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Eroi sconosciuti

Schede

05/10/2012

LA STORIA DI YAGUINE E FODE’

Yaguine e Fodè sono due ragazzi di 15 e 14 anni di Conakry, la capitale della Guinea. Sono grandi amici, e nella scuola poverissima che frequentano, hanno appreso l’esistenza delle istituzioni dell’europa comunitaria. Questa scoperta fa nascere in loro l’idea di scrivere una lettera ai “signori membri e responsabili dell’Europa”, per chiedere aiuto a nome di tutti i loro coetanei africani. Una lettera appassionata quanto ingenua che i due amici decidono di consegnare personalmente al Parlamento Europeo di Bruxelles, infilandosi nel vano del carrello di un Airbus A300 della compagnia belga Sabena. Sono morti congelati non sapendo che la temperatura esterna di un aereo in quota si aggira intorno ai -50 gradi. Era il 2 agosto del 1999.

La lettera 

Loro eccellenze i signori membri e responsabili dell’Europa.
Abbiamo l’onore e il piacere e la grande fiducia di scrivervi questa lettera per parlarvi del nostro viaggio e della sofferenza di noi bambini e giovani dell’Africa.
Ma prima di tutto, vi presentiamo i nostri saluti più squisiti e rispettosi, a tal fine, siate il nostro sostegno e il nostro aiuto, siatelo per noi in Africa, voi ai quali bisogna chiedere soccorso; ve ne supplichiamo per l’amore del vostro bel continente, per il vostro sentimento verso i vostri popoli, le nostre famiglie e soprattutto per l’amore per i vostri figli he voi amate come la vita...
Signori membri e responsabili dell’Europa, è alla vostra solidarietà e alla vostra gentilezza che noi gridiamo aiuto per l’Africa.
Aiutateci, soffriamo enormemente in Africa aiutateci, abbiamo dei problemi e i bambini non hanno diritti... noi africani, soprattutto noi bambini e giovani africani, vi chiediamo di fare una grande organizzazione utile per l’Africa, perché progredisca. Se vedete che ci sacrifichiamo  rischiamo la vita, è perché soffriamo troppo in Africa e abbiamo bisogno di voi per lottare contro la povertà e mettere fine alla guerra in Africa.
Ciò nonostante noi vogliamo studiare, vi chiediamo di aiutarci a studiare per essere come voi...
Infine vi supplichiamo di scusarci moltissimo di aver osato scrivervi questa lettera in quanto voi siete degli adulti a cui noi dobbiamo molto rispetto...
Yaguine e Fodè due bambini guineiani.

Il film

E’ la storia di un lungo viaggio, quello di Yaguine e Fodè, due adolescenti guineani che hanno scritto a nome di tutti i bambini e i ragazzi africani una lettera  “Alle loro Eccellenze i membri e responsabili dell’Europa“, per chiedere un aiuto per avere scuole, cibo, cure, “.  Con la lettera in tasca Yaguine e Fodè si nascondono nel vano del carrello di un aereo diretto a Bruxelles ed inizia così il loro viaggio della speranza che si incrocia con il racconto di un altro viaggio, questa volta dall’Europa all’Africa, avvenuto dieci anni dopo, fatto da altri due adolescenti ed un pallone.

Thabo che ha tredici anni, portato in Italia da uno sperduto villaggio africano in cerca di fortuna calcistica, vuole tornare al suo paese. Lo accompagna il suo amico Rocco, quattordici anni, di Bari. Anche lui in fuga dal Nord Italia.

Tutti e due i ragazzi sono vittime del mercato di bambini calciatori, sorta di mercato della carne, dal quale sono fuggiti. Fuggiti da un mondo all’apparenza dorato ma al quale loro sentono fortissimamente di preferire il ritorno. A piedi, giocando con un pallone loro unico compagno di viaggio, Thabo e Rocco attraversano l’Africa, percorrendo in senso opposto uno dei tanti “sentieri delle scarpe” tracciati in anni da migliaia di uomini, donne, bambini, in fuga dalle carestie, dalle guerre, dal lento spegnersi della dignità della vita di un intero continente.

Quando l’airbus 300 della Sabena conclude il suo lungo volo atterrando a Bruxelles, un tecnico scopre abbracciati i corpi assiderati di Yaguine e Fodè, nelle loro tasche la lettera indirizzata “ Alle loro Eccellenze…”. Anche il lungo viaggio di Thabo e Rocco si conclude con l’arrivo a N’Dola, un piccolo villaggio dell’Africa equatoriale, dove in un campo di calcio dedicato a Yaguine e Fodè, in una partita giocata al ritmo dei tamburi, tutti, cento contro cento, festeggiano il ritorno di un piccolo campione: uno di loro.

