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La caduta

Schede

09/03/2009
La caduta rimarrà impresso nella memoria degli spettatori non solamente per il tormento di Hitler, un uomo devastato dalle ossessioni, e tuttavia consapevole dell'imminente sconfitta, ma anche per la scena dell'orribile sacrificio dei sei figli di Goebbels, il Ministro della Propaganda della Germania nazista, ai quali una madre perversa e spietata somministra la rituale fialetta di cianuro dopo averli addormentati con un sonnifero che le renderà più agevole, e meno straziante, il suo ignominioso delitto.

Adolf Hitler (Bruno Ganz), è ritratto - lontano da ogni possibile apologia - come una tigre ferita, negli ultimi dieci giorni della sua esistenza (dal 20 al 30 aprile 1945), ossia dal giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno a quello del suicidio. Tremolante, eppur feroce, fiero degli spiccioli di galanteria che dispensa qua e là alle ospiti del bunker della Cancelleria, ma furioso nei confronti dei generali inetti e traditori, colpevoli di aver condotto la Germania alla disfatta. ? un uomo frastornato dal precipitare degli eventi, e nel contempo, recita eccitato, in compagnia del suo delfino Albert Speer (Heino Ferch), Ministro degli Armamenti, nonché suo architetto personale, davanti a un plastico, gli splendori di una nuova Berlino che risorgerà dalle sue ceneri, come la fenice.

L'Armata Rossa avanza fin sotto le "mura" urbane mentre l'artiglieria bombarda ininterrottamente la periferia e il centro cittadino. Tre milioni di civili vivono appesi al filo del destino. I vertici militari tedeschi si sono dileguati verso il nord del Paese nella prospettiva di un accordo con gli inglesi. Alcuni valorosi s'immolano a difesa di una città agonizzante in nome di un assurdo ideale sempre più spoglio della retorica che in massima parte lo rivestiva. Perlopiù le strade sono spazzate dal ferro e dal fuoco dei russi. Lo sbando dei soldati. L'assurda violenza degli squadroni della morte. La disperazione dei poveri cristi. L'anarchia regna sovrana.

E i cadaveri si ammucchiano sui cadaveri, le rovine si popolano di spettri, il suicidio, soprattutto per le SS, pare l'unica via di salvezza, la fuga dai sogni di gloria e di grandezza. Poche fiammelle d'umanità brillano in quest'elegia di morte. Troppo deboli. Il solo dottor Schenck (Christian Berkel), sembra combattere per la vita: continuo il suo impegno dalle corsie dell'ospedale militare al fronte, dalle barricate, difese da adolescenti e ragazzini, ai sotterranei della Cancelleria, dove insieme al delirio, alla disperazione, all'alcool che stordisce le coscienze, dovrà confrontarsi ancora con quell'incessante, bieco, miope fanatismo che aveva caratterizzato per più di un decennio questa terribile dittatura.

Scritto da ADMIN
Tag: la caduta,
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