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Il miracolo

Schede

09/03/2009

Taranto e il miracolo

«Siamo partiti dalla sorgente del fiume delle idee e lì le acque erano tumultuose e disperse, ma siamo finalmente arrivati alla confluenza con l'emissario maggiore, e poi in pianura, dove il corso del fiume diventa placido e maturo, lì dove, però bisogna controllare gli argini affinchè il fiume non straripi, infine non resta che salire su una barca e lasciarsi portare dalla corrente, facendosi cullare, e magari pescando qualche sorpresa, fino alla foce, dove il fiume, in un ultimo fatale orgasmo, abbandona le sue acque al mare». Il percorso creativo del film, così poeticamente descritto dal giovane e talentuoso regista austro-franco-inglese e italiano, naturalmente, è guidato con maestria ed enorme passione non solo da Winspeare ma anche da un eccellente mago della luce e della fotografia, come Paolo Carnera. Già, perché questo è un film nel quale la luce ha un ruolo molto importante. Forse proprio per questo è girato a Taranto, città che possiede la luce "più struggente" d'Italia, riflessa per ogni dove dall'acqua, che la circonda interamente. Acqua e Luce, Fuoco e Materia, quattro elementi in lotta fra loro in una città spaventosa, perché avvelenata dai fumi dell'impianto siderurgico più grande d'Europa a ridosso dell'abitato, ma incantevole, nello stesso tempo, per la posizione scelta dagli antichi coloni spartani nel luogo più ameno della Magna Grecia: lo scenario ideale per un miracolo dai forti connotati simbolici. La luce, dicevamo. ? di luce che parla questa storia di "ordinario mistero", partendo da un leggero barlume, che diventa poi un'abbagliante chiarore quando ci si trova appena dopo la Vita e subito prima della Morte, in quell'esperienza per la quale non esiste una spiegazione scientifica. Eppure, questa, non è una storia sul paranormale, sul confine tra la scienza e il mistero, quanto un racconto di forte realismo e di magica emozione nello stesso tempo, quella che suscita la potenza dell'amore. Una giovane solitudine femminile e l'innocenza di una adolescenza maschile, liquide ed eteree, assediate dall'arroganza e dalla pesantezza della Materia e del Fuoco si incontrano "per miracolo" nella contraddittoria e paradossale Taranto, la città più bella e lacerata della Puglia, tra il sole trionfante che abbaglia, i fumi dell'acciaieria e il cemento, adagiata nella più generosa conca d'Italia, ma funestata dalla peggiore edilizia. Simbolo efficace di quello che la natura ci offre e che l'uomo può distruggere. Inerte, la città ferita accetta l'Ilva perché distribuisce un po' di lavoro e di soldi, ma avvelena l'aria e i polmoni. La gente vive in una specie di attesa, aspettando il miracolo (l'abbinamento Taranto/miracolo è un'accoppiata dai forti connotati simbolici) in una nefasta immobilità, nella quale si attende che le acciaierie chiudano perché provocano il cancro, ma poiché sono anche quelle che danno da mangiare, si rimane schiacciati in una contraddizione, contro la quale non si riesce a fare altro che aspettare una sorta di miracolo. Basta vedere la processione del Venerdì Santo, la devozione fiduciosa con cui tutti i tarantini, compresi i mafiosi e i ragazzi punk, la vivono, toccando le ferite del Cristo morto, pregando e sperando nel miracolo. Affumicata, gasata, maleodorante, Taranto, che non è mai stata raccontata al cinema (se si esclude qualche passaggio ne Le acrobate di Soldini) diventa però un luogo astratto, a volte anche seducente, grazie alla fotografia di Carnera e alle luci fatate di cui egli la rivesta. Così, da un lato, la regia, ariosa, ampia, luminosa ed istintiva di Winspeare ci porta in giro sui moli "sgarrupati", per le vie dimesse e povere, per le caotiche stradine e le periferie allucinate, fin sopra le ciminiere e i siti industriali - grazie all'uso di grandi panoramiche -, dall'altro ci rivela la volontà di andare oltre, di puntare soprattutto su una storia universale di sentimenti, di povertà e ignoranza, ma anche di facili guadagni e di superficialità borghese, che avrebbe potuto essere ambientata anche a Liverpool o a New York.
Scritto da ADMIN
Tag: il miracolo,
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