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La nobildonna e il duca

Schede

09/03/2009

Lo sguardo di un'aristocratica

Che cosa ha indotto l'ottantunenne regista francese Eric Rohmer a girare un film sulla Rivoluzione Francese vista da una singolare testimone come la nobildonna scozzese Grace Elliott, autrice di un libro di memorie sulla sua vita in Francia durante quel periodo? Possibile che un francese doc come il padre della nouvelle vague – insieme con Rivette, Godard e Truffaut – fra tanti punti di vista su quei drammatici e contradditori anni, fra montagne di documenti e di memorie su quel tragico periodo, abbia scelto proprio la testimonianza, appassionata per certi versi eppure fredda, di quella flemmatica signora straniera, amica personale della Regina Maria Antonietta e sostenitrice della monarchia, nonché ex amante del Principe di Galles, futuro Giorgio IV, e di Filippo d'Orléans, cugino di Luigi XVI?

L'elegante ed austero cineasta lo spiega così. Una decina di anni fa, mentre era in vacanza, lesse su di una rivista di storia un riassunto delle memorie di Grace Elliott, da lei scritte in Inghilterra qualche anno dopo i fatti, più volte pubblicate in Francia. La cosa interessante per Rohmer, notoriamente molto attratto dai luoghi, era il fatto che la casa abitata dalla nobildonna in Francia durante la Rivoluzione fosse ancora lì, in rue de Miromesnil. Il regista già immaginava il rapporto tra quel punto preciso di Parigi, tranquillo rifugio di Grace, e il resto della città in pieno caos rivoluzionario. Fu questo a dargli l'idea del film, che si sarebbe svolto in quegli stessi luoghi. Dopo parecchio tempo, a film iniziato, egli venne a sapere che la casa in questione non avrebbe potuto essere abitata dalla signora per la semplice ragione che in quegli anni non c'era ancora, essendo una costruzione posteriore alla rivoluzione. Il film era nato, quindi, da un errore.

Interesse per la Storia
Comunque, quella di Rohmer non era una scelta politico-revisionista ma dettata dall'interesse per la Storia, quella che riesce a sconvolgere i destini degli individui: egli non ha mai fatto politica con i suoi film. Inoltre, le memorie della Elliott lo colpirono, dopo che le ebbe lette in tutte le edizioni, perché costituiscono una vera e propria sceneggiatura, bella e fatta, con tanto di scene, sequenze e perfino dialoghi; esse non rappresentano solo un diario personale, incentrato sull'autrice con tutte le sue paure e speranze, ma costituiscono un affresco nel quale anche altri personaggi vivono in maniera molto forte, primo fra tutti il duca di Orléans, quel Philippe Egalité che alla fine i Giacobini ghigliottineranno, sul quale le testimonianze sono poche e spesso negative e che qui viene visto in tutta la sua misteriosa ambiguità, attraversato da un forte sentimento di affettuosa complicità per la sua ex amante. Questa risulta una donna volitiva e coraggiosa, certamente realista, ma che ammirava la monarchia del suo paese più di quella assolutistica dei re francesi, una persona né fanatica né estremista, amica anche di repubblicani, che non volle lasciare la Francia neanche durante il Terrore, il momento peggiore per una nobile per di più inglese.

Brutti, sporchi e cattivi (tranne Robespierre)
La rivoluzione la interessava nella sua complessità, nelle sue diverse anime, nella sua novità e nella sua tragedia. Certo, il suo è lo sguardo di un'aristocratica, i Giacobini sono sanguinari, ‘brutti, sporchi e cattivi', prepotenti ed ignoranti, ma anche poco lucidi, un po' stupidi ed opportunisti. Si tratta però di un occhio sufficientemente distante per essere in grado di cogliere ed evidenziare luci ed ombre, oltre che i difetti originali della grande democrazia francese. Certo, il popolo che lotta per l'uguaglianza, la fratellanza e la libertà è fatto di brutti ceffi, maleodoranti, intolleranti e crudeli, che vanno in giro a mozzare le teste degli odiati nemici, ma su di loro spicca il capo, Robespierre, elegante e signorile, con la sua parrucca biondo cenere, ragionevole e civile proprio perché capo.

Spirito aristocratico
Le memorie di Grace Elliott non sono reazionarie, sono aristocratiche, gaie e spiritose, e costituiscono un ampio tessuto di aneddoti e di ritratti, zeppo di casi singolari e curiosi con cui la politica c'entra poco (a tutto vantaggio del privato), vista com'è attraverso il filtro delle passioni, dei capricci e delle beghe dei grandi. Il rapporto che Grace ebbe con i suoi accusatori e carcerieri fu tutto ispirato al suo aristocratico distacco che riuscì a spiazzarli e a metterli in ridicolo. ? grazie a questa sua capacità di reazione, lucida e distaccata, che "l'Anglaise" riuscì a salvarsi e a sopravvivere all'esperienza più difficile e pericolosa della sua vita, quella della "French Revolution".




Scritto da ADMIN
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