questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Liberi

Schede

09/03/2009

Liberi e diversi

Il cinema italiano è inflazionato da immagini patinate. Le città d'arte e le isole siciliane, l'hinterland napoletano e le colline toscane la fanno da padrone. Raramente ci stupiamo di fronte a un paesaggio "nuovo" oppure osservato in una prospettiva diversa, originale. Quando accade, come nel caso di Io non ho paura, fortunato thriller tratto dall'omonimo best seller di Niccolò Ammaniti, la sorpresa produce una piacevole sensazione di stupore: abbiamo così scoperto un nuovo angolo d'Italia, magari non eccessivamente distante da casa.
Anche le immagini di Liberi, presentato a Venezia nella sezione Controcorrente, volutamente aliene dai contrasti cromatici artificiali tipici della pubblicità, presentano angoli raramente frequentati dal cinema, ma altamente suggestivi: Bussi sul Tirino, Campo Imperatore nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Pescara.
Le vicende narrate in questo quarto lungometraggio di Gianluca Maria Tavarelli, 39enne torinese,
si snodano, in un certo senso, dai monti al mare, ovvero, seguendo il cambio del paesaggio, il dramma sociale della prima parte del film evolve lentamente in una commedia adolescenziale.
La storia è incentrata sul rapporto padre-figlio, entrambi portatori, come non è infrequente nel meridione d'Italia, dello stesso nome di battesimo, Vincenzo. Confidenzialmente, però, vengono chiamati rispettivamente Cenzo e Vince.
Cenzo (Luigi Maria Burruano) è un operaio di mezz'età che svolge da trent'anni le mansioni di manutentore presso la Edison chimica di Bussi. In seguito alla crisi dell'azienda viene affidato, per un certo periodo, ai lavori socialmente utili, anticamera dorata della disoccupazione. Vince (Elio Germano) è un ventenne che sogna l'indipendenza dai genitori e un futuro lontano dal paesino d'origine per intraprendere la carriera universitaria. Ma la depressione in cui è sprofondato il padre, in seguito al licenziamento, innesca la "fuga" della moglie Paola (Anita Zagaria), la quale, lusingata dalle proposte di un assessore comunale, se ne innamora; anche il ragazzo è costretto ad accantonare i suoi progetti e cercare un lavoro.
A Pescara Vince raggiunge la madre e trova impiego in un ristorante sul mare, dove incontra la bella cameriera Genny (Nicole Grimaudo), una ragazza agorafobica tormentata dalle crisi di panico.
Tra i due nascerà presto un'intesa affettiva che aiuterà Genny a liberarsi dell'ansia che l'attanaglia. Si ritroveranno, dunque, tutti a Pescara, ognuno alla ricerca di una propria dimensione, di una propria, personale idea di libertà.
Come prima accennato, Liberi inizia a sviluppare il tema della perdita del lavoro e della sicurezza, un argomento molto frequentato dal cinema europeo degli ultimi anni soprattutto da Ken Loach, Mike Leigh e Laurent Cantet. Ma anche da noi sembra che qualcosa si stia finalmente muovendo, che un nuovo interesse per i contenuti politico-sociali si vada affermando in questi ultimi mesi. Va rilevato come Il posto dell'anima di Riccardo Milani, uscito la scorsa primavera, abbia ottenuto un discreto successo di pubblico con una storia operaia ambientata in Abruzzo.
Ma lo spunto iniziale del film di Tavarelli viene, nel prosieguo del racconto, a trasformarsi in uno sceneggiato giovanilista sulla falsariga di Virzì (la voce narrante ricorda Ovosodo) e Muccino, da cui il regista torinese sembra volersi distaccare. Infatti, la scena in cui Genny mostra a Vince il video del concorso di bellezza di Telesudest, suona come una risposta polemica in confronto ai modelli rappresentati in Ricordati di me. Ma evidentemente non basta questo per distaccarsi da un modulo espressivo attiguo a quello del regista romano.
Gli interpreti si dimostrano complessivamente all'altezza della situazione, con l'ottimo Burruano, reduce dalla performance de Il ritorno di Cagliostro, un po' trascurato dalla sceneggiatura, e con la bellissima Nicole Grimaudo fresca, naturale e non artefatta dal trucco che ha nella spontaneità la sua dote principale, mentre il protagonista Elio Germano è abbastanza credibile nella parte del ragazzo che sente il peso della famiglia, e si vergogna di Cenzo perché in realtà non si fida di se stesso, proprio per il terrore di essere uguale a suo padre.
Liberi, insomma, è un film complesso che parla agli adulti di disgregazione della famiglia, della solitudine di un uomo rifiutato dalla società e dai propri cari, che è costretto ad arrampicarsi su un'impalcatura a reclamare il diritto di esistere, di pretendere affetto, perché l'indifferenza uccide più della malattia.
Parecchi sono pure i motivi d'interesse per i giovani, dall'ormai scontato percorso di formazione alla paura della libertà, intesa come paura di non riuscire a realizzare i propri sogni e desideri. Vince aspira a una libertà che è anzitutto distacco dalla famiglia e dalle sue frustrazioni, salvo poi iniziare a comprendere di farne parte pienamente, e che solo riconciliandosi con la figura paterna, a lui speculare, recupero poco credibile perché avverrà per compassione e non per stima riconosciuta, potrà completare il suo percorso d'iniziazione alla vita.
Il pregio di una regia discreta, scevra dall'enfasi, non risolve del tutto il problema dell'eccessiva abbondanza di tesi, alcune delle quali affidate un po' rischiosamente ai giovani protagonisti, mentre più funzionale alla trama risulta essere la scelta musicale che comprende I will survive, una sorta d'inno alla libertà, Too old to rock'n roll: too young to die, inossidabile hit dei Jethro Tull e una splendida cover eseguita da Vinicio Capossella, lanciata sui titoli di coda: Si è spento il sole, già cavallo di battaglia del "supermolleggiato" Adriano Celentano.
Scritto da ADMIN
Tag: liberi,
VOTO
 

SCRIVI UN COMMENTO

  • Image User
    Non risulti attualmente loggato!
    Non è più; possibile lasciare commenti.

FILM IN SALA

PROSSIMAMENTE