questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

La generazione rubata

Schede

09/03/2009

Il film

Nell'autunno del 1990, durante la caduta del muro di Berlino, Wim Wenders si trovava in Australia - come racconta in una lunga intervista divenuta un libro di culto, "The Act of seeing" - per girare Fino alla fine del mondo (uscito nel '91), e avendo avuto la fortuna di conoscere gli aborigeni, è rimasto stupito dal fatto che per i nativi ogni singola conformazione del paesaggio, colline o singole rocce, rappresentino una figura, una storia legata al loro passato mitico. Un po' come avviene ai bambini ai quali le nubi, gli alberi, i paesaggi e le immagini delle città evocano storie, emozioni, idee. E ne La generazione rubata proprio i bambini "mezzosangue" (aborigeni di madre soprattutto) recitano il ruolo di vittime di veri e propri rapimenti avvenuti nel primo trentennio del Novecento e continuati fino al 1970. I meticci venivano sottratti alle loro famiglie e deportati in istituti dove subivano la rigida educazione dei bianchi dominatori. "A fin di bene". Questa era ed è la risposta alle accuse di genocidio piovute sulla civile Australia dagli organismi internazionali. Ma sappiamo invece che ci troviamo di fronte solo ad un'ennesima e raffinata forma di "pulizia etnica". Tre ragazzine, la quattordicenne Molly Black, la sorella più piccola Daisy e la cugina Gracie, sono state sequestrate dalla polizia nel loro villaggio di Jigalong, e sono state trascinate nella colonia di Moore River, una località sperduta, distante più di 1500 miglia dal luogo dove sono nate. Le bambine decidono subito di fuggire e, con un coraggio e una tenacia incredibile, nonché una straordinaria capacità di sopravvivere nell'impervio entroterra australiano, braccate dalle autorità locali, percorrono a ritroso la via di casa seguendo un unico riferimento, il recinto per i conigli. Questa lunghissima rete di protezione detta Rabbit Proof Fence - il titolo originale del film è senz'altro più evocativo di quello scelto per la distribuzione in Italia - percorreva in quasi tutta la sua lunghezza l'Australia Occidentale, ed era stata installata tra il 1901 e il 1907 dai coloni bianchi per proteggere le coltivazioni e i pascoli dai conigli selvatici. In realtà essa ha pure rappresentato la volontà di confinare le popolazioni native in una sorta di enorme gabbia costituita da deserti impenetrabili, da pianure e steppe bruciate dal sole. Queste istituzioni, prima gestite direttamente dallo stato, e successivamente nelle mani dei missionari cristiani, erano ossessionate dalla diffusione dell'elemento aborigeno nella giovane e puritana società australiana, perciò con la metodica applicazione dell'educazione religiosa e coatta, impedirono ai mezzosangue di accoppiarsi nuovamente con i neri, per giungere, come illustra nel film Mr. Neville, responsabile della tutela degli indigeni fino al 1940 (Kenneth Branagh al massimo della malvagità), ad accelerarne l'estinzione con il progressivo "sbiancamento del sangue". Il fine ultimo, sin troppo palese, di quella politica, era la totale eliminazione degli aborigeni in Australia; così ogni proposito che andasse in quella direzione era ben accetto: dalla coercizione culturale a quella religiosa, dal lavoro domestico e agricolo obbligatorio all'abuso sessuale da parte dei bianchi (leggi stupro etnico), sistema praticato sul 90 per cento delle ragazze uscite da Moore River e lì ritornate una volta ingravidate. Insomma migliaia di famiglie vennero distrutte, ferite da questa orribile forma di razzismo che forse nemmeno la "riconciliazione" in atto potrà risanare.


Scritto da ADMIN
VOTO
 

SCRIVI UN COMMENTO

  • Image User
    Non risulti attualmente loggato!
    Non è più; possibile lasciare commenti.

FILM IN SALA

PROSSIMAMENTE