Paolo Bianchini: il regista

Come nasce l’idea di questo film?

L’idea e la spinta per fare il film nasce dalla lettera dei due ragazzi africani. Di fronte a questi fatti si resta indignati e in genere con un grande senso di impotenza. Io ho deciso di impegnarmi a parlarne, e quindi insieme a mia moglie ci siamo messi a lavorare per farne un film che abbiamo prodotto noi stessi.

Accanto alla storia vera di Yaguine e Fodè, il film racconta la storia di altri due ragazzi Thabo e Rocco, anche questa storia è vera?

Con modalità più o meno simili sono tutte storie vere. Ci siamo ispirati alla storia di un ragazzino di colore che è stato trovato alla stazione di Milano dove era stato abbandonato dal suo presunto manager. Era stato scartato dalla scuola di calcio perché non ingrassava e quindi non aveva un adeguato tono muscolare. E’ stato abbandonato alla Stazione Centrale dove il suo ‘procuratore’ l’aveva portato con l’inganno dicendogli che gli avrebbe fatto incontrare un allenatore di una squadra importante, per sparire, piantandolo in asso. Questo ragazzino ha aspettato per una settimana che questo signore rìtornasse. Poi una notte l’ha trovato la polizia dentro una cabina telefonica. Quando l’hanno portato al Commissariato non aveva nessun documento, di sè conosceva solo il nome, non sapeva quanti anni avesse e non risultava censito anagraficamente. Anche il nome del villaggio da cui diceva di provenire non risultava da nessuna parte. E’ stato affidato ad una parrocchia nei pressi della stazione, in attesa di avere ulteriori informazioni, dove è rimasto parcheggiato per qualche mese.  Poi un bel giorno non l’hanno più trovato. Io ho immaginato che abbia deciso di tornare al suo villaggio.

Quindi questo viaggio di ritorno è una sua invenzione?

Io ho cercato di immaginare quello che questo ragazzino dall’apparente età di 14 anni poteva aver provato dentro di sé prima quando ha scoperto che non sarebbe mai diventato un campione e poi quando è stato abbandonato. In genere in questi casi, di fronte ad un fallimento non vogliono più tornare indietro, perché sarebbe una delusione per tutta la comunità da cui provengono, la famiglia, il villaggio, perché la sua fortuna avrebbe rappresentato la fortuna di tutti.  Io invece ho preferito immaginare che lui abbia deciso di tornare, con uno scatto d’orgoglio.

Il suo compagno Rocco è un ragazzino italiano.

Rocco è un altro bambino del sud del mondo, che proviene dalla estrema periferia di Bari dove uno zio lo ha venduto ad una squadra del Nord. Ed anche queste sono storie vere. Storie di famiglie intere che portano i ragazzini in questi centri. E’ la cultura del successo e della ricchezza. Il gioco del calcio non è più divertimento, ma successo economico. Quindi Rocco è un’altra vittima, che quando intuisce che il suo amico è in difficoltà, scappa per andarlo a cercare.

Nel loro incredibile viaggio attraverso l’Italia e l’Africa incontrano personaggi molto singolari.

In un film del genere non poteva mancare un personaggio come Giobbe Covatta. Lui è l’autista di un autobus che sta tornando a Bari dopo aver accompagnato un gruppo di tifosi in una trasferta nel nord, e che finisce per caricare anche i due fuggitivi che dopo l’ennesimo scontro con lo zio di Rocco, decidono di andare in Africa alla ricerca del villaggio di Thabo. Attraverseranno a piedi metà continente africano, giocando con l’inseparabile pallone, percorrendo all’inverso uno dei sentieri cosiddetti della speranza. Li chiamano anche i sentieri delle scarpe perché sono sette percorsi che attraversano il Sahara disseminati di sandali, scarpe e di poveri resti di chi non ce l’ha fatta. Poi quando finalmente arrivano al villaggio di Thabo ritrovano il primo allenatore di Thabo, la persona che gli aveva insegnato a giocare al pallone, la mitica ‘pasta e fagioli, interpretata da Angela Finocchiaro. Chiamata così perché alla fine di ogni allenamento prepara pasta e fagioli per i suoi piccoli atleti. Questo è l’unico personaggio che ci siamo inventati, e nel quale sia io che mia moglie ci siamo idealmente identificati. E’ lei che ci riconduce alla vicenda di Yaguine e Fodè. Abbiamo immaginato infatti che quel 2 agosto del 1999 sia stata lei, come tecnico dell’aereoporto di Bruxelles, a scoprire i corpi dei due ragazzini morti assiderati nel vano carrello, ed a trovare la lettera che avevano in tasca. Questa scoperta innescherà, qualche tempo dopo, la decisione di partire per l’Africa, lasciando tutto, per approdare in un piccolo villaggio dove costruisce una scuola e organizza una piccola squadra di calcio.

