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Shadow

Locandina del film Shadow
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Shadow
(Shadow, 2009, Italia)

Shadow è un film scritto e diretto da Federico Zampaglione che racconta la storia di David, reduce dalla guerra sul fronte iracheno e che al momento ha un solo desiderio, dimenticare questa che per lui è stata un’esperienza terribile. David incontra Angeline, una ragazza con cui decide di iniziare un’avventura che consiste nell’esplorare un luogo incantato di cui parlano antiche leggende, i due giovani sono muniti di tende e di biciclette e sono pronti a vivere un’esperienza che si preannuncia assolutamente fantastica. Ma le cose non vanno come i due ragazzi speravano, la loro avventura si trasforma presto in un incubo. In questo luogo che David e Angeline hanno deciso di esplorare incontrano infatti due cacciatori che li inseguono per ucciderli, nonchè un altro nemico che li attende. Forse per David questo è solo un brutto risveglio da una realtà che voleva dimenticare? O c'è un vero Male che esiste in Natura e che lo aspetta per la resa dei conti...

 

Federico Zampaglione anche in Nero Bifamiliare c’erano degli aspetti inquietanti nella storia ma con Shadow siamo nel puro horror. Lei ha sempre nutrito un amore per questo genere? Sì io sono da sempre, direi dall’età di sei anni appassionato di cinema horror e in generale di cinema di genere, quindi nel mio background c’è tutto il cinema di Dario Argento, di Mario Bava, di Lucio Fulci, Deodato, Lenzi… insomma sono cresciuto amando questo genere e poi soffrendo moltissimo della sua scomparsa. Perché ad un certo punto sembrava impossibile produrre in Italia, girare e fare uscire film di questo tipo. Quindi riuscire a realizzare Shadow è stato per me anche come scrivere una lettera d’amore nei confronti del genere che covavo da tanto tempo. Effettivamente è vero anche nel mio primo film, Nero Bifamiliare, c’erano degli accenni dark che si potevano comprendere già dal titolo. Però diciamo che lì eravamo più sul versante commedia nera seppur con qualche momento un po’ inquietante ma in realtà il mio cuore batte horror e appena ho avuto la possibilità ho coronato il mio sogno. Fondamentalmente ho fatto una pellicola da appassionato per gli appassionati. 

 

La bellezza del film è che all’inizio sembra un horror realistico. Due ragazzi inseguiti da due squilibrati che li vogliono uccidere. In realtà poi è tutt’altro è una favola nera, un horror trasognato con tanto di mistero e metafore… Volevo rompere i meccanismi narrativi classici dove in molti horror c’è una situazione che nei primi cinque minuti si crea a poi viene sviluppata quella, però a volte si rischia molto di scadere nel prevedibile. Io ho tentato di creare un film che in realtà non sai mai fino alla fine dove ti porta, una storia dalla quale non sai cosa aspettarti, prendere derive che improvvisamente sovvertono l’andatura stessa della storia e ti portano con un colpo di coda da un’altra parte. Quello che avete messo in evidenza ovvero che il film sia imprevedibile è stata assolutamente una ricerca molto voluta, cercata, ed è uno degli aspetti del film che mi piace di più, questo suo essere continuamente mutevole.

 

Lei ha scritto come frase di lancio del film “La realtà può essere più malata degli incubi”. Cosa intendeva? Sì perché viviamo in una società dove non c’è bisogno di immaginarsi mostri, esseri malvagi cercando di andare lontano con la fantasia, basta aprire un giornale e leggere la cronaca per rendersi conto che con l’orrore ci viviamo quotidianamente. E mi capita di leggere delle cose e pensare: “Non può essere questo fatto nemmeno nel peggiore film horror l’avrebbero messo e, invece, è successo”. Questa era la mia ispirazione anche perché Shadow ha come sottotesto quello degli orrori della guerra, pur non essendo per niente un film con un immaginario di guerra, ma si porta dietro talmente tanti messaggi legati ai conflitti in atto che ti fanno capire che l’uomo è capace di cose ben peggiori di quelle che vediamo nei film horror.

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