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Pugni chiusi

Locandina del film Pugni chiusi
Pugni chiusi
(Pugni chiusi, 2011, Italia)

È il febbraio del 2009. Un gruppo di operai della Vinyls in cassa integrazione occupa il carcere dell’Asinara. Chiede la riapertura degli impianti. Chiede di poter continuare a lavorare. All’inizio è una battaglia disperata, una protesta estrema. Poco alla volta, il mondo si accorge di quegli uomini sperduti su un’isola deserta, prigionieri in un carcere abbandonato: l’articolo di un giornale, un servizio televisivo, il loro blog che cresce. E poi Facebook, interviste, collegamenti, trasmissioni sempre più importanti. Una battaglia sindacale tradizionale diventa visibile grazie a strumenti di lotta non tradizionali. Ma cosa accade davvero su quell’isola? Passano i mesi. Passa un anno. Gli impianti rimangono fermi. Sembra che non sia cambiato nulla. In realtà tutto è cambiato. Soprattutto, sono cambiati loro: quegli uomini non sono più solo operai che rivogliono il loro lavoro. Hanno vissuto insieme, hanno sofferto, hanno sperato, si sono divertiti insieme. La loro lotta è diventata una grande avventura umana. Li ha cambiati, arricchiti, stancati. Intorno a loro il paesaggio intenso e violento dell’isola, i bianchi accecanti della calce del carcere, i bui improvvisi delle notti invernali, le stagioni che scorrono. Gli affetti, le emozioni, le speranze. “Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso“, se lo ripetono ogni giorno, non si stancano mai.

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