Il grande silenzio
Regia: Philip Groning
Interpreti: Monaci del monastero certosino di La Grande Chartreuse di Grenoble
Sceneggiatura: : Philip Groning
Germania/Svizzera, 2004,162'
18 anni d'attesa sono occorsi al regista per ottenere il permesso di poter filmare la vita dei monaci all'interno della Grande Chartreuse. Situata a 25 Km da Grenoble sulle Alpi Francesi il grande edificio fu fondato da San Bruno di Colonia nel 1084. I pochi monaci che oggi continuano a vivere nella Certosa seguono rigide regole immutate da un millennio. Lo scandire dei giorni tutti uguali e tutti cadenzati da gesti e attività immutabili. I pasti in solitudine, la preghiera nella cappella, i lavori quotidiani in cucina, nella sartoria, in giardino e soprattutto il tempo dedicato alla lettura delle sacre scritture. Il tutto compiuto in assoluto silenzio interrotto solo dal canto gregoriano e dall'unico svago in comune la domenica durante la passeggiata pomeridiana nei dintorni del monastero.
Le quasi tre ore di durata del film scorrono lente ma avvincono lo spettatore in un fascinoso sviluppo di situazioni dove i dettagli assumono un rilievo inusitato. Il lungo indugiare dei primi piani sullo sgocciolio dei candelotti di ghiaccio o il tremolare di una fiammella conferiscono a questi piccoli fenomeni una dimensione di grandiosità e così come i fenomeni della natura si perpetuano immutabili nel tempo altrettanto immutabili rimangono i gesti della quotidianità dei monaci. L'immutabile induce a riflessioni profonde sui molti perché della nostra esistenza .
I Certosini non sembrano interrogarsi sulla complessità del mondo o perlomeno non si assiste a dispute teologiche Bastano i contenuti delle sacre scritture a definire il senso della loro esistenza che intendono come passaggio in attesa del ricongiungimento con la luce di Dio nell'aldilà. Immensa è la sensazione di pace che scaturisce dalla ripetitività dei gesti che si affrancano così dall'immiserimento che il tempo normalmente impone alle cose. Anche una mente laica non può non essere sedotta da una vita di contemplazione che riesce a sottrarsi alle miserie del mondo. Per non parlare del valore dell'essenzialità che testimonia dell'enorme assenza di senso insita nel possesso di cose tanto inutili.
Più difficile comprendere la scelta del silenzio che non è imposto nell'ordine Benedettino dal quale i Certosini derivano. In realtà la Grande Chartreuse si basa maggiormente sull' osservanza eremitica temperata da alcuni esercizi di vita cenobitica o comunitaria. Infatti i monaci vivono in casette isolate a due piani da cui escono solo tre volte al giorno per la preghiera in comune. Bisogna risalire alle origini del monachesimo e alla tradizione biblica a cui si rifà la mistica cristiana, Il silenzio è inteso come spazio della presenza del trascendente, quindi non come un vuoto arido e incolore, ma condizione indispensabile per lasciare spazio all'Altro, alla Sua voce, ad un modo diverso e alternativo di leggere la realtà. Nel silenzio il monaco cristiano si esercita a far proprio lo sguardo che Dio ha sul mondo, uno sguardo di misericordia e di silente attesa.
Il successo ottenuto nella sale cinematografiche testimonia del bisogno di spiritualità fortemente sentito nel nostro tempo . I timori di scarso interesse da parte della produzione sono stati ampiamente smentiti dal gran numero di spettatori che in Germania soprattutto hanno affollato le sale battendo addirittura film di larga diffusione popolare come Harry Potter.




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