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L’industriale

Locandina del film L’industriale
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L’industriale
(L'Industriale, 2011, Italia)

La storia di un imprenditore, vittima di una finanza senza scrupoli,  è un potente affresco sul presente diretto da un grande regista, da sempre impegnato a interpretare la realtà.


Nicola ha quarant’anni, è proprietario di una fabbrica, ereditata dal padre, sull’orlo del fallimento. Nicola è strangolato dai debiti e dalle banche, nella Torino che vive la grande crisi economica che soffoca tutto il Paese. Ma è orgoglioso, tenace. Ha deciso di risolvere i suoi problemi senza farsi scrupoli, esattamente come le finanziarie che lo vorrebbero al tappeto. Laura, sua moglie, è sempre più distante. La sta perdendo, se ne è accorto, ma non fa nulla per colmare la distanza che ormai li separa. Assediato dagli operai che lo pressano per conoscere il loro destino, in attesa di concludere una joint venture con una compagnia tedesca, Nicola avverte che qualcosa sta turbando l’unica certezza che gli è rimasta: il matrimonio. Ma invece di aprirsi con Laura comincia a sospettare di lei. E a seguirla di nascosto. Tutto precipita. I tedeschi rifiutano l’accordo e Laura annuncia che ha intenzione di separarsi. Nicola annaspa e tira fuori il peggio di sé. Poi la ruota della vita di Nicola gira. Tutto sembra tornare a posto: l’azienda, il matrimonio, il successo sociale. Ma Nicola ha più di un segreto da nascondere...

 

“E’ stata proprio l’indignazione per come sono ridotti gli esseri umani attualmente a spingermi a raccontare il dramma della crisi economica che sta ingoiando tutto. L’Industriale non è un film sul perché si è arrivati a questa situazione, io non ho gli strumenti per capire chi sia il boia che ha acceso il fuoco di questa pira in cui si brucia il denaro di chi lavora. Ma una cosa mi ha colpito, in particolare, e volevo raccontarla: tutte le vite spezzate che abbiamo alle spalle e che troveremo sul nostro cammino”. Da un soggetto scritto con la moglie Vera Pescarolo e sceneggiato insieme ad Andrea Purgatori, L’Industriale è un noir dai toni lividi, ambientato in una Torino spettrale (magnificamente fotografata da Arnaldo Catinari) dove gli echi delle manifestazioni e dei picchetti degli operai che chiedono ‘lavoro’, rimandano con lucidità a quel disastro economico ed esistenziale che sta coinvolgendo tutti. Interpretato da un Pierfrancesco Favino, in stato di grazia, insieme a Carolina Crescentini nei panni di Laura, la moglie, la pellicola di Montaldo, regista di capolavori come Sacco e Vanzetti, è un duro ritratto del presente. "Quello che mi auguro - ha aggiunto Montaldo - è che questo mio lavoro serva, soprattutto, a fare riflettere gli spettatori. Se questo succede il film ha vinto, vuol dire che se ne parla, che è un film che rimane. Spesso accade e allora viva il cinema”.

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