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Nel nome del padre

Schede

02/02/2012

L'odissea donchisciottesca di un singolare adolescente alla ricerca di accettare la morte del padre e la difficoltà di un paese a guarire le ferite dell'11 settembre.

Molto forte, incredibilmente vicino
(Extremely Loud and Incredibly Close, Usa, 2012)
Regia Stephen Daldry. Con Tom Hanks, Sandra Bullock, Thomas Horn, Max von Sydow, Viola Davis.
129', Drammatico, Warner Bros Italia
uscita 13 aprile


Il romanzo
Nel 2005,  lo scrittore  Jonathan Safran Foer, già conosciuto per il suo mix di commedia e dramma presente nel suo primo romanzo “Ogni cosa è illuminata" (Everything Is Illuminated) ha pubblicato il suo romanzo successivo “Extremely Loud & Incredibly Close.” destinato a diventare uno dei più discussi, acclamati e dibattuti romanzi della storia recente. Un romanzo che racconta la storia bizzarra di un ragazzo straordinariamente creativo e sensibile che si imbarca in un’odissea attraverso una città che non riesce ad elaborare il lutto dell’11 settembre, per scoprire come l’immaginazione possa aiutarlo ad affrontare una paura enorme ed una perdita devastante a seguito di avvenimenti che nessuna logica potrà mai spiegare.   
 "Jonathan Safran Foer - ha scritto un importante quotidiano americano - ha realizzato qualcosa di necessario scrivendo il primo vero grande romanzo post-11 settembre, confrontandosi in modo assolutamente originale con un tema molto difficile e riscoprendo la forza terapeutica e liberatoria dell'immaginazione." Un bambino di undici anni, Oskar Schell, è a caccia della serratura che corrisponda ad una misteriosa chiave che apparteneva al padre che è morto nell'attentato delle Torri Gemelle.  Ingenuo, ossessivo, comico, e a suo modo ribelle, Oskar si muove come un piccolo donchisciotte tra Central Park, Coney Island ed Harlem, nella sua ricerca impossibile. Incontrando un eterogeneo quanto bizzarro assortimento di persone, tutti sopravvissuti a modo loro.  Il suo viaggio si conclude in un crescendo emozionale di verità e commozione. In Extremely Loud and Incredibly Close, Foer ancora una volta dimostra la sua abilità nel seguire i complessi e imprevedibili percorsi del cuore umano.

Il film
Adattamento del bestseller di Jonathan Safran Foer, “Extremely Loud & Incredibly Close” è una storia vista con gli occhi del giovanissimo Oskar Schell, un undicenne newyorkese che scopre una chiave tra gli oggetti appartenuti a suo padre defunto. Questa scoperta lo spinge a iniziare una ricerca 'porta a porta'  tra le strade della città per trovare quel qualcosa da aprire con la chiave.  A distanza di un anno dalla morte di suo padre avvenuta nell’attentato al World Trade Center, in quello che Oskar ha definito “Il giorno peggiore”, il ragazzo è determinato a tenere in vita il legame con l’uomo che gli ha insegnato  ad affrontare le sue paure più profonde.  Man mano che attraversa i cinque distretti di New York alla ricerca del lucchetto mancante – cosa che gli permette di incontrare una vasta gamma di persone tra le più disparate - Oskar inizia a scoprire dei legami nascosti con il padre di cui sente profondamente e dolorosamente la mancanza, con la madre che sembra essere molto lontana da lui e con tutto il mondo rumoroso, pericoloso e scombussolato che lo circonda.  
Quando il regista Stephen Daldry – 3 volte candidato all’Oscar (per The Reader, The Hours e Billy Elliot) – ha letto il libro, è rimasto colpito essenzialmente dal punto di vista soggettivo di  Oskar. Bambino fuori dal normale con una intelligenza vivissima ma comportamenti eccentrici ed ossessivi che potrebbero farlo collocare nel mondo dell’autismo, Oskar descrive il mondo intorno a lui con il suo stile particolarissimo fatto di ingenuità e profondità interiore, nervosismo e sfrontatezza, incomprensione e desiderio di comprendere.  Una lettura della realtà che riunisce insieme pensieri, flash di memoria, idee e fantasie all’impronta basate sulle emozioni – il tutto in un momento della vita di Oskar in cui tutto è stato stravolto per la sua famiglia e per tutto il mondo intorno a lui.  
“Ho trovato molto stimolante il fatto che Jonathan Safran Foer abbia raccontato la sua storia non solo dal punto di vista di un bambino che deve sopportare un dolore grandissimo, ma di un bambino che ha un’opinione precisa su tutto ciò che lo circonda,” afferma Daldry.  “E’ un punto di vista interessante, creativo e ricco di emozioni.” 

