questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Il mestiere delle armi

Schede

09/03/2009

I Medici: dalla campagna del Mugello al potere politico

Quando, alla fine del 1200, il primo di quei contadini-mercanti, che ancora odoravano di campagna, si trasferì a Firenze, dalla culla di famiglia, la villa di Cafaggiolo nel Mugello, fu per fare fortuna nel commercio. Ventura ed avventura, buona sorte e coraggio, a volte vera temerarietà, si sono sempre mescolati nella famiglia dei Medici. La loro insegna commerciale recitava: "Col nome di Dio e della buona ventura". Un vero amuleto in cui avere fiducia. L'abilità nell'organizzare in modo perfetto la loro impresa, li portò ad essere in breve tempo i migliori. Perché, allora, con il capitale accumulato, non diventare banchieri? Giovanni, figlio di Bicci, dopo un breve apprendistato in un banco di Roma, tornato a Firenze, vi aprì una sua sede commerciale, per poi fare la stessa cosa a Venezia, a Roma e a Napoli, città aperta a molti interessi economici, ormai i suoi clienti non erano solo più italiani ma anche stranieri. Pur essendo ormai la sua attività principale legata ad operazioni finanziarie, come prestiti, scambi e l'appalto della riscossione delle gabelle comunali, non per questo egli trascurò l'attività tradizionale di famiglia, quella del commercio diretto: mantenne, infatti, una fiorente fabbrica di stoffe di lana, con vendita di tessuti raffinati, a Firenze. A 34 anni decise che fosse giunto il momento di entrare in politica: venne eletto fra i Priori, ebbe diversi incarichi di ambasciatore, per poi divenire Gonfaloniere di giustizia nel 1421, facendosi amare per la sua prodigalità nei confronti del popolo, spesso da lui aiutato attraverso il suo patrimonio personale. Ricchezza, potere e mecenatismo, nella Firenze del Quattrocento, marciavano congiunti. Il danaro si alleava con la cultura, diventando esso stesso strumento di cultura, chi possedeva ricchezze, le usava per farsi committente di opere d'arte. Così, Giovanni finanziò la ricostruzione della basilica di S. Lorenzo, affidandone il progetto a Brunelleschi. In Firenze l'Umanesimo consistette, a differenza che altrove, in una vera alleanza tra la ricca borghesia dei mercanti e gli uomini d'arte e di cultura, nella convinzione che la vera gloria, per artista e committente, poteva nascere solo da tale straordinario e fortunato connubio. L'intera società era coinvolta, era interessata, senza esclusioni, a tutto ciò che si presentasse come innovativo: un'autentica civiltà in progresso, tenuta insieme da un forte elemento aggregante: l'amore per il bene pubblico, coincidente con quello dello stato. I Medici furono grandemente partecipi a tale felice atmosfera, imprimendo alla loro ricchezza un suggello di nobiltà, derivatole dall'uso che essi ne fecero. Ma, il potere, si sa, logora chi non lo ha, è per questo che la voglia di non dividerlo con alcuno cominciò a fare capolino nella famiglia degli ex contadini del Mugello. Chi era riuscito a sconfiggere ogni avversario nel campo del commercio e della finanza, sarebbe stato tanto più capace di farlo in quello della politica. Ma, le battaglie politiche a Firenze si rivelarono più difficili di quelle combattute sui mercati dell'intero mondo commerciale. I successi e le sconfitte in politica non sono confrontabili con i guadagni e le perdite in affari. Se ne sarebbero accorti un po' tutti i Medici, a partire dai due figli di Giovanni, Cosimo e Lorenzo. Con loro si formarono due rami distinti della famiglia: quello di Cosimo, che avrebbe detenuto il primato politico e commerciale per oltre un secolo, e quello di Lorenzo, destinato a strapparglielo solo quando Maria Salviati, del primo ramo, sposò Giovanni dalle Bande Nere, del secondo ramo: dal loro matrimonio, infatti, sarebbe nato Cosimo, il primo granduca di Toscana.

Scritto da ADMIN
VOTO
 

SCRIVI UN COMMENTO

  • Image User
    Non risulti attualmente loggato!
    Non è più; possibile lasciare commenti.

FILM IN SALA

PROSSIMAMENTE