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Postato: 16/07/2011 02:09 PM [ Ignora ]
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Le prime immagini di “The tree”, film di chiusura della sessantatreesima edizione del Festival di Cannes, ci mostrano una coppia felice, ma è subito chiaro, dal modo in cui viene presentata con grande spensieratezza, che non durerà. I pochi attimi sull’amaca e le poche battute che si scambiano sono veramente intense e riescono a trasportare immediatamente lo spettatore dentro la storia facendogli quasi credere di conoscere questa famiglia da sempre, di conoscere i loro difetti e ciò che gli piace, in sostanza con solo un paio di scene, dal mio punto di vista stilisticamente fantastiche, la regista francese (e non poteva essere altrimenti) Julie Bertuccelli riesce a farci affezionare a quella famiglia e ci riesce senza nemmeno mostrarcela tutta, senza farci vedere i figli.
Bisogna inoltre notare che questa capacità descrittiva, invasa e ricolma di emozioni (appunto tipicamente francese) in grado di passare direttamente allo spettatore, caratterizza inequivocabilmente tutto il film dandoci così la possibilità di cogliere anche le più piccole sfumature e sensazioni che altrimenti verrebbero perdute con grande danno per il film stesso.
Grazie a ciò, quando a pochi minuti dall’inizio del film muore per un infarto il padre e marito di questa famiglia, la scena si carica di una grande drammaticità che altrimenti non avrebbe mai avuto, siamo coinvolti in questa morte e nella sofferenza che si trascina dietro come se fosse la fine di un film e non l’inizio. Degno di nota risulta anche il modo in cui questa giovane regista (con un lungo passato di documentarista), qui al suo secondo lungometraggio, sceglie di mostrare la sua morte, non frontalmente, facendoci vedere la sofferenza dell’uomo, ma da lontano quasi a volerci mostrare il quadro generale più che il dettaglio, la morte.
Ed è dopo questo evento che, secondo me, si può dire che il film inizi; ciò che abbiamo visto sin ora era solo un prologo, un’introduzione necessaria per mostrarci la vera storia e le tematiche che si porta dietro. Tematiche che, come per tutti i buoni film, sono molteplici e tutt’altro che facilmente riassumibili… in ogni caso, arrischiandomi in questa impresa, penso che a grandi linee i temi più importanti siano tre: la (“vasta”) difficoltà che si incontra nel superare le perdite, la fede in qualcosa di ineffabile ma non per questo irreale ed il rapporto (o meglio scontro) tra l’uomo e la natura con tutte le sue leggi e la sua incredibile potenza a cui l’uomo non può sottrarsi o fronteggiare.
Per quanto riguarda il primo esso traspare in tutto il film risultando come una specie di ombra ma, come si può facilmente intuire, nei momenti subito successivi alla morte appare più evidente e soprattutto è in queste prime scene che ci viene mostrata la diversa reazione alla tragedia da parte dei figli e della madre. Appare infatti subito evidente che sono i figli a reagire nel modo migliore ed in particolare Simone (Morgana Davies) che sarà anche la prima a credere che il padre viva nell’albero.
Degno di nota è il fatto che questa idea della vita dopo la morte e della “reincarnazione” nell’albero non viene mai presentata in maniera fantastica o con l’intenzione di spiegare tutto ma anzi la regista opta per un profilo basso, la voce del padre non si sente mai, si avverte solo la forza del vento ed i sui sibili e carezze fra le fronde dell’albero davanti casa. In sostanza la Bertuccelli non vuole approfondire questo legame tra l’albero ed il padre, semplicemente ce lo presenta, ce lo pone davanti (quasi fosse un suo vecchio documentario), lo mette dinnanzi alla nostra sensibilità ed al nostro occhio critico senza preamboli e soprattutto (e ciò è da elogiare) senza abbellimenti o fronzoli.
In tutto questo però la natura e la sua forza risultano sempre dominanti ed il filo conduttore di tale idea risulta essere ancora una volta l’albero che per tutto il tempo del film cresce (come crescono i componenti della famiglia stessa), e crescendo mostra la sua inarrestabile potenza danneggiando le case vicine.
Secondo me questo aspetto della “potenza distruttrice della natura” (che raggiunge il suo massimo col ciclone che devasta tutta la casa e soprattutto l’albero stesso, fungendo così da “pretesto” per andare avanti) risulta essenziale perché ci mostra la nostra debolezza e fragilità che non possiamo far altro che accettare, per lo meno per poter vivere al meglio e per cercare di essere felici. In ogni caso, come ci fa giustamente notare l’inquadratura del mattino subito successivo al ciclone, questa natura non è solo un elemento negativo, ma nasconde in se anche una grande e sconfinata bellezza.
Comunque a livello tecnico “The tree” rasenta la perfezione soprattutto grazie ad una fotografia veramente suggestiva e toccante ed a delle musiche coinvolgenti che anche gli spettatori meno attenti non potranno non notare.
In conclusione, è veramente un film da vedere (e rivedere) che immancabilmente ci emozionerà e colpirà.

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