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L’uomo bicentenario

Schede

09/03/2009

Il film

E' una tata perfetta. Cucina, lava i pavimenti, stira le camice, gioca coi bambini. E' rispettoso, educato e amorevole. E, come se non bastasse, ha una cultura enciclopedica che è felice di trasmettere. Direi la perfezione in carne ed ossa: se ce le avesse_ Perché quest'individuo prodigioso non è un uomo. Ma un NDR 114 (Robin Williams): robot tuttofare dell'ultima generazione. Le sue ossa sono circuiti. La sua pelle, sofisticato materiale tecnologico. La sua mente un computer. Le sue innumerevoli qualità, semplici dati che fanno parte di un programma. Anzi, sono solo una piccola parte del suo sapere elettronico. Richard Martin (Sam Neill) lo acquista, quale "uomo di fatica". E lo presenta prima alla moglie e poi alle figlie Grace e Amanda. Questa (Embeth Davidtz) lo ribattezza Andrew e viene chiamata a sua volta dal robot, "piccola Miss". Mentre Richard diventa "il Signore", la moglie "la Signora" (Wendy Crewson) e la figlia più grande "Miss" (Angela Landis). L'inserimento in famiglia di questa strana creatura, che racchiude il meglio del sapere umano, nonostante venga usato per faccende domestiche, non è dei più semplici. Andrew deve eseguire gli ordini imposti. Senza discutere. E le bambine sono davvero irriguardose verso di lui. Lo trattano senza rispetto e si divertono alle sue spalle. Al punto da farlo "suicidare" dalla finestra. Richard s'inquieta con le figlie. E si dimostra sensibile nei confronti di Andrew. Nonostante sia tecnicamente un oggetto, ritiene che vada trattato come fosse una persona. E mentre i giorni passano, i Martin intravedono in lui atteggiamenti umani. Inconfondibili segni di creatività niente affatto robotica. C'è qualcosa in lui di non programmato, di spontaneo. Ma quando Richard sottopone i suoi dubbi alla ditta costruttrice, sente parlare di sbavature tecnologiche: si tratterebbe solamente di un errore di fabbricazione. L'uomo, però, forte delle sue convinzioni, sollecita Andrew nei suoi lati creativi. E' convinto che il suo robot pensi da solo, abbia qualità proprie. E infatti Andrew comincia a disegnare. C'è davvero un lato artistico in lui. Poi comincia ad usare le mani, a costruire oggetti artigianali. Fino a specializzarsi in orologi. Splendidi capolavori incisi a mano nel legno, che venderà con profitto. Ironia della sorte, proprio il robot che dedica così tante ore alla costruzione di orologi, non è soggetto al trascorrere del tempo. Mentre ciò che lo circonda invecchia e muore, lui, prigioniero della tecnologia, è destinato a rimanere sempre lo stesso. E condannato a vedere gli altri morire. Nonostante nuovi ritrovati della robotica abbiano modificato il suo aspetto, sempre più umano, gli manca ancora qualcosa. Il potere di decidere da solo della propria vita, la possibilità di andare dove vuole, la libertà di scelta, tutte cose che, essendo un oggetto, non gli appartengono. Finché un bel giorno il tribunale, interessato del suo caso, non sentenzierà che "non si può negare la libertà a chiunque abbia una mente abbastanza matura da desiderarla". Adesso Andrew è libero. E' libero di scegliere. Se restare con chi "ama" o provare a crescere. Per capire qual è il limite tra la tecnologia che lo compone e quell'umanità, che tanto sogna e che, soprattutto ora, un po' gli appartiene. Andrew pagherà a caro prezzo la sua improbabile scelta di libertà. Perché Richard, "il Signore", suo proprietario e grande protettore non capisce l'esigenza del suo robot. E prende questo distacco come un segno di ingratitudine. Sarà Rupert (Oliver Platt) uno scienziato esperto di robotica, ad aiutarlo nella sua crescita: in bilico tra la speranza e una difficile realtà da accettare. Dopo tanti anni ritornerà dalla famiglia che lo ha amato. Per conoscere una nuova Piccola Miss. E completare la sua catartica ricerca finale... (Ch.R.)
Scritto da ADMIN
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