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Il ritorno de I tre moschettieri

Schede

24/11/2011

Uno dei romanzi più celebri e più letti in assoluto nel mondo, è anche inevitabilmente uno dei più amati dal cinema. Arriva adesso una nuova versione ipertecnologica e iperspettacolare. Che si prende notevoli libertà rispetto al testo di Dumas, ma conserva in pieno l'anima dei personaggi. Tra duelli a fil di lama, combattimenti wuxia, intrighi, amori e aeronavi che sparano cannonate. Un primo capitolo di quello che, quasi certamente, rappresenterà l'inizio di un nuovo franchise 'europeo'.

Francia, 17° secolo. Il giovane soldato di ventura D'Artagnan decide di recarsi a Parigi per entrare nel corpo dei Moschettieri. Arrivato nella capitale, scopre che la milizia reale è stata sciolta e che solo tre uomini sono rimasti fedeli al sovrano: Athos, Porthos e Aramis. Dopo essersi unito a loro, affronta una serie di avventure per difendere il Re e la Regina dalle trame del perfido Cardinale Richelieu e dei suoi fedeli alleati, Milady De Winter e il Conte di Rochefort. In ballo non vi è solo il trono di Francia ma una guerra che potrebbe coinvolgere l’intera Europa a cominciare dall’Inghilterra con il suo molesto Duca di Buckingham.

I Tre Moschettieri di Paul W. S. Anderson è un grande film di intrattenimento. Girato negli studi di Babelsberg, appena fuori Berlino, tra giganteschi set dove sono stati ricostruiti pezzi di galeoni lunghi venticinque metri (il resto è stato completato al computer), i tetti della Cattedrale di Nôtre-Dame, maestosi palazzi veneziani circondanti da canali d’acqua come nella realtà. E qui, cominciano le prime stravaganze, il prologo del film è ambientato a Venezia e - non esiste nel libro - come pure quel repertorio di armi folli ed eccentriche che sembrano uscite da un B-movie fantasy dal gusto un po’ rétro. Le più impressionanti sono le navi volanti da guerra create da Leonardo Da Vinci e finite nelle mani di Richelieu e Buckingham grazie agli affari sporchi di Milady. Inoltre la modernità la si vede anche nei primi moschettieri in 3D. Con un budget di 100 milioni di dollari, Anderson ha costruito una storia avvincente – e non un baraccone hollywoodiano, anche perché il film è prettamente europeo – grazie soprattutto all’avere ben miscelato quelle che abbiamo chiamato stravaganze con il mantenere saldamente come filo conduttore le caratteristiche che hanno reso universale il romanzo di Dumas. Il cast è senz’altro un punto di forza, come pure le scenografie e una sceneggiatura attuale e molto ironica. Christoph Waltz è l’intrigante Cardinale Richelieu, Orlando Bloom l’infido Duca di Buckingham, Ray Stevenson, Matthew Macfayden e Luke Evans sono Porthos, Athos e Aramis, mentre Logan Lerman, ovvero il Percy Jackson ladro di fulmini, è il giovane D’Artagnan. Milla Jovovich, moglie nella vita del regista, è la splendida e infedele Milady, Mads Mikkelsen è il Capo delle Guardie del Cardinale: Rochefort, Juno Temple la Regina Anna e Freddie Fox uno strepitoso Luigi XIII. “E’ una storia che amo da sempre – afferma Anderson – e questo vale anche per la maggior parte degli attori. Fra gli adattamenti il mio preferito rimane quello di Richard Lester. E come i precedenti anche il mio film è lo specchio dei tempi in cui sono stati rievocati. I temi di fondo sono sempre gli stessi e non passano mai di moda: l’amore, la politica, la religione, il coraggio, l’amicizia e la lealtà, gli intrighi, i tradimenti, la voglia di trovare il proprio posto nel mondo. In fondo il romanzo parla delle aspirazioni di un giovane. Ma realizzare I Tre Moschettieri dopo la saga dei Pirati dei Caraibi che ha reinventato un genere contaminandolo con una buona dose di fantasy obbliga necessariamente a scelte diverse. La mia versione del romanzo è moderna, sexy, più irriverente e stravagante”. Per quanto riguarda il tridimensionale, Anderson ne è un fan, convinto che è il miglior modo per esaltare non solo l’azione, duelli e combattimenti, ma anche location mozzafiato e ricchi costumi. Il film finisce con il sequel pronto... e non bisognerà certo aspettare i ‘Venti anni dopo’ del romanzo originale, per vedere i Moschettieri di nuovo in azione.

