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Il sangue freddo di Truman

Schede

09/03/2009

Il film

Il titolo italiano di questo film può suonare strano: si tratta, infatti, di una combinazione fra il nome e il cognome dell' autore, e il titolo del suo libro più celebre, mentre nell' originale inglese è, più semplicemente, Capote. Alla base della sceneggiatura e dei dialoghi di Dan Futterman c' è la biografia dello scrittore, firmata dall' amico Gerald Clarke, che per scriverla ci impiegò tredici anni, con l' apporto del titolare medesimo. L' intenso e solenne lungometraggio diretto da Bennett Miller parte dal 1959 e approda al 1965. Ossia, inizia dalla cronaca, appresa su un articolo del New York Times, di un efferato delitto, consumato a Holcomb, Stato del Kansas, dei quattro membri della famiglia Clutter, ad opera dei due "balordi" Perry Smith (Clifton Collins, jr.) e Dick Hickock (Mark Pellegrino). La vicenda termina con l' ultimo appello, respinto, e l' esecuzione dei due assassini, che salirono sulla forca il 15 aprile: Hickock, 33 anni, fu impiccato alle ore 0.41; Smith, 36 anni, alle ore 1.19; erano presenti, fra gli altri, Truman Capote in persona e l' agente capo investigativo Alvin Dewey (Chris Cooper).
Attraversando il periodo 1959-1965, il film - soprattutto per mezzo della magistrale interpretazione del protagonista, Philip Seymour Hoffman, meritatamente premiato con l' Oscar 2006 - narra (ma sarebbe dire meglio che va a sondare con sempre maggiore perspicacia) il processo di identificazione di Capote con il vero ed unico omicida (Hickock gli fece da complice), Perry Smith. Di lui Truman diceva: "E' come se fossimo nati nella stessa casa. Poi, un giorno, lui è uscito dalla porta sul retro e io dalla porta davanti". Gli inquietanti stati d' animo dell' autore si avvertono già nello scarto - letterario, psicologico e morale - che passa tra l' articolo scritto sul caso per la rivista "The New Yorker" e il romanzo/documento A sangue freddo che si sviluppò da quella occasione in poi. La devastazione interiore di Capote viene mostrata come diretta conseguenza della stesura materiale del libro e delle sue personalissime, segrete implicazioni. La simbiosi Truman/Perry subisce fasi alterne: dapprima, un atteggiamento protettivo da parte dello scrittore; successivamente, un istintivo rifiuto della persona dell' altro, man mano che si avvicina il momento dell' esecuzione. Capote stabilisce un rapporto di dipendenza tra l' autore e il soggetto di cui si occupa: tanto che non riesce a dargli una soluzione, e quindi a terminarlo, fino a quando i due colpevoli non vengono giustiziati. Il film, dunque, punta sulla genesi del libro, evidenziando l' ambiguità di Truman nei confronti di Perry, la deriva e la solitudine dello scrittore (dovuta, anche, al passaggio di età e all' uso di alcol e droghe), il cinismo, l' opportunismo, la freddezza estetizzante del suo voler essere un gay/dandy, elegante e un po' affettato, eccentrico e narcisista, avido di successi mondani e di riconoscimenti eccezionali, sia come uomo, sia come artista. A Nelle Harper Lee (Catherine Keener), verso il finale del film, a esecuzione avvenuta, Truman dice: "Non c' è niente che avrei potuto fare per salvarli"; e lei, pacatamente, gli risponde: "Forse no. La verità è che non hai voluto".

Scritto da ADMIN
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