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La città incantata

Schede

09/03/2009

L’incantesimo di Miyazaki

Ad un anno di distanza dall’uscita giapponese ed americana e dalla vittoria dell’Orso d’Oro, ma non dell’Oscar che è arrivato quest’anno, esce finalmente anche in Italia il ‘cartone’ fenomeno, accompagnato da una fama di capolavoro.
In Giappone, dove è nato, ha incassato più di 200 milioni di dollari, diventando campione d’ incassi di tutti i tempi. In America, dove è stato distribuito dalla Disney, è diventato un ‘cult’, un’icona del cinema del Sol Levante, dove la perfezione stilistica si sposa alla ricchezza della storia. Un ‘must see’ per l’intellighenzia a stellestrisce, con Lasseter, il creatore di Toy Story, devoto discepolo del grande Miyazaki, ha voluto curare personalmente il doppiaggio e la distribuzione.
C’è stato perfino chi ha paragonato Miyazaki a Kurosawa. Anche se i due hanno sempre lavorato in direzioni diverse, grande è il loro rispetto reciproco e il sommo maestro giapponese, morto non molto tempo fa, aveva inserito il collega tra i suoi registi preferiti. Ma c’è di più. L’ultimo Kurosawa, quello di Dreams, per intenderci, e di Rapsodia in agosto, contiene un invito alla meditazione e alla contemplazione, che si traduce in una padronanza formale addirittura abbagliante. Così come, nel sessantaduenne Miyazaki, appare un generoso bisogno di trasmissione di saggezza alle generazioni future. ? come se i due grandi giapponesi avessero riposto nelle loro guaine le armi del grande combattimento (Kaghemusha per Kurosawa e Principessa Mononoke per Miyazaki) e fossero tornati sui loro passi a meditare, con l’occhio rivolto al presente. C’è chi, come i redattori dei “Cahiers du Cinema”, dedica al film un intero dossier, nel quale si parla di Magritte e di Hitchcock, a proposito di alcune scene del cartone giapponese. E c’è infine chi, paragonandolo a Alice nel paese delle meraviglie, lo considera il miglior film d’animazione degli ultimi tempi e giudica il suo regista un “dio degli animatori”, mettendo in guardia adulti e bambini dal perderselo, usando aggettivi come “straordinario” e “meraviglioso”. Certo è che Spirited away (questo il titolo originale) è il primo lungometraggio giapponese di animazione a vincere l’Oscar.
Scritto da ADMIN
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