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Adolescenza ribelle

Schede

02/02/2012

Il diciassettenne James Sveck è il personaggio centrale dell'ultimo film film di Roberto Faenza, tratto dallo straordinario libro di Peter Cameron. Adolescente inquieto e arrabbiato con il mondo, ha molte cose in comune con un suo illustre predecessore: Holden Caulfield.

James (Toby Regbo) ha 17anni, ha appena finito il college e non ha nessuna intenzione di andare all’Università. Ragazzo molto intelligente, pieno di humour, appassionato e malinconico, James fatica a trovare un senso all’esistenza in generale. Di famiglia ricca e altamente disfunzionale se non proprio squinternata: la madre Marjorie (Gay Harden) ha una galleria d'arte dove espone bidoni della spazzatura di un artista giapponese e colleziona mariti. Il padre Paul (Peter Gallagher) esce solo con donne che potrebbero essergli figlie. Al contrario, la sorella Gillian (Deborah Ann Woll) ha una relazione con il suo professore di semiotica e non riesce ad innamorarsi di uomini che non abbiano almeno il doppio della sua età. Solo Nanette (Burstyn), la nonna enigmatica e anticonformista, riesce a comprendere lo spaesamento di un diciassettenne inquieto alla ricerca dell’identità, sullo sfondo di una New York piena di personaggi sconcertanti. La difficoltà di James nell’uniformarsi ad una presunta “normalità” lo porta a commettere alcuni errori che, senza essere sua intenzione, feriscono persone a lui vicino. Per questo motivo viene mandato in terapia da una life coach di origini cinesi (Lucy Liu), che pratica metodi analitici decisamente non convenzionali. Dopo un’iniziale diffidenza, finalmente James comincia a rovistare nel suo io. E finisce per porsi una domanda alla quale urge dare una risposta: “Se io sono un disadattato, allora gli altri cosa sono?”

Secondo film americano per Roberto Faenza, dopo Copkiller del 1983, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore americano, classe 1959, Peter Cameron, ci regala un personaggio indimenticabile, un inquieto ‘Giovane Holden’ di oggi, la cui esistenza è profondamente legata alla Grande Mela odierna, ovvero la metropoli più emblematica dell’Occidente. Il protagonista, James Sveck, interpretato dal 20enne inglese Toby Regbo (che abbiamo visto in un cameo in One Day), ha una delicatezza che si sposa apparentemente con la sua furiosa ribellione interiore. “Ho 17 anni e non amo molto parlare. Sono un anarchico, odio la guerra, la politica e la religione organizzata. I miei dicono che sono un asociale perché non voglio andare all’università. Non ci voglio andare perché non voglio essere indottrinato. Mi bastano le idee che ho. Amo leggere e passare le giornate in campagna da mia nonna. Per questo sarei un disadattato?” Ce n'è abbastanza per promuoverlo a simbolo stesso di un problematico quanto ricchissimo universo adolescenziale. 

Un giorno questo dolore ti sarà utile

(Someday This Pain Will Be Useful to You, Italia/Usa, 2011)

Regia di Roberto Faenza con Toby Regbo, Marcia Gay Harden, Stephen Lang, Peter Gallagher, Ellen Burstyn

98’, 01 Distribution, drammatico/commedia

24 FEBBRAIO


Sveck e Holden

“Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto”.

E' l’incipit di Il giovane Holden, scritto nel 1951 da J.D. Salinger. Ma potrebbe essere anche l'incipit di Someday This Pain Will Be Useful to You. Leggendo quest'ultimo romanzo, che Peter Cameron ha scritto nel 2007 (edizione Adelphi), non può non tornare alla mente il personaggio del giovane Holden. Nonostante Cameron abbia sempre preso le distanze da un classico della contestazione giovanile che ha formato intere generazioni, è evidente che i parallelismi non mancano. Sia Holden che James hanno diciassette anni, quasi diciotto, provengono da famiglie benestanti e disfunzionali newyorkesi, hanno enormi difficoltà a relazionarsi con i loro coetanei e con i loro famigliari, sono estremamente intelligenti, sensibili, e con una urgente necessità di non conformarsi con la società nella quale vivono. Essendo quello di Salinger ambientato negli anni ’50 e quello di Cameron negli anni 2000 sono salienti anche le differenze, ma la base è questa: sia Holden che Sveck sono ‘angry young men’, giovani arrabbiati, antisistema, pervasi da umori anti-istituzionali. Odiano il denaro, la borghesia, la stupidità di quelli che hanno la loro età. 

