Per quanto riguarda il tema della scelta credo che questo sai il film più completo in assoluto e che sia riuscito a dare ed offrire delle vere e proprie vie di lettura della nostra esistenza e del nostro comportamento. Inoltre questo lungometraggio belga è riuscito anche a mostrare quanto sia crudele obbligare un bambino a fare delle scelte radicali, come scegliere con che genitore stare a seguito di una separazione (cosa che per l’appunto succede a Nemo e che rappresenta il vero motore del film). In sostanza quello che ci viene detto in maniera efficacissima è che ci sono scelte che ai figli non possono essere chieste, esistono quindi delle scelte impossibili. Altrettanto bene è spiegato il motivo della difficoltà insita nel scegliere, essa è dovuta all’impossibilità di prevedere le reazioni per ogni singola azione, è dovuta alla nostra ignoranza circa il futuro ma, come giunge a capire lo stesso protagonista verso la fine del film, anche se sapessimo ciò che una scelta determinerà, tutte le possibili vite che da essa scaturiranno come potremmo scegliere visto che ognuna meriterebbe di essere vissuta. Come disse la stessa Diane Kruger (Anna) in un intervista durante il Film Festival di Venezia a cui venne presentato il film, questo lungometraggio “riflette sull’importanza di ogni esistenza”.
Il problema, e questa è l’unica pecca del film, è che il regista sembra volerci dire che questa impossibilità della scelta vi sia sempre e comunque ma ovviamente tale ragionamento vale nella vita reale solo per le scelte che di solito definiremmo importanti (che scuola frequentare, andare o no ad un incontro…) mentre per tutto il resto questo problema non sussiste (nessuno si fa dei complessi mentali per decidere se bere o no un caffè la mattina) visto che, come già detto, nessuno di noi crede realmente che queste piccole scelte o casualità alterino drasticamente il nostro avvenire (aspetto che invece non andrebbe troppo sottovalutato).
Per quanto riguarda la tematica dell’amore non mi soffermerei sulla visione, un po’ semplicistica e scontata, della sua capacità di superare tutti gli ostacoli (tema già trattato in moltissimi film) ma mi soffermerei invece sulla capacità che ha avuto il regista di mostrare con le immagini (e pochissimo dialogo) il vero amore tra Nemo ed Anna in particolare nei “ricordi” di questo quando aveva quindici anni. Sono scene fantastiche a livello fotografico ed artistico, talmente perfette dall’essere in grado di far traspirare il loro amore, la loro felicità scaturita dall’essere lì vicini ed insieme. In particolare penso che ciò che renda veramente fantastiche queste scene sia la luce, una luce che sembra quasi metterci a nudo la loro passione, quasi a volerci dire che, mentre tutto il resto resta contraddittorio ed inverosimile nei racconti del vecchio Nemo, quell’amore è vero, reale! Di fatti il legame (forse si potrebbe dire mistico) tra Anna ed il protagonista si ritrova senza fatica in tutte le possibili esistenze di Nemo che ci vengono presentate.
Ma nel calderone di Mr. Nobody non c’è solo questo (come se fosse poco), vi finiscono anche i drammi esistenziali, catastrofi, “critiche all’abominevole mondo dei reality”, echi di tantissimi film, da “2001: Odissea nello spazio” a “L’albero della vita” di Aronofsky, pittura, arte visiva, le più disparte teorie scientifiche (dal Big Bang alla teoria delle stringhe, dalle nove dimensioni dell’universo al più classico effetto farfalla), teorie e citazioni filosofiche fino a principi scacchistici come lo zugzuang.
Un altro aspetto da considerare è che in tutto questo intrecciarsi di vite lo spettatore non si perde mai e ciò è reso possibile sia da una “azzeccata” colonna sonora, che da un lavoro di montaggio veramente armonioso e senza salti (che però ha richiesto più di un anno per la realizzazione). Fra i suoi elementi più sensazionali bisogna considerare gli inusuali ed arditi raccordi di montaggio, uno fra tutti quello tra la scena in cui un sicario, sbagliando persona, spara a Nemo e quella successiva dove lasciano il suo corpo, avvolto in un telo, nel bosco.
Per quanto riguarda l’aspetto puramente visivo del film indubbiamente è di ottima qualità sia a livello fotografico che video, tanto che in alcuni punti mi ha ricordato la maestosità nella rappresentazione tipica di registi come Malick. Inoltre è una fotografia che per molti motivi si discosta dai suoi schemi classici ed abituali per raggiungere una capacità espressiva e descrittiva veramente elevata (senza la quale il film non sarebbe stato così efficacie). Altrettanto importante (e tipico per il cinema di Dormael) è l’attenzione quasi maniacale ai dettagli anche più insignificanti, tanto per citarne un esempio, nella scena in cui Nemo a nove anni deve decidere fra il padre e la madre prima che lei prenda il treno, nell’inquadratura generale di tutta la stazione si possono vedere due cartelli, uno con scritto “uscita” (la “via di fuga” che Nemo scopre di avere alla fine) e l’altro con scritto “possibilità”. Ciò descrive in maniera perfetta quanto secondo il Jaco siano importanti i dettagli della vita di ognuno, che per l’appunto definiscono la nostra esistenza.
A questo punto spero che tutti abbiate compreso la vasta portata di questo film che ovviamente non è affatto facile ma che per come è realizzato appena finirete di vederlo vi verrà voglia di riguardarlo una, due, tre volte… Altrettanto ovviamente, sfortunatamente, questo film non è stato distribuito in Italia e ciò non ci dovrebbe stupire visto che ormai ci stanno abituando principalmente a cinepanettoni e commedie scadenti, e che le case di distribuzione italiane sono più interessate ai soldi che al diffondere questa magnifica forma d’arte quale è il cinema.
In ogni caso questo rimane un ottimo film che consiglio a tutti perché sono certo che non possa non piacere o non coinvolgere.
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Recensione del film “Mr. Nobody” di Jaco Van Dormael [2]
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