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Monachesimo e civilta’

Percorsi

09/03/2009

Il grande silenzio

Regia: Philip Groning
Interpreti: Monaci del monastero certosino  di La Grande Chartreuse di Grenoble
Sceneggiatura: : Philip Groning
Germania/Svizzera, 2004,162'

18 anni d'attesa sono occorsi al regista per ottenere il permesso di poter filmare la vita dei monaci all'interno della Grande Chartreuse. Situata a 25 Km da Grenoble sulle Alpi Francesi il grande edificio  fu fondato da San Bruno di Colonia nel 1084. I pochi monaci che oggi continuano a vivere   nella Certosa seguono rigide  regole immutate da un millennio. Lo scandire dei giorni tutti uguali e tutti cadenzati da gesti e attività immutabili. I pasti in solitudine, la preghiera nella cappella, i lavori quotidiani in cucina, nella sartoria, in giardino  e soprattutto il tempo dedicato alla lettura delle sacre scritture. Il tutto compiuto in assoluto silenzio interrotto solo dal  canto gregoriano e dall'unico svago in  comune la domenica durante la passeggiata pomeridiana nei dintorni del monastero.
Le quasi tre ore di durata del film  scorrono lente ma avvincono lo spettatore in un fascinoso sviluppo di situazioni dove i dettagli assumono un rilievo inusitato. Il lungo indugiare dei  primi piani  sullo  sgocciolio dei  candelotti di ghiaccio o il tremolare di una fiammella  conferiscono a questi piccoli fenomeni una dimensione  di grandiosità e così  come i fenomeni della natura si perpetuano  immutabili  nel tempo  altrettanto immutabili rimangono i gesti della quotidianità dei monaci. L'immutabile  induce a riflessioni profonde sui molti  perché della  nostra esistenza .
I Certosini non  sembrano   interrogarsi  sulla complessità del mondo o perlomeno  non si assiste  a dispute teologiche  Bastano   i contenuti  delle  sacre scritture a definire    il senso della loro esistenza che intendono  come passaggio   in  attesa del ricongiungimento con la luce di Dio nell'aldilà.  Immensa è la sensazione  di pace che  scaturisce dalla ripetitività dei gesti  che si affrancano  così   dall'immiserimento che il tempo  normalmente impone alle cose.  Anche una mente laica non può non essere sedotta  da una vita di contemplazione che riesce a sottrarsi  alle miserie del mondo.  Per non parlare del valore  dell'essenzialità che testimonia dell'enorme assenza di senso insita  nel possesso  di cose tanto inutili.
 Più difficile comprendere  la scelta del silenzio che non è imposto  nell'ordine Benedettino  dal quale i Certosini  derivano. In realtà  la Grande Chartreuse si basa maggiormente sull' osservanza eremitica  temperata da alcuni esercizi di vita cenobitica o comunitaria. Infatti i monaci vivono in casette isolate a due piani da cui escono solo tre volte al giorno per la preghiera in comune. Bisogna risalire  alle origini del monachesimo e alla  tradizione biblica  a cui si rifà la mistica cristiana,   Il silenzio  è inteso come spazio della presenza del trascendente, quindi non come un vuoto arido e incolore, ma condizione indispensabile per lasciare spazio all'Altro, alla Sua voce, ad un modo diverso e alternativo  di leggere la realtà. Nel silenzio il monaco cristiano si esercita a far proprio lo sguardo che Dio ha sul mondo, uno sguardo di misericordia e di silente attesa.
Il successo ottenuto nella sale cinematografiche testimonia del bisogno di spiritualità fortemente sentito nel nostro tempo . I timori di scarso interesse da parte della produzione sono stati ampiamente smentiti dal gran numero di spettatori che in Germania  soprattutto hanno affollato le sale  battendo addirittura film di larga diffusione popolare come Harry Potter.


Scritto da ADMIN
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