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Pinocchio

Locandina del film Pinocchio
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Pinocchio
(Pinocchio, 2012, Italia)

Scordatevi il Pinocchio della Disney e di Benigni. Pur non tradendolo mai, D'Alò ringiovanisce il romanzo di Collodi eliminando le note più moralisticheggianti, scoprendo una inedita complicità nel rapporto padre-figlio e trasformando in modo sorprendente la Fata Turchina.

La storia è arcinota. Il falegname Geppetto si costruisce un burattino da un ciocco di legno e lo chiama Pinocchio. Da quel momento inizia per entrambi un'avventura straordinaria. Pinocchio è un vero cataclisma, anche perché soffre la sua natura di 'bambino di legno'. Per prima cosa provoca l'arresto del padre. Poi dopo aver fatto fare una finaccia al grillo parlante, si brucia i piedi davanti al camino, subito ricostruiti da Geppetto che vuole mandarlo a scuola. Pertanto per comprargli l’abbecedario vende la sua casacca, ma Pinocchio vende il prezioso libro per assistere a uno spettacolo di burattini. Lungo la strada, tornando a casa, Pinocchio conosce due imbroglioni, il Gatto e la Volpe, che lo deridono, lo aggrediscono e arrivano a impiccarlo. Fortunatamente però la Fata Turchina lo salva e lo accudisce, con l’aiuto del Corvo, la Civetta e il Grillo-parlante.
Ma Pinocchio continua a non imparare la lezione e si mette nuovamente in pericolo, oltre a dire le numerose bugie che gli fanno crescere il naso.
Segue Lucignolo nell’Isola dei Balocchi e viene trasformato in asino. Quando finalmente riesce a scappare, si tuffa in mare, ma viene inghiottito da un gigantesco pescecane. Nel suo ventre Pinocchio ritrova Geppetto che con la sua barchetta era andato a cercarlo in mare e, naufragato, era rimasto intrappolato nelle viscere del mostro marino. Pinocchio salva il padre e lo porta fino a riva dove, stremato, si addormenta. La Fata Turchina lo ricompensa, trasformandolo in bambino vero.

Cinque anni di lavoro per un'impresa ambiziosa e coraggiosa, perché oggettivamente ci vuole un bel coraggio ad affrontare un libro ed un personaggio come Pinocchio, portato sullo schermo complessivamente una decina di volte e soprattutto con tre letture storiche alle spalle come quella disneyana, quella di Comencini con Lollobrigida e Manfredi e quella di Benigni.
Quella di D'Alò è sicuramente la più originale, la meno pedagogica e la più colorata e ottimista. Una festa per gli occhi che farà la gioia dei più piccoli, raccontata con minore enfasi moralista e incentrata soprattutto sull'amore padre-figlio che rappresenta la vera chiave di lettura della storia.

Considerato uno dei maggiori rappresentanti del cinema d'animazione europeo Enzo D'Alò, prima con La freccia azzurra e La gabbianella e il gatto, poi con Momo alla conquista del tempo ed Opopomoz, ha imposto un suo stile assolutamente unico e lontanissimo dai modelli digitali Pixar, Dreamworks e perfino della scuola giapponese Ghibli, affermandosi a livello internazionale.

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