ALEXANDRE DUMAS, UNA VITA CAPPA E SPADA

Le avventure de I Tre Moschettieri sono il frutto della prolifica fantasia di uno dei romanzieri più celebri dell'Ottocento francese, Alexandre Dumas Davy de la Pailleterie, meglio noto come Alexandre Dumas padre. Nato a Villers-Cotterêts il 24 luglio 1802, Alexandre Dumas era figlio di un generale della Rivoluzione Francese, un uomo d'armi che combatté al fianco di Napoleone, per poi cadere in disgrazia e morire povero e dimenticato da tutti. Il Generale era mulatto, in quanto figlio di un marchese francese e di una schiava 'africana' di Haiti, lo scrittore Dumas era, quindi, per un quarto di ascendenza africana.

Il padre nella vita del nostro romanziere ebbe un'importanza davvero fondamentale, nonostante morì quando Alexandre aveva solo tre anni e mezzo. Lo stesso nome Dumas, derivava dalla decisione paterna di ripudiare il cognome del suo genitore (Davy de la Pailletterie) e di assumere quello della madre (Dumas, per l'appunto).

Nel 1822 Dumas si trasferisce a Parigi – dopo la Restaurazione della Monarchia – ed entra al servizio del Duca di Orléans - che in seguito divenne Re di Francia - come copista, grazie alla sua buona calligrafia. Coltivò da subito una grande ambizione letteraria, ottenendo il primo notevole successo come drammaturgo nel 1829 con Enrico III e la sua corte, primo dei grandi drammi storici romantici, precedendo il più noto Hernani di Victor Hugo del 1830. Messo in scena alla prestigiosa Comédie Française e interpretato da Mademoiselle Mars, un'attrice all'epoca molto famosa, il dramma di Dumas ottenne un successo enorme, costituendo una vera e propria svolta nella sua carriera di autore.

Vi furono altri grandi successi per il Dumas drammaturgo: Antony del 1831, un dramma con un protagonista byroniano contemporaneo, considerato il primo dramma non storico romantico. Seguirono La Torre di Nesle del 1832 e soprattutto Kean del 1836, basato sulla vita del celebre attore inglese Edmund Kean e impersonato per la prima volta dall'attore francese Frédérick Lemaître.

Oltre che prolifico scrittore Dumas fu imprenditore di se stesso, viste le fortune accumulate con i proventi letterari, acquistando terreni, immobili e fondando alcuni giornali. Imprese spesso fallimentari, e sempre mirate alla cultura. Viaggiò moltissimo prima Olanda e Germania poi, dal giugno del 1858 al marzo del 1859 si recò in Russia, da San Pietroburgo fino al Caucaso. Dumas fu amico e ammiratore di Giuseppe Garibaldi e partecipò alla Spedizione dei Mille, raccontata ne I Garibaldini pubblicato nel 1861. Era al fianco di Garibaldi il giorno dell'ingresso dell'Eroe a Napoli. Fu poi nominato da questi 'Direttore degli Scavi e dei Musei', carica che mantenne per tre anni (1861/1864). Scrisse anche la monumentale storia de I Borboni a Napoli. Nel corso del suo soggiorno a Napoli, Dumas ebbe modo di conoscere bene la città e i suoi abitanti, che descrisse in modo mirabile in alcuni suoi libri quali Il Corricolo e La San-Felice, biografia romanzata di Luisa Sanfelice

Nel settembre del 1870, dopo una malattia vascolare che lo lasciò semiparalizzato, si trasferì nella villa di suo figlio Alexandre - anche lui scrittore, autore di La Signora della camelie - a Puys, vicino a Dieppe, dove morì il 5 dicembre.

La fabbrica Dumas

Vero e proprio precursore della letteratura popolare, Alexandre Dumas Padre è l'inventore dello stile-feuilleton (d'appendice), che coincide con la nascita della stampa quotidiana, indirizzata alla massa dei nuovi lettori. E' anche il precursore (fino all'arrivo del cinema e dei telefilm) della produzione seriale, diventando un modello da seguire per gli artisti che guardavano al grande pubblico ed un vero e proprio bersaglio per il mondo accademico e per i letterati cosiddetti 'colti'.

