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Sette opere di misericordia

Locandina del film Sette opere di misericordia
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Sette opere di misericordia
(Sette opere di misericordia, 2011, Italia, Romania)

Opera prima di Gianluca e Massimiliano De Serio, molto apprezzato al Torino Film Festival. Un cinema fatto di gesti, di sguardi, di silenzi più che di parole questo Sette opere di misericordia, ma che, proprio grazie al suo rigore stilistico, riesce ad arrivare nel profondo dell’anima dello spettatore.

 

Due esistenze ai limiti. Quella di Luminita, clandestina, che per vivere si lascia compromettere dalla malavita che la ricatta e la obbliga a compiere atti criminali. E quella di Antonio, un uomo anziano, che sente che il suo tempo sta per finire. Per un caso fortuito le loro vite si incontrano, o meglio, inizialmente si scontrano. Luminita ed Antonio non si possono vedere e non si sopportano. Ma il fatto di dovere convivere li porterà ad aprirsi e a capire che le loro disgraziate vite possono assumere un senso aiutandosi uno con l’altro…

 

Sono gemelli, Gianluca e Massimiliano De Serio, classe 1978 e da anni lavorano nel cinema d’autore. Sette opere di misericordia è il loro primo lungometraggio, la storia di una extra-comunitaria e di un anziano (interpretato da uno dei più grandi attori italiani, Roberto Herlitzka) che, per ragioni diverse, stanno ai margini della vita. La lotta di sopravvivenza di Antonio e Luminita si scatena in una sopraffazione reciproca, che lacera nel profondo i due animi, fino a schiudere per loro un’insperata possibilità un autentico contatto umano, la scoperta di un sentimento di compassione corrisposta. A proposito del titolo e di cosa rappresenta i due registi hanno affermato: “Abbiamo voluto richiamare le sette opere di misericordia corporale che un cristiano, secondo la Chiesa Cattolica, deve affrontare nella sua vita. L’intero film é scandito dai cartelli che indicano le sette opere. Questi, anziché funzionare da veri e propri capitoli, sottolineano di volta in volta il compenetrarsi e il legame tra le azioni dei protagonisti e il tema della misericordia. Può esserci umanità e compassione in una società di abiezione? Quale forza morale può nascondersi nel contatto fisico tra due esseri umani? La pietas, nella sua accezione profonda, è prendersi cura dell'altro, del corpo dell'altro, il corpo sofferente, malato, morente. Il corpo bisognoso, desideroso di contatto umano. Ed è la fame, la divorante urgenza di un contatto umano che le vite dei personaggi disegnano. Un contatto che si realizza grazie al loro incontro fortuito, disperato, violento. Umanissimo”.

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