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Non sposate le mie figlie

Locandina del film Non sposate le mie figlie
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Non sposate le mie figlie
(Qu'est ce-qu'on a fait au bon Dieu?, 2015, Francia)

Claude e Marie Verneuil sono una tranquilla coppia borghese cattolica e conservatrice che ha allevato 4 figlie secondo i principi di tolleranza, integrazione e apertura, che sono nei geni della cultura francese. Ma il destino li mette a dura prova – non una ma ben 4 volte! 

Il primo boccone amaro arriva infatti quando la loro primogenita decide di sposare un musulmano. Ma poi  la seconda sceglie un ebreo e la terza un cinese. Ormai tutte  le loro speranze di assistere ad un tradizionale  matrimonio in chiesa vengono riposte sulla figlia minore, che finalmente, grazie al  Cielo, ha incontrato un bravo cattolico…



L’idea di realizzare questo film mi è venuta inizialmente leggendo una statistica. Sembra infatti che i francesi siano i campioni del mondo di matrimoni misti. Circa il 20% delle unioni che si celebrano in Francia avvengono tra soggetti di origini e confessioni diverse. Io steso ho potuto testare il tipo di difficoltà e reazioni che la mescolanza di razze, culture e religioni diverse può provocare in una famiglia borghese e cattolica, provenendo da quel tipo di ambiente. Certo i miei genitori erano più alla mano dei Verneuil, mia madre però teneva corsi di catechismo e il mio rifiuto di fare la prima comunione l’ha preoccupata non poco.

Volevo realizzare un film dove le differenze potessero emergere senza retro pensieri, e con divertimento. Penso che la molteplicità di culture in Francia sia una vera ricchezza e ci tenevo a fare un film dove le risate scaturissero in modo autentico, senza rigidità, perché anche vizi e diffidenze fanno parte di ognuno di noi. Il primo test group perciò sono stati proprio i miei amici, persone appartenenti a comunità diverse. Il loro parere positivo e disinteressato, insieme a qualche suggerimento, hanno confermato che la storia funzionava.

La commedia da sempre è un genere che gioca sulle differenze, spesso in modo riuscito. Tra le mie fonti d’ispirazione ci sono i fratelli Farrelly, con Tutti pazzi per Mary, ma sono anche un grande estimatore della commedia sociale italiana, in particolare quella di Dino Risi. E dei film della compagnia teatrale dello Splendid. Ho visto per la prima volta Les Bronzés nel 1976, quando è uscito. Avevo 11 anni e Christian Clavier ne aveva 25. Chirstian Clavier, il capo famiglia Verneuil, si è da subito appassionato alla sceneggiatura. Adoro il suo modo di interpretare dei personaggi detestabili, è un attore di grande precisione, molto sottile ed intuitivo, che ha aggiunto qua e là il suo tocco personale. Inoltre è stato di grande supporto al cast, portando sempre una ventata di buon umore. Ha un modo di dire freddure abbastanza unico, tanto che le persone attorno a lui passano il tempo a chiedersi se sta scherzando o sta dicendo sul serio.

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