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Paolo Borsellino

Schede

09/03/2009

Senso del dovere e dello Stato e fiducia incrollabile nella giustizia: con una dedizione fino all'estremo sacrificio. Questo era Paolo Borsellino. Un uomo 'normale', che la sorte ha messo di fronte a scelte 'eroiche' e non si è tirato indietro. ? stato chiamato pazzo, è stato criticato, contrastato, ucciso, ma la sua eredità è una delle più belle vittorie della giustizia, non solo per essere riuscito a mettere in ginocchio 'il cuore' della mafia, ma per l' eredità morale che ci ha lasciato, per la grandezza della sua lezione di 'normalità'.
Raccontare un'esistenza cosi piena, intensa, persino scomoda, non era un'impresa facile. Sia perché un personaggio del genere diventa appunto 'patrimonio nazionale' e pertanto non ammette errori nella ricostruzione, e sia perché il punto di vista scelto dal produttore Pietro Valsecchi, non era quello di puntare sull'emotività, sulla strage, sul sangue, quanto sulla quotidianità, sull'intimità di un eroe per caso. E ancora più grande è stata la sua soddisfazione di fronte all'apprezzamento ed alla commozione del figlio di Borsellino, Manfredi, a cui il film è stato mostrato per primo.
Il realismo e la veridicità degli avvenimenti trattati è stato il primo obbiettivo degli sceneggiatori, tra cui è importante citare, oltre a Leonardo Fasoli e Mimmo Rafele, il giudice-scrittore Giancarlo De Cataldo, che hanno rifiutato qualsiasi ipotesi di 'invenzione' per basarsi unicamente sui fatti documentati.

Il film inizia nell'80, quando il giovane magistrato Borsellino accetta di proseguire le indagini iniziate dall'amico Capitano Basile, appena ucciso dalla mafia corleonese. Borsellino chiede di essere affiancato dal collega e amico d'infanzia Giovanni Falcone: Borsellino istituirà il processo, il giudice Giovanni Falcone seguirà il corso del denaro sporco, i poliziotti Cassarà e Montana si occuperanno dei latitanti. Chinnici coordinerà l'attività investigativa. Nonostante i tentativi di depistaggio e di screditamento, spesso partiti dallo stesso Palazzo di Giustizia, grazie all'impegno totale di tutta la squadra, la loro inchiesta porterà all'arresto di 366 persone. Da questo momento è Storia. E' l'avvio del maxiprocesso tenutosi a Palermo, nel quale più di settecento imputati furono rinviati a giudizio. Ma ottenere questi risultati costò caro. Non solo in termini di vite stroncate dalla Mafia che ad ogni costo tentava di impedire il corso delle indagini: dall'omicidio del commissario Giuliano, a quello del capitano Basile o quello del coordinatore del pool antimafia Chinnici, per non pasrlare di Falcone, e di tutti gli altri. Ma anche in termini di sofferenze private, vicissitudini familiari: anni duri per la moglie di Borsellino e i tre figli, perennemente scortati e provati a loro volta da situazioni difficili, come l'anoressia della figlia Lucia. Dopo il maxiprocesso Falcone viene chiamato a rivestire la carica di capo procuratore della Procura Nazionale Antimafia, mentre Borsellino riesce ad ottenere il trasferimento a Marsala in modo da combattere la mafia da più fronti. Ma la reazione della 'piovra' non tarda a farsi sentire. Ed è un boato che rimbalza in tutto il paese. Sul tratto autostradale Palermo - Trapani, all'altezza di Capaci, l'auto di Falcone viene fatta saltare in aria uccidendo il giudice, la moglie e tutta la sua scorta. E' il maggio del '92. Il segnale è chiaro. Ma Borsellino non si lascia intimidire. Non vuole abbandonare il lavoro di una vita; sceglie consapevolmente di restare al suo posto, pur sapendo di essere, come lui stesso si definì in un'intervista televisiva concessa a Lamberto Sposini venti giorni prima di essere ucciso, un "morto che cammina".
  "Io accetto e ho sempre accettato più che il rischio, le conseguenze del lavoro che faccio, del luogo dove lo faccio e, vorrei dire, anche di come lo faccio. Lo accetto perché ho scelto, ad un certo punto della mia vita, di farlo e potrei dire che sapevo fin dall'inizio che dovevo correre questi pericoli. La sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare dalla sensazione o perfino, vorrei dire, dalla certezza che tutto questo può costarci caro."
Rendendosi conto dell'imminente pericolo Borsellino aveva persino chiesto alla sua scorta di sospendere il servizio presso di lui, per salvaguardare la loro sicurezza; ma i suoi uomini decisero di restargli vicini, fino alla fine.


Scritto da ADMIN
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