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Il simbolo del riscatto del popolo nero

Schede

09/03/2009
Non possiamo sapere se Giacomo di cristallo, il protagonista della celebre fiaba di Gianni Rodari, fosse ispirato a Nelson Mandela. Del resto il leader africano fu imprigionato nel 1962, mentre il grande scrittore per ragazzi (Omegna, 1920 - Roma, 1980), insignito del prestigioso Premio Andersen nel 1970 – una specie di Nobel della Letteratura per l'infanzia - pubblicava proprio nel 1962, presso Einaudi, quelle splendide Favole al telefono, tra le quali ricordiamo il suo raccontino di "lotta all'ingiustizia" in nome della verità.

Tuttavia, l'uomo che esprimeva pensieri "trasparenti" di sdegno e di condanna per le ingiustizie e le violenze della tirannia, e che continuava a infondere la luce della speranza al suo popolo anche dal profondo della cella oscura dove era stato rinchiuso, è sorprendentemente - e simbolicamente - affine al Mandela che abbiamo conosciuto recluso per quasi 28 anni nelle prigioni sudafricane, e che viene ritratto ne Il colore della libertà - Goodbye Bafana, ultima fatica del regista danese Bille August (La casa degli spiriti, Il senso di Smilla per la neve…).

Presentato in concorso all'ultimo Festival di Berlino proprio la sera dell'11 febbraio, in occasione del diciassettesimo anniversario della scarcerazione del leader africano, il film è tratto dalle memorie del carceriere di Mandela, pubblicate in Italia da Sperling & Kupfer con il titolo di Nelson Mandela, da nemico a fratello. Questa produzione internazionale, che vede coinvolta anche l'Italia, narra la storia di James Gregory, sorvegliante dell'illustre ergastolano dal 1968 a Robben Island fino a Pollsmoor, e infine a Victor Verster dove avvenne la liberazione nel 1990.

Scritto da ADMIN
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