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Sunshine Cleaning - non c’è sporco che tenga

Locandina del film Sunshine Cleaning - non c’è sporco che tenga
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Sunshine Cleaning - non c’è sporco che tenga
(Sunshine Cleaning, 2008, United States)

I Lorkowski sono una famiglia ormai prigioniera della routine. Rose (Amy Adams), che al liceo faceva la cheerleader, e ora a trent’anni, fa la domestica, vuole sbarcare il lunario e pagare gli studi all’eccentrico figlio di otto anni Oscar (Spevack). Rose ha una relazione con l’ex fidanzato del liceo che ora è un uomo sposato, Mac (Steve Zahn). La sorella più piccola, Norah (Emily Blunt) è inesorabilmente bloccata in una routine senza via d’uscita. Vive ancora a casa con il padre e ha appena perso l’ennesimo lavoro nel ristorante di zona, passa il tempo a fumare erba e a fare sesso con uno scansafatiche del posto. Il padre Joe (Alan Arkin) è preso dall’ultimo dei suoi tanti progetti per fare soldi facili: vendere popcorn multi gusto dal bagagliaio dell’auto. Oscar, il figlio di Rose, è un bambino eccentrico che le crea non pochi problemi a scuola. La madre pensa che mandandolo a una scuola privata la situazione migliorerebbe. Purtroppo però il suo magro stipendio da donna delle pulizie non glielo consente. Un giorno però incontra Mac, un poliziotto, e scopre che esiste la possibilità di fare soldi sfruttando l’esperienza ormai acquisita nel campo delle pulizie: “ripulire le scene dei crimini” può diventare un vero e proprio business...

L’idea per Sunshine Cleaning - piega la scrittrice Megan Holly - mi è venuta da una storia che ho sentito su NPR (National Public Radio): ascolto sempre NPR. Quel giorno parlavano proprio della pulizia delle scene dei crimini”. “Ho pensato che avrei potuto farne una nuova storia e ho iniziato a buttar giù la sceneggiatura. Poi l’ho presentato al concorso locale per sceneggiatori. Per caso Glenn Williamson, uno dei produttori faceva parte della giuria. Ho vinto il concorso, una cosa fantastica. E, cosa ancora migliore, ho conosciuto Glenn che mi ha detto di aver trovato la sceneggiatura meravigliosa e di volerla produrre”. "Il film parla di persone che ritrovano se stesse e che imparano a conoscersi e ad accettarsi”, dice Williamson. “E’ una sorta di terapia familiare”.

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