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Il passato ed il futuro del cinema si incontrano

Schede

02/02/2012

Un maestro del cinema come Martin Scorsese gira il suo primo film in 3D con una storia che è un grande omaggio alle origini del cinema, mescolando il passato e il futuro del cinema, con un fantasy che profuma di Oscar.

Parigi, 1930. La vita non ha mai sorriso al dodicenne Hugo Cabret (Asa Butterfield). Dopo la morte del padre (Jude Law), rimasto ucciso nell’incendio sprigionatosi nel museo in cui lavorava, il ragazzino ha imparato a vivere nascosto all’interno della stazione ferroviaria, sostituendo in gran segreto lo zio – anch’egli nel frattempo deceduto - nella riparazione del grande orologio e tirando a campare grazie a dei piccoli furti. L'unica persona con cui Hugo divide i suoi segreti è la coetanea Isabelle (Chloë Moretz), con la quale scopre di avere molte cose in comune. Intanto per portare a termine la costruzione di un automa iniziata dal padre, ruba i pezzi di cui necessita da un negozio di giocattoli all’interno della stazione stessa. Provocando la reazione del proprietario, un eccentrico signore, che risponde al nome di George Méliès (Ben Kingsley), che con le sue scoperte ha appena dato il via ad una grande avventura…

 

Hugo Cabret

(Hugo, 2011, Usa)

Regia di Martin Scorsese con Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Jude Law, Christopher Lee

127’, Fantasy, 01 Distribution,

uscita 3 febbraio

 

Sogni di celluloide

Adattamento del romanzo grafico ‘La straordinaria invenzione di Hugo Cabret’ di Brian Selznick, il nuovo film di Martin Scorsese in 3D lascia meravigliati come se si scoprisse il cinema per la prima volta. “E’ stata un'avventura eccitante, toccante, divertente, una sorta di festa del cinema” ha commentato Scorsese.

La storia della settima arte fa parte del Dna del grande regista, e questo film, imperdibile per gli amanti del cinema di tutte le età, ne restituisce la spettacolare, emozionante avventura. Cast stellare che vede in primo piano il sorprendente Asa Butterfield affiancato dalla piccola diva in ascesa Chloe Moretz, Jude Law, Sacha Baron Cohen ed il bravissimo Ben Kingsley alle prese con l’importante ruolo di George Méliès, Scorsese realizza Hugo con lo stesso spirito di Méliès, ricreando un entusiasmante mondo parigino, con la stessa stoffa di cui sono fatti 'i sogni di celluloide'.

Scorsese ricrea i primi tempi del cinema, quando Méliès, all'epoca un mago-illusionista, scopre la magia del cinema, divertendosi a realizzare (con l'aiuto della moglie Jeanne (Helen McCrory), alcune meraviglie.

Scorsese e il 3D

Accantonati momentaneamente thriller e serie tv, il regista, premiato proprio per questo film ai Golden Globes 2012, realizza il sogno che aveva di portare in sala la storia dell’orfano Hugo, affascinato dalla graphic novel di Brian Selznick.

135 ore di girato, 28 attori, 500 comparse, 94 musicisti, per 150 milioni di dollari di budget , sono i numeri della monumentale quanto appassionata dichiarazione d’amore in 3D di Martin Scorsese al mondo del cinema. “Ne è valsa la pena – ha dichiarato il produttore Graham King – questa tecnologia ha aggiunto spessore, bellezza e magia”.

“Per me che vedo già il cinema come qualcosa di magico, infilarmi gli occhiali e vedere le immagini con la profondità con cui le vediamo nella realtà aggiunge qualcosa di straordinario – dice Scorsese - tutto è stato un po’ una sorpresa. Devi imparare a come allineare gli attori, a come usare il loro linguaggio del corpo, a sfruttare il nuovo senso di intimità”.  “La fotografia di Hugo Cabret è la migliore mai vista in un film del genere”, ha dichiarato James Cameron. E proprio come è capitato a Cameron, convertito al 3D sulla strada di Avatar, anche Scorsese vede decisamente il futuro del cinema in questa tecnologia: “Dove andremo non lo so, ma ogni nuova tecnologia genera resistenze. Comunque, anche se entriamo in un nuovo mondo, quello che resta alla fine è ciò che racconti, la storia e i suoi personaggi”.

Dalla graphic novel al grande schermo

L'autore del libro Brian Selznick, nonché rampollo di una delle più antiche famiglie di produttori del cinema hollywoodiano, ha dichiarato: “Dentro a questa storia c'è Dickens, Truffaut, Méliès ma anche Jules Verne e Jean Vigo”. Hugo Cabret è un’esperienza che fonde passato e presente in un unico progetto che esplicita con totale poesia la potenza evocativa del Cinema con la “C” maiuscola.

“L'idea del libro - racconta Selznick - mi è venuta dopo aver saputo della collezione di automi di Georges Méliès. La storia si basa molto sul legame tra figlio e genitore, infarcita di citazioni di Truffaut e di Jean Vigo. Quando ho saputo che Scorsese voleva farne un film, sono stato felice, è stato un momento incredibile”.

