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Gnomeo &  Giulietta - Shakespeare al cinema

Schede

07/03/2011


“Amore corre verso amore, così come gli scolari lasciano i loro libri, per contro, amore lascia amore con volto corrucciato con cui gli scolari vanno a scuola.”

William Shakespeare, Romeo and Juliet (atto II, scena II)

Assommano a circa settecento i film tratti dalle opere di William Shakespeare, perciò egli è reputato ancor oggi lo sceneggiatore più prolifico di tutta la storia del cinema, quantunque sia vissuto in un’epoca in cui il mezzo cinematografico non era stato neppure pensato. Tale considerevole numero di rappresentazioni sul grande schermo, sia in forma integrale che negli adattamenti, dimostra l’attualità delle sue storie nel corso dei secoli, e nel contempo la modernità, la qualità espressiva, e dirompente, della sua lingua, che ha disseminato nella cultura universale un repertorio praticamente inesauribile di aforismi e citazioni che tuttora continuiamo a utilizzare proficuamente.

Ovviamente, la forza della sua drammaturgia risiede anche nella struttura narrativa e nella costruzione dei personaggi: le sue tragedie e le sue commedie hanno portato sul palcoscenico l’amore e il potere, il vano furore delle guerre e la condizione esistenziale dell’essere umano, senza risparmiare allo spettatore gli intrighi più complicati e gli effetti più plateali, i paradossi ai limiti dell’improbabile e l’efferatezza dei delitti, l’odio e la passione, la violenza e la pietà, la carne e il sangue...

Se il teatro propone di continuo nuove forme espressive e sceniche, regie originali e attualizzate, anche la musica – dal poema sinfonico di Ciajkovskij al balletto di Prokofiev, dall’opera I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini al notissimo musical di Bernstein (West Side Story), dalla ballata dei Dire Straits (Romeo and Juliet) all’orecchiabile Juliet di Robin Gibb – e il cinema specialmente, accanto a messinscene assolutamente fedeli alla maniera classica, da Georges Méliès a oggi si è cimentato, anche con successo, nella sperimentazione, nell’adattamento e nella riscrittura dei testi shakespeariani, cambiando ambientazioni, epoche storiche, linguaggi e forme della rappresentazione.

Esistono almeno una quarantina di pellicole sulla tragica vicenda dei due giovani amanti di Verona, a partire dalla prima datata 1900. La fortuna di Shakespeare già nel cinema muto dimostra quanto il suo teatro, pur privo dei dialoghi, contenesse, solo per la varietà dell’intrigo e la bellezza delle finzioni, tutti quegli elementi che il cinema richiede per una sceneggiatura. L’avvento del sonoro, con la possibilità, per i cineasti, di accostarsi anche al testo, coincide con una rinnovata fortuna cinematografica dell’autore, i cui drammi continuarono a fornire alla settima arte una costante fonte d’ispirazione.

Giulietta e Romeo (1936) ufficialmente attribuito a George Cukor, ma di fatto diretto dal “boss” della M.G.M. Irving Thalberg, viene citato come una delle versioni paradigmatiche del Bardo a Hollywood. Tra gli interpreti del film vanno ricordati il mitico John Barrymore nei panni di Mercuzio, e la coppia Norma Shearer e Leslie Howard, i quali recitarono la parte degli amanti adolescenti. Va tuttavia sottolineato il fatto che a quel tempo i due attori vantavano rispettivamente 35 e 42 anni, ma evidentemente ciò non dovette interessare molto a Thalberg, marito della bella protagonista. E poi c’era sempre il genio di Stratford a soccorrere la messinscena…

Per ragioni che si possono facilmente intuire  il cinema italiano ha trovato particolarmente congeniale il testo in esame, fatto confermato da almeno un trittico di regie che hanno privilegiato l’aspetto scenografico e pittorico (Renato Salvatori, 1954), quello popolare (Riccardo Freda, 1964), e soprattutto quello moderno e attualizzante (Franco Zeffirelli, 1968). Quest’ultima lettura, premiata con due Oscar, si avvaleva anche di un’abile contestualizzazione che tentava di interpretare il senso della ribellione studentesca di quei mesi da parte dei due giovanissimi protagonisti.

Di Ernst Lubitsch ricordiamo, invece, un’elegante e ironica versione “nevosa” del lontano 1920 (Romeo und Julia im Schnee), mentre l’ottimo Giulietta, Romeo e le tenebre (1959) di Jiri Weiss ambienta la vicenda tragica dei due amanti nella Praga occupata dai nazisti. Ma gli esempi più memorabili del dramma risultano essere ancor oggi il musical West Side Story (1961) di Robert Wise, premiato dall’Academy con ben dieci statuette, e Romeo + Juliet (1996) egregiamente diretto da Baz Luhrmann.

Il regista australiano, pur collocando le vicende in un’improbabile Verona Beach, una sorta di metropoli balneare del prossimo futuro, infestata da gang giovanili etnicamente e religiosamente caratterizzate, e girando a un ritmo vorticoso e assordante scene allucinate e violente, realizza un lungometraggio che si distingue piuttosto per le eccellenti performance di Leonardo di Caprio (Orso d’argento al Festival di Berlino) e Claire Danes, la coppia di giovani innamorati, che in questo lungo videoclip declamano, e spesso urlano, i versi del testo originale, senza per questo penalizzare il pathos scespiriano, o apparire dissonanti.

La rassegna, seppur parziale, non può che concludersi con Gnomeo & Giulietta, che come già enunciato, trasporta la parola di Shakespeare nell’universo virtuale della visione tridimensionale su grande schermo. La stravaganza del racconto non risiede tanto nel finale lieto, quanto nell’aver saputo trasportare la storia archetipa dell’amore perfetto, ma contrastato dalla società, in un contesto mai prima d’ora praticato, se si eccettua lo spiritoso impiego dei nani da giardino ne Il favoloso mondo di Amélie (2001) di Jean-Pierre Jeunet. 

E nell’orgia di vacuità del nostro tempo Gnomeo & Giulietta potrebbe anche contribuire a placare la propaganda e le gesta del Fronte di Liberazione dei Nani da Giardino che tra goliardia, teppismo e scaramanzia ha già infestato molti paesi europei, in alcuni casi rendendo impossibile la “vita” dei simpatici gnomi, barbuti e sorridenti, già creature dei boschi oggi prestate al decoro kitsch delle villette piccolo-borghesi.

Oltre a svariate denunce per furto e violazione di domicilio, tale crociata ha trovato insperati alleati in alcuni amministratori pubblici decisamente “attenti all’ambiente”. Infatti, Furore, un comune della costiera amalfitana, nel maggio 2010 ha emanato (primo al mondo?) il divieto di esporre i nani da giardino perché essi altererebbero il paesaggio naturale. Dispiace sapere che perfino Biancaneve è stata colpita dal provvedimento. Verrebbe, però, da chiedersi: “E la monnezza?

 

CLAUDIO LUGI

Scritto da Claudio Lugi
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