Il movimento del ‘68 in Italia e nel mondo
Consumismo e potere del denaro non avevano nessuna presa su quelle masse di giovani. La brutalità della politica aggressiva e prevaricante intrapresa da Washington contro il Vietnam fu uno degli elementi scatenanti che unirono studenti, operai e intellettuali di tutto il mondo in chiave anticapitalistica. Il piccolo popolo vietnamita che decide di combattere e di non arrendersi alimentò un grande movimento di solidarietà contro l'Imperialismo Yankee
In America Latina la figura di Che Guevara che a capo dei guerriglieri boliviani si prefiggeva di costruire un fronte coordinato internazionale antimperialista fu il secondo grande punto di riferimento che esaltò i giovani in rivolta. Da Berkley nel '64 il movimento si estese rapidamente a Parigi, Berlino, Roma, Milano e in molte altre città del mondo.
Un'ansia di conoscenza investe i giovani che con capelli lunghi e pochi mezzi vogliono prima di tutto conoscere il mondo. Autostop, sacco a pelo, ostelli della gioventù, spinelli pochi soldi questo solo bastava per iniziare il lungo viaggio di esplorazione di scoperta del mondo. Lo slogan condiviso "Fate l'amore non la guerra" possiede una forte carica eversiva che si accompagna a una forte consapevolezza sociale che si batte per la non violenza e per l'esaltazione dei valori pacifisti.
In Italia i centri della contestazione furono molti : la facoltà di sociologia a Trento, l'università Statale e la Cattolica a Milano, Architettura a Venezia, Pisa, Torino. Questo grande momento di riflessione collettiva si innesta su un'insoddisfazione generale originata dall'incapacità dei governi di centrosinistra di portare avanti riforme significative per dare un nuovo assetto al paese. Né il PCI né la DC furono in grado di cogliere gli elementi di grande novità antiautoritari espressi dal movimento e nessuno dei due partiti riuscì a cavalcare la montante insoddisfazione lasciando aperti così grandi spazi che permisero la formazione di molti gruppi connotati dalle ideologie più diverse.
Una particolarità del '68 italiano fu l'unione delle lotte studentesche con quelle operaie . Si svilupparono focolai di rivolta e di contestazione praticamente in ogni ambito di lavoro con la formazione dei comitati unitari di base. Ci si rese istintivamente conto che se il "sistema" era il nemico da abbattere le lotte studentesche non potevano che andare di pari passo con le lotte degli operai all'interno delle fabbriche. L'aspirazione all'autonomia operaia e lo sganciamento dalla burocrazia sindacale potevano rappresentare un'autentica rivoluzione nel sistema al quale sarebbe stato molto più difficile procedere per manipolazioni.
Ci si interroga ora perché questo fronte unito di protesta e di opposizione si dissolse così rapidamente. La dispersione delle forze in molti gruppuscoli e la mancanza di una struttura unificante potrebbero essere una risposta. Tuttavia se sul piano politico gli effetti non furono rilevanti lasciando praticamente immutato il panorama dei partiti e dei sindacati è sul piano culturale e del costume che si apprezza l'enorme importanza delle trasformazioni avvenute. Senza il '68 non ci sarebbe stata la nascita del femminismo di massa, l'attenzione ai problemi dell'ambiente una maggior consapevolezza della propria soggettività, l'apertura di mondi chiusi come i manicomi. Negli anni successivi la legalizzazione dell'obiezione di coscienza e l'introduzione del divorzio furono altre due grandi risultati che sarebbero stati inconcepibili prima di quel periodo.
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