I motivi che portano James e Holden a sentirsi in questo modo sono profondamente diversi, ma il malessere è identico, e li accomuna anche ad altri eroi della contestazione generazionale e talvolta politica, come indica lo stesso Cameron.

“Avevo vent'anni: non consentirò a nessuno di dire che è l'età più bella della vita. Tutto minaccia di rovina un giovane: l'amore, le idee, la perdita della propria famiglia, l'ingresso fra gli adulti. È duro apprendere la propria parte nel mondo”.

“Ho sempre adorato questo libro e questo folgorante inizio di un genio come Paul Nizan nel suo Aden Arabie. – ha affermato Cameron - Ma tutto si ferma qui. Nel libro di Nizan siamo negli anni ’30 e il suo protagonista è un personaggio emblematico, ribelle in tutti i sensi, in particolare per motivi politici, aspetto che non riguarda il mio James. Però da scrittore leggo molto e quindi volevo che anche James avesse sempre un libro in mano e così lo vediamo con i tomi di Anthony Trollope e affermare che il prossimo a cui si dedicherà sarà À la recherche du temps perdu di Marcel Proust. In questo ultimo caso ho aggiunto un evento biografico. Quando ero al liceo e dissi ad un mio amico che volevo leggere tutto Proust lui mi ha detto: “Non lo fare. Non prima di avere vissuto un grande amore con tanto di delusione e tradimento”. Aveva ragione e l’ho inserito in Un giorno questo dolore ti sarà utile”.

Chi parla male, pensa male

Nel romanzo di Cameron sono tanti gli argomenti che emergono a sostegno della personalità di James che, come abbiamo, detto non vuole omologarsi con gli altri, ed è difficile cercare di rimanere se stessi quando tutti cercano di convincerti che sei tu ‘il problema’, il ‘disadattato’. Così l'idea dei genitori di James di mandarlo in terapia diventa l'occasione per una lieve e ironica critica all’analisi a causa dell'attenzione maniacale del ragazzo nei confronti del linguaggio. Sveck è ossessionato da chi sbaglia i congiuntivi e si esprime in maniera inappropriata. Oltre ad un lontano accenno alla tragedia dell’11 settembre 2011 che, forse, inconsciamente, ha influito sul lato malinconico del ragazzo. Agli occhi degli altri, James è uno strano, solo perchè i suoi compagni di scuola non gli piacciono, affermando che non sanno parlare di nulla, sono noiosi e quando si trovano insieme "sembrano contenti di scoreggiare e farsi canne tutti insieme, per nulla infastiditi dal fatto di non avere mai un momento per sé". James è un ragazzo che, invece, nelle persone sa cogliere le sfumature e sa apprezzare i piccoli gesti: "Lo strano è che io sono un asociale, ma quando entro in contatto con uno sconosciuto - anche se si tratta solo di un sorriso o di un cenno con la mano (...) - mi sembra che dopo non possiamo andarcene ognuno per la sua strada come se niente fosse". Insomma quello che cerca e non trova è un vero rapporto non quello che ostentano i gruppi con cui è troppo spesso a contatto. Contatto che riesce ad avere solo con la nonna materna Nanette (nel film di Faenza interpretata da una grandissima Ellen Burstyn), non per niente anche lei ritenuta una persona eccentrica e bizzarra sulla quale non si può fare affidamento dal resto della famiglia.

L'ascolto

Per quanto riguarda il linguaggio James pensa che sia difficile comunicare, e come dargli torto quando dice: "I pensieri sono più veri quando vengono pensati, esprimerli li distorce, li diluisce, la cosa migliore è che restino nell'hangar buio della mente, nel suo clima controllato, perchè l'aria e la luce possono alterarli come una pellicola esposta accidentalmente". Perché la capacità che manca a chi spesso ci circonda è l'ascolto e senza ascolto non esiste il dialogo, quello vero non quello che mette in campo subito i nostri pregiudizi e il nostro modo di vedere la realtà. Come detto, questa capacità il ragazzo, la trova in sua nonna.

