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Dimenticare la guerra

Schede

09/03/2009

Il film

Primo film, ci auguriamo di una lunga serie, concepito e realizzato in Bosnia, unico paese europeo privo di telecamere a 35 mm e laboratori cinematografici, riporta, grazie ai riconoscimenti internazionali, interesse ed emozioni verso un paese devastato dalla guerra e che adesso, in un difficile percorso di normalizzazione, viene dimenticato dai media.
Grbavica, letteralmente "donna gobba", è il nome di un quartiere non lontano dalla casa in cui la regista abita a Sarajevo. Il quartiere in cui  è ambientata la storia  e che offre, con il suo nome impronunciabile, una forte valenza simbolica legata alla trama.
Il film racconta, infatti, la storia di Esma, donna e madre che vive nel quartiere di Grbavica con la figlia dodicenne, Sara.
I modesti aiuti statali e l'impiego di Esma in una fabbrica di scarpe sono appena sufficienti per vivere, ma nonostante i problemi economici le due donne sono piuttosto serene. Il padre di Sara non c'è mai stato e la madre lascia intendere che sia un eroe di guerra. Come il padre di Samir, un compagno di scuola di Sara. I due teenagers sono legatissimi perchè entrambi hanno perso il padre durante la guerra.  Ma Samir è sorpreso dal fatto che Sara non sappia nulla della fine del padre.  
Ma la verità da cui la madre ha cercato di difendere la figlia non può restare ancora a lungo celata. Elemento scatenante è una gita scolastica a cui Sara desidera andare, e pur conoscendo la delicata situazione economica della famiglia, non se ne preoccupa perché sa che i figli degli eroi di guerra potranno parteciparvi praticamente gratis. Eppure la madre si ostina a voler pagare interamente la quota, e inizia a lavorare anche in un locale notturno per racimolare i soldi necessari … La piccola inoltre scopre di non essere stata inclusa nella lista degli orfani e quando chiede alla madre ragguagli sulla morte del padre, Esma rompe gli indugi e finalmente le svela la verità…
E le racconta quasi rivivendola, la violenza della guerra, delle bombe e dell'orrida realtà che furono gli stupri etnici. Sì, perché Sara non è frutto dell'amore tra sua madre e un eroe di guerra, ma il risultato di un abominio a cui lei, come molte altre donne, ha dovuto sottostare.
Lei ha scelto di portare avanti la gravidanza, pensando che la vita innocente di sua figlia era comunque un bene da preservare.
E da allora Esma è "gobba", come il suo quartiere, piegata dal fardello delle violenze subite e dall'impossibilità di condividerle, dal peso della violazione del suo essere donna. Adesso forse un pò meno, perchè è riuscita finalmente a parlarne. La reazione immediata di Sara è comprensibilmente di assoluto sconcerto. E di rabbia nei confronti della madre che le ha taciuto la verità per anni. Del padre non vuole condividere nulla, e decide di rasarsi a zero quando viene a sapere che la parte che più rassomiglia a suo padre sono i capelli. La verità  è un suo diritto. Ma solo insieme le due giovani donne potranno affrontare il trauma che le unisce con maggiore forza, consapevolezza e dignità. Da donne più libere, e con la schiena dritta.

Scritto da ADMIN
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