Suo tra l'altro l'attacco diventato celebre delle “notti buie e tempestose.” (cap.  LXVde I tre moschettieri”).

Ammiratore di Walter Scott, Dumas si specializza nel romanzo storico. In una dozzina di anni pubblica quasi ottanta romanzi, che i giornali si disputano, utilizzando i codiddetti 'negri' ovvero i numerosi collaboratori di cui si circonda, come in una vera e propria redazione, e che gli forniscono soggetti e intrecci per romanzi presto dimenticati come Le Chevalier d'Harmental (1842), Ascanio, GeorgesAmaury (tutti e quattro usciti nel 1843), o  diventati immortali come la trilogia dei moschettieri con I tre moschettieri (1844), Vent' anni dopo (1845) e Il Visconte di Bragelonne (1848-1850), o come Il Conte di Montecristo (1844-1845) o  La Regina Margot (1845). Scrive, oltre a quest'ultimo romanzo, narrazioni che evocano le guerre di religione: Il cavaliere di Maison-Rouge (1846), Madame de Monsoreau (1846), e sotto il titolo generale di Memorie di un medico, sono riuniti Giuseppe Balsamo (1846-1848), Il collare della regina (1849-1850), Angel Pitou (1851) e La Comtesse di Charny (1852-1855), romanzi la cui azione si svolge nel XVIII secolo.

Più vicino alla tradizione degli inventori di favole e di epopee che alle discussioni letterarie del suo tempo, è il creatore di una mitologia nuova, i cui eroi hanno nutrito l'immaginazione di un pubblico vastissimo, immersi in una storia svuotata dei reali conflitti e scenario romanzesco di luccicanti avventure.

Opere concilianti, dove le lotte sono soltanto prodezze eroiche e dove, una volta punito il cattivo, ognuno ritorna pacificamente al proprio posto e soprattutto la grande Francia trionfa sempre e comunque. Così, ne I tre moschettieri, le lotte tra Richelieu e la nobiltà, come quelle tra Mazarino ed i frondisti sono soltanto conflitti provvisori: tutti finiranno per riconciliarsi, e il vecchio rivale di Richelieu diventerà maresciallo di Francia. Quindi la Storia si limita a prestare i personaggi alla fervida fantasia di Dumas, con il risultato che le azioni di questi stessi nei romanzi non hanno granché  a vedere con ciò che fecero i loro alter ego storici.

ATHOS, PORTHOS, ARAMIS E... D’ARTAGNAN...

Le avventure de I tre moschettieri fu pubblicato per la prima volta nel 1844 e da allora ha conquistato un posto importante nell'immaginario di ogni generazione di lettori. La storia è nota. Gli interminabili duelli, le liti, le 'guasconate' dei tre moschettieri: Athos, Porthos e Aramis, più il giovane D'Artagnan, ruotano attorno agli intrighi orditi dal Cardinale Richelieu per mettere in cattiva luce la Regina di Francia. I nostri intrepidi e coraggiosi cavalieri non si fermeranno di fronte a nulla pur di riportare alla Sovrana i due puntali di diamanti da lei regalati al Duca di Buckingham, in tempo per il gran ballo. Inutile dire che l'onore della Regina sarà salvo mentre Richelieu, dovrà ingoiare l'amaro calice della sconfitta. Ma prima di quel momento non mancheranno i colpi di scena che faranno sussultare il lettore o lo spettatore per le situazioni nelle quali si troveranno i fedeli servitori di Sua Maestà...

I PIU’ FAMOSI ADATTAMENTI SUL GRANDE SCHERMO DEI NOSTRI EROI

I tre moschettieri al cinema è senza dubbio il romanzo di Alexandre Dumas più fortunato dal punto di vista cinematografico. Nel senso che non si contano le versioni dedicate al grande come al piccolo schermo. Ecco i cinque film più famosi.

- I tre moschettieri (The Threee Musketeers, Usa, 1948) di George Sidney con Lana Turner, Gene Kelly, Van Heflin, June Allyson. E' questa una delle versioni più celebri del romanzo di Dumas e probabilmente la più fedele allo spirito del libro. Non si contano fughe, cavalcate, tradimenti. Il film presenta anche uno dei più lunghi duelli della storia del cinema: 5 minuti. Protagonista, naturalmente, D'Artagnan.