La gestazione di Hugo Cabret risale al lontano 2007, quando Graham King acquistò i diritti della graphic novel insieme a Johnny Depp. King aveva già lavorato con Scorsese per The Departed – il bene e il male,  che portò un Oscar ad entrambi, e da subito convinto dell'idea di proporre l'adatammento cinematografico a Martin. A convincere definitivamente il regista, la figlia Francesca, 12 anni, già fan della graphic novel e conquistata dalla sceneggiatura di John Logan.

Nonostante sia ambientato a Parigi, il film è stato girato in Inghilterra negli studi Longcross nel Surrey e Pinewood nel Buckinghamshire. Cast interamente inglese eccezion fatta per la giovane Chloe Moretz che ha comunque studiato a fondo per modificare il suo accento. Come da tradizione per preparare i suoi attori adulti e piccini, Scorsese ha impartito dei ‘compiti a casa’: la visione di pellicole come  Scarpette rosse o I sette samurai, Sanjuro e Sogni, alcuni lavori di George Mèliès e Vacanze Romane per Chloe Moretz. 

"Scorsese è totalmente diverso da tutti gli altri - racconta il piccolo Asa Butterfield, - ti consente di mettere le tue idee in quello che fai. Alla fine, ho imparato che bisogna sempre impegnarsi fino in fondo, non mollare mai”.

George Mèliés

“E’ un film per famiglie – precisa il regista –, se i genitori lo vedranno da soli, poi ci vorranno tornare con i figli”.

“E’ una storia – continua Scorsese –  che  attraverso gli occhi di un bambino celebra il genio di Méliès: mago, inventore di effetti speciali, inventore del cinema... non poteva lasciarmi indifferente”.

E’ una dichiarazione d’amore appassionata verso la settima arte quella di Scorsese, affascinato a tal punto dall’opera di Méliès da permettersi di rigirare anche alcune sequenze di suoi film muti come Le royaume des fèes. Figlio di scarpai, Maries Georges Jean Méliès è senza alcuna ombra di dubbio, il padre dell’arte cinematografica insieme ai Fratelli Lumiere. Come prestigiatore e illusionista dirigeva il Teatro Robert-Houdin a Parigi, dove venivano messi in scena spettacoli di magia, intervallati da proiezioni di lanterna magica e dal kinetoscopio di Thomas Edison.  La folgorazione per il cinema avvenne il 28 dicembre 1985 quando, assistendo alla prima rappresentazione dei Fratelli Lumière, intuì le potenzialità del nuovo mezzo nell'intrattenimento e nella realizzazione di giochi di prestigio. I suoi primi film imitavano appunto lo stile dei fratelli, fino a trovarne uno proprio, nel quale vi trasferì i trucchi del suo mestiere, filmando rappresentazioni di spettacoli d'intrattenimento. Diresse più di 1500 film servendosi di tutti i trucchi possibili del tempo, sul palcoscenico, sulla pellicola, alterando la velocità delle riprese e intervenendo sul montaggio, per lui sinonimo di metamorfosi. E’ considerato il padre degli effetti speciali: a lui dobbiamo l’introduzione de Il mascherino-contromascherino (l'inquadratura viene divisa in due o più parti, impressionate in momenti diversi), dell’arresto della ripresa, per la sparizione, riapparizione di oggetti e personaggi ecc,  dello scatto singolo (per muovere oggetti inanimati) e dello spostamento della cinepresa avanti e indietro (per ingrandire e rimpicciolire un soggetto).  Il tutto era mischiato a numeri di varietà, scherzi e attrazioni di tipo teatrale (macchine sceniche, modellini, scorrevoli, effetti pirotecnici, ecc.).

Méliès fece un ampio uso di queste tecniche per creare quelle che lui chiamava "fantasmagorie". I suoi film non avevano la pretesa di narrare storie nel senso in cui intendiamo oggi: il suo scopo era fare spettacolo mostrando giochi di prestigio, magari assemblando più episodi autonomi.  Il cinema era per lui il teatro dell'impossibile, dell'anarchia, della sovversione delle leggi della fisica. Nel 1913 purtroppo però la Star Film, sua compagnia cinematografica andò in bancarotta a causa delle politiche commerciali: Méliès vendeva le copie dei suoi film una per una, ma non percepiva nessun diritto d'autore per le singole proiezioni, per cui fu costretto a impegnarsi economicamente per creare continuamente nuove pellicole, che però iniziarono ad essere ripetitive, e dunque non più di interesse per il mercato.  Solo nel 1931 il suo lavoro trovò la fama che meritava grazie alla riscoperta dei surrealisti francesi.  Il suo masterpiece è a tutt’oggi Il viaggio nella luna, recentemente restaurato  e riproposto con la moderna colonna sonora degli Air.

Scritto da Patrizia Morfù
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