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Di nuovo in gioco

Locandina del film Di nuovo in gioco
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Di nuovo in gioco
(Trouble with the Curve, 2012, Usa)

Era dal 1993 per Nel centro del mirino che il grande Clint non tornava in un film solo come attore. Lo ha fatto per il debutto dell’amico e collega Robert Lorenz per una pellicola che è intrattenimento fatto col cuore.

 

Gus (Eastwood) è uno dei più famosi talent scout di baseball in circolazione. Uno che è capace di riconoscere un battitore solo dal rumore della mazza. Però l’età avanza, la sua vista comincia a vacillare e il pensionamento si avvicina. Ma lui non ha nessuna intenzione di finire una prestigiosa carriera in panchina. Inoltre a lui piace la sua vita. Un’esistenza solitaria, fatta di spostamenti continui tra piccole cittadine americane, seduto nelle ultime file dello stadio a guardare i giocatori per tornare a sera tarda in un motel di seconda categoria. Un giorno dall’ufficio centrale dell’Atlanta Braves, la società per la quale lavora, arriva la notizia che Gus si deve ritirare, per loro non è più in grado di svolgere la sua professione, soprattutto ora, che devono trovare un nuovo talento nel baseball. E, così, il suo amico e boss, Pete Klein (Goodman) decide che è arrivato il momento di chiamare qualcuno che aiuti Gus ad affrontare la situazione. L’unica persona che può farlo è sua figlia Mickey (Amy Adams). In realtà tra padre e figlia non ci sono rapporti da anni. Mickey è un affermato avvocato di Atlanta, si è fatta la sua vita e, dalla morte della madre, ha sempre ritenuto Gus un padre assente e capace di provare amore solo per il suo lavoro. Nonostante non ne abbia per niente voglia e nemmeno Gus sia felice dell’idea, i due si ritroveranno insieme, per portare a compimento l’ultimo colpo del grande scout che deve intraprendere un viaggio per visionare un nuovo ipotetico talento, un certo Bo Gentry (Joe Massingill). Gus e Mickey si mettono in marcia, tra motel e diner, meta: North Carolina. E mentre i giorni insieme trascorrono, padre e figlia, riscoprono un legame che non era mai morto ma solo seppellito da rancori e fraintendimenti che iniziano piano piano a svanire.

 

Durante un’intervista per la promozione di J. Edgar chiesero a Clint Eastwood quali erano i suoi progetti futuri. E l’ironico attore e regista rispose: “Prossimamente tornerò a fare l’attore. Ho accettato perché sarà il film di debutto del mio caro amico e assistente alla regia da tanti anni Robert Lorenz. Dovrò fare un vecchio, un pensionato. E’ meglio che mi metta a studiare per bene, non so se è un ruolo che mi si addice”. A ottantadue anni Eastwood è uno dei migliori registi in circolazione e un grande attore. Di nuovo in gioco, in originale Trouble with the Curve, gli ha offerto una parte perfetta per lui: un padre, uno sportivo, un uomo rude ma dal cuore tenero. E, lui, come di consueto ha mostrato una delle sue migliori performance. La magia di questa opera è incentrata nel fatto che non è tanto un film sul baseball, quanto su un commovente rapporto padre/figlia che usa il passatempo preferito d'America per scavare in profondità. Nella storia si snodano le dinamiche di relazione di un uomo anziano, abituato a vivere da solo, che si ritrova in viaggio con la sua unica figlia che ama senza saperglielo dimostrare. Inoltre si dovrà confrontare con il nuovo arrogante giocatore che ha scoperto e che è un talento e con Johnny (Justin Timberlake), un lanciatore anche lui uscito dal fiuto di Gus, che intreccia una relazione con Mickey. Il risultato è un grande spettacolo, ricco di sentimento, humor, dramma famigliare e recitazione superba. “L'alchimia tra Clint ed Amy - ha affermato Lorenz - è perfetta e si parteggia per questi due nonostante le traiettorie problematiche della loro relazione. Se il film è riuscito lo devo moltissimo al cast, un ensemble di attori assolutamente brillante”.

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