Il giorno più buio
Tra i molti temi trattati dal libro lo sceneggiatore Eric Roth ha concentrato il filo conduttore del film su un elemento particolare: il rapporto tra Oskar e suo padre, Thomas, che viene mostrato nel film esclusivamente attraverso i ricordi soggettivi di Oskar, a loro volta alimentati da un miscuglio confuso di amore, perdita e domande persistenti.   
Ad Oskar mancano terribilmente le cosiddette “perlustrazioni” di suo padre, quei puzzle intelligenti che Thomas aveva creato per Oskar affinché il ragazzo li risolvesse, non solo come giochi intelligenti tra padre e figlio ma anche per aiutare il bambino ad affrontare il mondo nonostante la sua ritrosia. Quindi, quando scopre la chiave misteriosa sul fondo di un vaso nascosto in un angolo buio dell’armadio di suo padre,   Oskar si butta in una nuova missione deciso a trovare, tra le 17 milioni di serrature, secondo il suo calcolo, quella che corrisponde alla sua chiave. Il suo piano è di cominciare, attraverso l'elenco del telefono, con tutti i 472 “Black” di  New York City, andandoli a trovare uno ad uno, e se la matematica non è un’opinione, valuta che gli ci vorranno tre anni per finire il giro. Elabora meticolosamente il percorso, la piantina della città sotto forma di rete perfettamente suddivisa, si impone delle regole di base ed inizia a girare a piedi , perché potrebbero verificarsi  ancora degli attacchi sugli autobus o sulla metro. “Il padre gli diceva sempre che ci sono tesori e cose preziose da trovare nel mondo. Quindi quando trova la chiave appartenente al padre, è interessante notare come Oskar elabori un suo piano riguardo al significato di questa chiave, convinto che in qualche modo possa arrivare a spiegargli ciò che gli è rimasto inspiegato. Diventa una storia molto intima e personale, di un ragazzo che cerca di dare a modo suo un senso ad un mondo che senso non ne ha.”  
Come molti altri bambini con il dono dell’intelligenza, con un’elevata sensibilità ma con scarsa vita sociale, Oskar vive di programmi, regole e azioni, e si rende conto che la sua ricerca lo porterà molto lontano da tutto ciò che è prevedibile e tranquillo.
“Oskar è un bambino diverso, ma in un modo stupendo,” fa notare Roth.  “Possiede una grande immaginazione ed un profondo senso di curiosità oltre alle sue numerose paure. Per molto tempo è riuscito a cavarsela grazie a suo padre con il quale divideva molte cose. E quindi ora che ha trovato una chiave appartenente al padre, un anno dopo la sua morte, ritiene che debba aprire qualcosa: un segreto, un oggetto, un qualcosa di importante che suo padre ha lasciato per lui. E la chiave lo porta in un'avventura che rappresenta il suo modo di venire a patti con il dolore e con molte altre cose.”  

La nonna
Mentre conduce la sua improbabile ricerca, con l'apparente disinteresse della madre, Oskar scopre molte cose sulla sua famiglia, in particolare sulla storia dei suoi nonni, con dei curiosi paralleli tra la propria giovinezza, devastata dall'attentato alle Torri, e la loro, distrutta dalla seconda guerra mondiale a dal bombardamento di Dresda. La nonna di Oskar era tedesca, e viveva a Dresda al tempo dei bombardamenti che distrussero la città sul finire della seconda guerra mondiale. Quest'ultima gli racconta il proprio matrimonio con un uomo che come lei era scampato al bombardamento di Dresda, alla fine della seconda guerra mondiale e che prima di sposarla era stato il fidanzato della sorella, perita assieme al figlio durante un bombardamento. L'uomo le aveva fatto promettere che non avrebbero mai messo al mondo un figlio. Ma la donna ruppe la promessa e diede alla luce Thomas, il futuro papà di Oskar.

Il trauma collettivo dell'11 settembre
Il regista Stephen Daldry era anche interessato a comprendere meglio il trauma specifico vissuto dai 3.000 bambini che hanno perso i propri genitori l’11 settembre, e la loro lotta per la sopravvivenza. E’ ricorso all’aiuto di numerosi esperti, compresa l’organizzazione Tuesday’s Children, struttura non-profit fondata da famiglie e amici delle vittime dell’11 settembre, per affrontare le difficoltà specifiche di coloro che hanno perso i propri cari nell’attacco terroristico. Il regista ha appreso che per molti bambini come Oskar, l’inaspettatezza, l’enormità e la natura pubblica dell’avvenimento hanno lasciato un senso di impotenza in aggiunta al loro dolore già molto profondo. Quindi lo smarrimento e l'avventura di Oskar, che rappresentano il suo bizzarro modo di venire a patti con il dolore, diventano emblematici del tentativo di un intero paese di elaborare il lutto di una tragedia che sembra avvenuta ieri.

L'11 settembre 2001
L'11 settembre 2001 gli Stati Uniti furono colpiti da quattro attacchi suicidi da parte di terroristi di al-Qāeda contro obiettivi civili e militari.
La mattina dell'11 settembre 2001, 19 affiliati all'organizzazione terroristica Al Qaeda dirottarono quattro voli civili commerciali. I dirottatori fecero intenzionalmente schiantare due degli aerei sulle torri 1 e 2 del World Trade Center di New York, causando poco dopo il collasso di entrambi i grattacieli. La torre meridionale (denominata WTC 2) crollò alle 9:59 circa, dopo un incendio di 56 minuti causato dall'impatto del volo United Airlines 175; la torre settentrionale(WTC 1) collassò alle 10:28, dopo un incendio di circa 102 minuti. Il terzo aereo di linea fu fatto schiantare dai dirottatori contro il Pentagono. Il quarto aereo, diretto contro la Casa Bianca a Washington, si schiantò in un campo vicino Shanksville, nella Contea di Somerset (Pennsylvania), dopo che i passeggeri e i membri dell'equipaggio tentarono, senza riuscirci, di riprendere il controllo del velivolo.
Gli attacchi terroristici dell'11 settembre causarono circa 3.000 vittime. Nell'attacco alle torri gemelle morirono 2.752 persone, tra queste 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti[]. La maggior parte delle vittime erano civili di 70 diverse nazionalità.[6]

Scritto da Patrizia Morfù
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