- I tre moschettieri (Les Trois mousquetaires, Italia/Francia, 1961) di Bernard Borderie con Gérard Barray, Mylène Demongeot. La solita avventura, vista in chiave "filologicamente corretta". In Italia, il film uscì diviso in due parti: I tre moschettieri e La vendetta di Milady.

- I quattro moschettieri (Italia/Francia, 1963) di Carlo Ludovico Bragaglia con Aldo Fabrizi, Nino Taranto, Erminio Macario, Peppino de Filippo, Carlo Croccolo, Lisa Gastoni, Milena Vukotic. Versione "casereccia" del romanzo di Dumas. I comici di casa nostra si sostituiscono ai moschettieri autentici e ne combinano di tutti i colori. Richelieu è impersonato da Peppino de Filippo.

- I tre moschettieri (The Three Musketeers, Usa,1974) di Richard Lester con Michael York, Oliver Reed, Raquel Welch, Richard Chamberlain, Geraldine Chaplin, Faye Dunaway, Charlton Heston. Un adattamento goliardico e di grande intrattenimento, scanzonato e divertito, con un cast di grandissimi attori. Le avventure di D'Artagnan viste con "licenza".

- I tre moschettieri (The Three Musketeers, Usa, 1993) di Stephen Herek con Charlie Sheen, Kiefer Sutherland, Chris O'Donnel, Rebecca De Mornay. Versione moderna e, per molti critici la meno azzeccata, delle originali avventure dumasiane. Poco cappa e spada e molte esibizioni di combattimenti decisamente più in stile hollywoodiano.

I FILM DI CAPPA E SPADA

“Le donne, i cavalier, l' armi, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese io canto”...

Le origini di questo genere cinematografico sono da ricercare nei racconti cavallereschi del Medioevo, come per esempio Robin Hood, Re Artù e I Cavalieri della Tavola Rotonda. Le opere più famose, quelle con tutte le caratteristiche richieste ovvero duelli a colpi di fioretto, spadaccini che tengono testa da soli a manipoli di avversari, inseguimenti, cavalcate, ricca nobiltà da una parte, popolino oppresso dall’altra, una singolare storia d’amore, saltimbanchi itineranti e il buono che smaschera e sconfigge il cattivo, sono quelle di scrittori come Alexandre Dumas (su tutti I tre moschettieri), nelle avventure di Zorro di Johnston McCulley e un gran numero di storie sui pirati. Altri scrittori specializzati nel genere ‘cappa e spada’ sono stati Rafael Sabatini, Emma Orczy, Sir Walter Scott ed Edmond Rostand.

Lo stile eccessivo, disinvolto, ma anche ironico, divenne presto uno dei più apprezzati stilemi cinematografici di Hollywood e raggiunse la grande popolarità grazie anche ad attori come Douglas Fairbanks, Sr., il più celebre interprete di eroi come D'Artagnan e Zorro, nonché abile spadaccino ed Errol Flynn.

Durante gli anni Sessanta il genere subì un calo di popolarità man mano che prendevano piede i film d'azione. Ma ultimamente la tendenza si è un po’ invertita e il suo fascino è stato riscoperto, tra gli esempi contemporanei si possono annoverare: La maschera di Zorro (1998) e la serie di Pirati dei Caraibi (dal 2003).

I film più rappresentativi del genere sono:

Il segno di Zorro (The Mark of Zorro, 1920) di Fred Niblo con Douglas Fairbanks

Il ladro di Bagdad (The Thief of Bagdad, 1924) di Raoul Walsh con Douglas Fairbanks

The Black Pirate (1926) di Albert Parker con Douglas Fairbanks

La maschera di ferro (The Iron Mask, 1929) di Allan Dwan con Douglas Fairbanks

Captain Blood (1935) di Michael Curtiz con Errol Flynn

La leggenda di Robin Hood (The Adventures of Robin Hood, 1938) di Michael Curtiz e William Keighley con Errol Flynn

Le avventure di Don Giovanni (Adventures of Don Juan, 1948) di Vincent Sherman con Errol Flynn

Scaramouche (1952) di George Sidney con Stewart Granger

Lo scudo dei Falworth (1954) di Rudolph Maté con Tony Curtis e Janet Leigh

Scritto da Patrizia Morfù
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