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09/03/2009

Napoli e la sfida del Diavolo

Ma come può venire in mente a Sua Profondità il Diavolo di sfidare 'O paese do sole', la città più magica del mondo, e, poi, proprio a Natale, periodo durante il quale essa esprime il meglio della sua anima festosa, pagana e devota insieme. Eppure, il desiderio di sconfiggere il Bene, che da sempre assilla Sua Bassezza Infernale, è invincibile, specie quando si avvicina il Natale, festa della Bontà. Ma, allora, perché non eliminare una volta per tutte proprio l'origine del Natale, non consentendo al più ingombrante dei bambini di nascere? Il diavolo detesta tutti i bambini, portatori di un virus pestifero, quello dell'innocenza, tanto più il piccolo Gesù, il quale, con la sua venuta al mondo che si rinnova ogni anno, diffonde un provocatorio messaggio di bontà. Per una sfida così radicale, per un'operazione così estrema, tanto vale scegliere la città natalizia per eccellenza, Napoli appunto, vero presepe animato, eccezionale riserva naturale di festosa e gioiosa umanità, posta al di là di ogni abituale linea di demarcazione fra l'immaginario e il reale, fra il visibile e l'invisibile, il mortale e l'immortale. E, poi, Dei e Demoni hanno sempre provato invidia per questo schizzo di Paradiso in terra, dove persino dei diavoli muniti di intenzioni malefiche non ce la fanno a non essere indotti in tentazione_.di bontà, un po' con la complicità di quel cielo terso anche d'inverno, di quel mare luccicante, di quei tramonti colorati, di quel dolce clima, e un po' a causa dell'irreale aria poetico-metafisica che si respira in quella città unica al mondo. Essa è regolata da un concetto di spazio-tempo difficilmente esportabile nel resto del pianeta, da uno spirito di tolleranza_.mille, quotidianamente messa a dura prova dalla realtà e ad essa compattamente resistente, da una naturale inclinazione all'ironia, alla sagacia, all'umorismo, all'intraprendenza, alla vittoria dell'individuo sulla massa. Una sorta di "ragione del caos", non certo cartesiana ma, unica, perfettamente in grado di mettere ordine nel disordine il quale costituisce il non euclideo universo napoletano, affronta e risolve i problemi, mai tutti in uno, ma, sempre, tutti, uno ad uno, nel rispetto della loro specificità e della loro singolarità. La vita della città è infatti retta non dalle regole dell'ordine, che non valgono granché, ma da quelle del disordine, da un suo logos che è appunto il raziocinio del caos. Napoli è l'unica città al mondo nella quale la massificazione dell'individuo non sarà mai possibile, solo modello di esistenza antiglobale. Ma è anche, forse proprio per questo, il luogo più storico che esista, nel quale, cioè, pur fra i tanti cambiamenti, ogni epoca ha lasciato per sempre alle successive i propri segni, e queste li serbano tutti rispettosamente. Città antichissima, quindi, di un'antichità, però, viva, e palpitante, abitata da un popolo profondamente civile perché conservatore convinto della propria civiltà, e luogo dello spirito universale, specie di ultimo rifugio dove ritrovare saggezza e voglia di amare.
Proprio qui Enzo d'Alò ambienta la sua moderna Cantata dei Pastori, la sua storia speciale di angeli e di diavoli, di patti scellerati a lieto fine, di colori e di emozioni, di musica e di magia, il tenero omaggio alla sua infanzia e ai suoi ricordi, la sua favola sull'epica lotta fra il Bene e il Male, il suo viaggio di formazione all'interno del Tempo e dello Spazio.

Scritto da ADMIN
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