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Alla luce del sole

Schede

09/03/2009
La storia di Don Pino Puglisi è nota ma non troppo, poichè sia lo Stato che la Chiesa hanno preferito rimuovere, almeno parzialmente, il suo operato e la sua morte, relegati in un fatto di cronaca di alcuni anni fa, per lo più giudicato "squallido", legato in qualche modo alle uccisioni dei giudici Falcone e Borsellino. L' esempio lasciato da Don Puglisi è tuttavia talmente alto che  non sono  sufficienti il silenzio o la rimozione collettiva a oscurarne i valori e i significati, come di chi ha vissuto il Cristianesimo sulla propria pelle e ne ha pagato, ostinatamente e serenamente, il prezzo con la vita.
 Non mollava, Don Pino, poiché pronunciava nomi e cognomi dei mafiosi durante le sue messe nel quartiere Brancaccio di Palermo, che si svolgevano dentro la parrocchia o sul sagrato della chiesa, all' aperto, con tanto di microfoni e altoparlanti. E non si trattava di traffico di droga, o di armi, o di organi corporali, né di riciclaggio di denaro sporco, e neppure, più semplicemente, del controllo del territorio circostante. Si trattava, invece, di qualcosa di più sottile, profondo, ancestrale e complesso, ossia di coscienze, quelle che la mafia locale non riusciva a controllare né a gestire, le coscienze di persone non ancora del tutto guastate dalla sete di potere e dalla confusione morale: i bambini e gli adolescenti. Una giovane prostituta, ovviamente scansata da tutti, lavorava di notte e non sapeva né dove né a chi lasciare i figli piccoli;  allora Don Pino li ospitava in parrocchia, li faceva dormire al sicuro, li proteggeva, e la mattina successiva, ancora insonnoliti, la madre se li veniva a riprendere. Oppure il prete raccattava dalla strada monellacci e teppistelli abbandonati dalla famiglia e dalla scuola, e li faceva giocare a pallone nel cortile, organizzando tra loro partite e tornei. Oppure ancora, con l' aiuto delle suore e  di un altro prete di nome Gregorio, allestiva pésche di beneficenza e lotterie, allo scopo di raggranellare qualche soldo e spenderlo per rendere più puliti e accoglienti i locali vecchi e scrostati della parrocchia, la cui manutenzione sarebbe spettata all' arcivescovado, che invece era assente o, peggio, assumeva atteggiamenti paternalistici e superficiali. E al sindaco e alla giunta comunale Don Pino chiedeva, con sofferta e martellante insistenza, la concessione di fondi e stanze che sarebbero serviti alle necessità dell' intero quartiere, e che - tutti lo sapevano benissimo - erano occupati abusivamente dai mafiosi per i loro loschi affari, che si svolgevano all' insegna della paura e dell' indifferenza, o della tacita connivenza degli abitanti.

Scritto da ADMIN
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