Il film affronta il problema della tratta dei baby calciatori, una realtà che pochi conoscono.

Il calcio è uno dei dogmi della nostra società, che muove interessi economici di proporzioni colossali, pertanto è inevitabile che  intorno a questo mondo dorato si muovano realtà anche illegali. A questo proposito i dati che ci ha fornito la Federazione Gioco Calcio sono inquietanti.  Loro definiscono questi personaggi gli scafisti del calcio, gente che pesca nell’enorme bacino del sud del mondo, che va dall’ america latina all’africa, per individuare i ragazzini che mostrano una qualche dote per il calcio, dopodiché convincono le famiglie a farseli consegnare, con la promessa di portare il ragazzo in una scuola di un grande club italiano, francese o spagnolo, da dove sarebbe uscito in poco tempo come un campione. Le famiglie, con il miraggio dei guadagni dei grandi calciatori, si indebitano per pagare questo servizio, che solo raramente finisce nei club, e più spesso in fantomatiche scuole private da dove i ragazzi se non sono dei fenomeni vengono abbandonati dove capita. Intorno al mondo del calcio proliferano queste scuole clandestine e questi personaggi.

Secondo stime ufficiali questi giovanissimi ‘schiavi del calcio’ sono circa 20.000 e provengono in gran parte dall’Africa con destinazione Francia, Italia e Spagna.

Uno degli argomenti più forti del film è proprio il significato del gioco. Che nella nostra società è stato deformato dall’aspetto economico.

Nel loro viaggio di ritorno a piedi in pieno deserto Thabo e Rocco giocano con il pallone, che non hanno mai abbandonato. Nonostante l’esperienza negativa che hanno vissuto non hanno perso il senso più autentico del gioco.

I ragazzi non hanno il senso della morte. Dopo i bombardamenti di Gaza con la polvere ancora per aria c’è una immagine di un bambino che palleggia con un  pallone trovato tra le macerie. Il gioco è la speranza di un domani. Il film è raccontato con questa ironia, con questa leggerezza.

Adesso tocca a lei portare la storia di Yaguine e Fodè a Bruxelles.

Qualche mese fa abbiamo organizzato una proiezione a Roma alla Camera dei Deputati e nel frattempo abbiamo scritto a Martin Schultz, il Presidente dell’Unione Europea, informandolo del film, poiché arrivare in quella sede sarebbe importante sia per il film che per la memoria di Yaguine e Fodè. Comunque in ogni caso alla sede dell’Unione Europea di Bruxelles ci arriveremo grazie ad un’iniziativa che stiamo portando avanti assieme ai ragazzi del liceo Majorana di Guidonia, che hanno tradotto la lettera in tutte le lingue del mondo, poi l’hanno messa in rete chiedendo a tutti i ragazzi di partecipare, scrivendo la lettera nelle loro lingue. Non può immaginare cosa è nato da questa cosa. Migliaia e migliaia di lettere che noi portiamo al Parlamento europeo grazie all’appoggio di Poste italiane. Si è creato un movimeto spontaneo che noi vogliamo che continui anche al di là del film, perché i giovani imparino a pretendere dai potenti del mondo il diritto alla vita ed alla scuola, oltretutto sancito dalle carte dell’Onu, Unesco e Unicef.  Lo scopo di questo film non si esaurisce con la visione. Quando si riaccendono le luci in sala  il film comincia a vivere.

Piero Cinelli

Il sole dentro

Regia di Paolo Bianchini

con Angela Finocchiaro, Diego Bianchi, Mohamed Lamine Keita, Mohamed Toumany Sylla, Gaetano Fresa, Fallou Kama, con la partecipazione di Francesco Salvi, con l’amichevole partecipazione di Giobbe Covatta.

100 min., drammatico, Medusa

uscita 15 novembre

 

Scritto da Patrizia Morfù
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