Osservatori e spettatori

Sia James che Holden sono assolutamente attraenti, delicati nei lineamenti, di acciaio come carattere. In entrambi vi è un aspetto non comune negli esseri umani. Sono due diciassettenni che osservano. Osservano la propria vita e come si relazionano con gli altri. Essendo l’esistenza basata sui rapporti questo li porta a non conformarsi con quello che genitori, scuola, società, amici ecc... hanno già programmato per loro. Non è quello che sentono e vogliono, e per questo motivo vengono classificati come degli asociali. Ma sono loro ad essere disadattati o è la maggioranza degli esseri umani ad accettare di vedere scorrere – come spettatori – la propria vita davanti ai loro occhi senza chiedersi mai se è questo quello che vogliono o di cui hanno realmente bisogno? E' proprio questo il punto di contatto tra queste due singolari  personaggi, tutt'altro che facili al primo impatto ed amabili e affascinanti agli occhi di chi ha la sensibilità di capire o che prova la stessa urgente necessità.

Ricordiamo, infine, che il libro precedente di Peter Cameron, Quella sera dorata, è stato adattato per il grande schermo in un bellissimo film diretto da James Ivory.

 

IL “DOLORE UTILE” DEI GIOVANI HOLDEN CONTEMPORANEI

A colloquio con il regista Roberto Faenza

James ama parlare poco, preferisce leggere e trascorrere molto tempo con la nonna. Per questo suscita preoccupazione nei suoi genitori, quasi fosse un disadattato…

James vorrebbe vivere in un mondo diametralmente all’opposto dell’attuale, dominato dal conformismo e dall’arrivismo. Non vuole speculare sul cuore della gente, arricchirsi a spese degli altri, né diventare famoso. Preferirebbe vivere di poco, magari in campagna, magari facendo il calzolaio o il falegname. Non ha certezze, ma è convinto che è venuto il momento di inventare un futuro diverso. Gli adulti intorno a lui non lo capiscono, per questo lo ritengono un “disadattato”. In realtà è la loro presunta normalità a risultare il più delle volte incomprensibile.

Nel film interagiscono tre generazioni: figli, genitori, nonni.

Quella dei genitori appare la “categoria” più maldestra, adulti magari brillanti nei loro ambiti professionali, ma sempre più disorientati a livello esistenziale.

La nonna, interpretata dal premio Oscar Ellen Burstyn, rapppresenta una saggezza di fondo, offuscata nei figli diventati genitori. James si sente compreso solo da lei che lo arricchisce attraverso il legame con le generazioni precedenti e la memoria, un valore fortemente in disuso  che è invece fondamentale, specie per i giovani.

James è uno dei tanti ragazzi d’oggi, spesso più intelligenti e sensibili di quel che immaginiamo. Insegno alla Sapienza, ho con i giovani un rapporto quotidiano. Penso che a volte dovrebbero essere loro a salire in cattedra e noi adulti a tornare sui banchi.

James è stato definito una sorta di nuovo e più attuale “giovane Holden”.

Ho provato per anni a portare sullo schermo il romanzo di Salinger, un’impresa impossibile: lo scrittore non ha mai voluto cedere i diritti, convinto che non si può fare un film da un libro scritto in prima persona. Cosa a mio avviso per nulla vera: ci sono dei film bellissimi raccontati in prima persona, vedi ad esempio Sunset Boulevard. Quando mi sono imbattuto nel romanzo di Cameron, non ho avuto esitazioni. Il libro si apre e si chiude con una “citazione” al Giovane Holden. Racconta lo stesso percorso di formazione di un adolescente a disagio rispetto alla cultura dominante. Senza dimenticare la leggerezza e l’ironia con le quali vengono descritte le peripezie del giovane protagonista.

James vive a New York, la sua figura è comunque vicina alla realtà degli adolescenti italiani ed europei?

Credo che il personaggio di James abbia una valenza che supera i confini delle nazioni. Gli adolescenti di oggi rappresentano una sorta di stato dell’anima rispetto alle contraddizioni dell’odierna civiltà globale. Sempre che di civiltà si possa ancora parlare, considerando che, a dispetto degli incredibili progressi della tecnologia e della scienza, sembra di essere giunti sull’orlo di un baratro. James è di fatto un antesignano degli “indignati”, impegnati a costruire un mondo diverso e migliore. I moti di ribellione dei ragazzi sono voci da ascoltare, mentre il mondo adulto tende a condannare tutto ciò che non gli somiglia. James non viene compreso, ma ha molto da insegnare.

 

a cura di

Antonella Montesi Responsabile Progetto Scuole antonella.montesi@yahoo.it

 

Scritto da Patrizia Morfù
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