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Professione assassino

Locandina del film Professione assassino
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Professione assassino
(The Mechanic, 2011, Usa)

Simon West, produttore e regista di action come Lara Croft – Tomb Rider si è misurato con il remake di un classico: Professione assassino di Michael Winner del 1972 con protagonista Charles Bronson. Adesso è il momento di Jason Statham...

 

Arthur Bishop è tra i sicari più richiesti al mondo: meticolosissimo, non sbaglia un omicidio, riuscendo alla perfezione nel far sembrare gli assassinii dei normali incidenti, dei suicidi o degli atti di criminalità spicciola. Arthur lavora costantemente per Dean che gli procura sempre nuovi contratti ben pagati. A causa della professione la sua vita sociale è molto limitata e l'unica persona che può vantare un buon rapporto di amicizia con Arthur è il collega Harry McKenna, che il protagonista ucciderà per rispettare un nuovo contratto datogli da Dean. Al funerale di Harry il sicario fa la conoscenza di Steve, figlio di Harry, che vanta una forte personalità e abilità tipiche del killer, caratteristiche che porteranno Arthur ad assoldarlo come spalla nella sua attività, tenendolo all'oscuro del fatto che Arthur stesso è l'omicida del padre di Steve. Arthur Bishop non può immaginare che di lì a poco si ritroverà tutti contro, sia l'organizzazione di Dean che l'allievo Steve.

 

Il regista Simon West con all’attivo l’ottimo Con Air e il debutto su grande schermo dell’eroina Lara Croft, a cinque anni dal thriller-remake Chiamata da uno sconosciuto si cimenta con The Mechanic, altro rifacimento che rivisita il classico datato 1972 ovvero Professione assassino sostituendo il roccioso Charles Bronson con l’altrettanto roccioso Jason Statham, la vera icona del cinema action degli anni 2000. West ha confezionato un ottimo action-thriller insolitamente contenuto nella parte più dinamica e come accaduto nel recente Faster con Dwayne Johnson, puntato ad omaggiare un certo filone americano anni ’70 fatto di solidi protagonisti impegnati in intriganti mix di action, melodramma e thriller. West come peraltro accaduto ne La figlia del generale gestisce con dovizia il genere supportato da un originale ancora oggi degno di nota. Nel film originale Bronson era Arthur Bishop, un killer che opera alla sua maniera, senza compromessi e con una moralità decisamente discutibile. E, le performance degli attori di West rimangono all’altezza, a cominciare proprio da Jason Statham che ha la fisicità e la durezza perfette per la parte, al giovane Ben Foster nel non facile ruolo di colui che l’assassino ha lasciato dietro di sé, fino al grandissimo Donald Sutherland, sempre impeccabile come aveva già dimostrato anche nel remake di The Italian Job. L’originale del 1972 è divenuto famoso anche per la lunga sequenza d’apertura, circa 16 minuti, completamente priva di dialoghi e dietro la macchina da presa c’era il regista Michael Winner che due anni dopo dirigerà ancora Bronson nel primo film della serie Il giustiziere della notte. West sceglie una via più tradizionale del genere action, senza però indugiare mai in scene adrenaliniche inutili, e puntando invece l’attenzione – oltre che sulle performance degli attori – su delle coreografie piuttosto impressionanti legate alle scene di azione come pure in quelle più leggermente psicologiche come la nuova nascita tra un ‘padre’ e un ‘figlio’ che non hanno alcun legame di sangue, anche se lasciano dietro di loro scie di violenza.

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