tattica: la popolazione delle campagne si nascondeva nei rifugi sotterranei, dove venivano curati i feriti, riposte derrate alimentari ed armi, e da dove partivano, per gli attacchi di sorpresa, le pattuglie partigiane. Forti erano le preoccupazioni che l'avanzata giapponese stava suscitando negli USA, i quali cominciarono ad abbandonare il loro isolazionismo ed ad avanzare ufficialmente propositi di contenimento delle minacce giapponesi. Tali preoccupazioni indussero anche l'Unione Sovietica a concedere alla Cina aiuti in armi ed altri generi: la Seconda Guerra Mondiale, in Oriente, era già cominciata con due anni di anticipo sulla politica europea.


Scritto da ADMIN
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