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Il crollo dell’ultima frontiera

Schede

09/03/2009

Decisamente impropri i titoli italiani: sia questo del film di Ang Lee, che  ammicca a dei 'segreti' che non rendono giustizia al coraggio del film (oltre ad essere dei segreti di Pulcinella), sia quello, troppo generico, del breve racconto (meno di 50 pagine), Gente del Wyoming (1998), della scrittrice e giornalista Annie Proulx, vincitrice del premio Pulitzer per la narrativa nel 1997. La pubblicazione, presso gli editori Baldini, Castoldi e Dalai, è datata 1999, e la ristampa è del 2005, in occasione dell' uscita nelle sale del lungometraggio a cui è stato assegnato il Leone d' Oro all' ultima Mostra Cinematografica di Venezia, seguito dai quattro Golden Globe e dalle otto nomination all' Oscar 2006. Molto più bello il titolo originale, dell' uno e dell' altro, Brokeback Mountain, che fa riferimento semplicemente al luogo dove la vicenda prende il via a partire dal 1963.
Non è un gay western, come qualcuno lo ha definito, ma piuttosto una grande e drammatica storia d'amore 'impossibile' tra due autentici cowboy. La grandezza di Ang Lee e dei suoi straordinari interpreti, è di mettere di fronte due giovani visceralmente cowboy, di spedirli in luoghi incontaminati e selvaggi, e far maturare tra di loro dei sentimenti altrettanto incontaminati, ma decisamente meno mascolini, che non riescono e non riusciranno mai ad accettare pienamente.

Ma senza entrare troppo nei particolari della storia, che ha già fatto il giro del mondo per la sua intrinseca eccentricità, non possiamo non segnalare le discussioni che ha suscitato, soprattutto in America, dove ovviamente il mito del cowboy, e della frontiera è considerato una specie di patrimonio nazionale e quasi genetico. A tale proposito, ricordiamo le opposte e significative dichiarazioni di due grandi registi, schierandoci dalla parte del secondo. Clint Eastwood - che è considerato un'icona del cinema western - ha decisamente disapprovato la storia del film, rivendicando alla figura del cowboy 'duro e puro' una autentica dignità culturale, oltre alla grande epopea del cinema western. Al contrario, Peter Jackson ha parlato di potenza del sentimento d' amore che intercorre fra due esseri umani, della sua valenza universale, del suo porsi al di fuori di schemi precostituiti e a prescindere dalle scelte o inclinazioni affettive di ciascuno. Ma non era certo la sovversione del mito del cowboy l'obiettivo del regista, quanto piuttosto la rilettura di un'amicizia virile che si trasforma in storia d'amore. Ed in questo senso l'omosessualità dei protagonisti diventa quasi marginale, certamente non provocatoria, quanto intima e sofferta condizione umana.


Scritto da ADMIN
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