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L’ora di religione

Schede

09/03/2009

Il sorriso di mia madre

Il sorriso di mia madre è il sottotitolo dell'ultimo film di Marco Bellocchio. E sorride veramente quest'ultimo nato di casa Bellocchio (oltre a Marco che vi compare - per la prima volta in una sua opera - disseminati qua e là ci sono pezzi importanti della sua famiglia e della sua vita). Sorridono le splendide immagini, luminose e pure, sorridono gli attori, ai quali Bellocchio, maieuticamente, fa partorire il meglio di sé: Castellitto, mai così bravo, Piera Degli Esposti, penetrata magnificamente e magistralmente dal suo personaggio, Tony Bertorelli, un fantastico conte che vive al di fuori della Storia, e poi, tutti gli altri. Sorride la sceneggiatura, dello stesso regista, smagliante, acuta, frizzante. Si ha come l'impressione che tutti abbiano amato questo film, dall'intero cast tecnico a quello artistico, ed abbiano perciò voluto fortemente che esso crescesse bene, nutrito del loro talento e del loro affetto, profusi con generosità, in una felice polifonia, armoniosa e suggestiva. Sapiente direttore di tale affiatata orchestra spicca su tutti un Bellocchio in evidente stato di grazia e in forma strepitosa, qui alle prese con uno dei suoi più riusciti film, bello ed importante, di grande forza narrativa ed ideale, opera della quale si parlerà a lungo, come a lungo si parlò di I pugni in tasca che, una quarantina circa di anni fa, in un'Italia provinciale e pre-sessantottesca, fu molto più di un pugno contro la struttura portante della nostra società, la famiglia borghese. E, come fece discutere, un altro film di Bellocchio che viene in mente in questo momento e cioè Nel nome del padre di una trentina di anni fa, dura metafora e rappresentazione simbolica del potere borghese e religioso, fatto di angosciose contrapposizioni tra il vecchio e il nuovo, lo sfruttamento e la rivolta, il tutto nel cadente scenario di un vecchio collegio di preti, dove l'educazione borghese e religiosa è vuoto ed umiliante rituale, insieme di regole ormai impraticabili, che scatenano una feroce ribellione da parte di studenti e di inservienti. ? possibile resistere, nella propria coerenza, ad un complotto di famiglia e di istituzioni, rifuggendo da ogni ipocrisia? Non arrendersi all'assedio della società e persino dei propri cari? ? legittimo difendere la propria moralità laica contro i falsi moralismi di una borghesia che Pasolini riteneva "la più ignorante d'Europa", la propria libertà individuale dalla forza ipocrita delle istituzioni? Chi è il protagonista della strana vicenda del film, della quale solo un po' alla volta si comprende il significato, quasi come in un giallo costruito per indizi? Primo indizio e prima immagine del film. Un bellissimo bambino, dagli occhi intensi e vivaci, parla con qualcuno che non c'è, invitandolo ad andarsene: si tratta di Dio. Gli hanno detto che Egli è presente sempre e dappertutto, come farà ad essere, allora, veramente libero se la Sua presenza è così totale ed incombente? Secondo indizio e seconda immagine. Un uomo, evidentemente un pittore, visto il contesto in cui è immerso, apre la porta una mattina e si trova davanti un sacerdote che lo convoca per l'indomani in Vaticano, all'udienza conclusiva del processo di beatificazione di sua madre, avviato tre anni prima. Non ne sapeva niente? Strano. Tutta la sua famiglia (composta da quattro fratelli, i cui nomi iniziano tutti con la e, numerose zie, una moglie da cui vive di fatto separato, ed un figlioletto) non solo ne è al corrente ma è stata molto attiva nell'avviare e nel gestire la macchina del processo. Manca solo lui. Ha inizio, così, per Ernesto - tale il nome del pittore - un viaggio, che ha volte ha i connotati di un incubo, popolato di fantasmi e di angeli, sempre in bilico tra vissuto ed immaginato, alla ricerca della verità dei fatti e della propria autentica dimensione, costretto come egli sarà a fare i conti con i ruoli della sua vita - padre, figlio, marito, amante -. E con il breve viaggio mentale del protagonista ha inizio anche il film.
Scritto da ADMIN
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