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Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno

Locandina del film Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno
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Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno
(The Adventures of Tintin: The Secret of the Unicorn, 2011, Usa- Belgio - Nuova Zelanda)

Per il suo esordio nel mondo dell'animazione Steven Spielberg sceglie la tecnica della motion capture e il 3D, per portare sul grande schermo le mirabolanti avventure di uno dei più celebri eroi dei fumetti d'oltralpe, in quello che è il primo capitolo di una trilogia che vedrà Peter Jackson alternarsi con lui alla regia.

 

Tintin è un giovane reporter che, durante una giornata ad un mercatino dell'antiquariato, scorge un modellino di un vascello: l'Unicorno. Comprandolo, verrà coinvolto in un'avventura che lo porterà ad indagare sul passato della famiglia Haddock e, in particolare, sulle vicende legate al capitano François de Haddock ed al naufragio del suo Unicorno. Durante questa ricerca incontrerà l'ultimo discendente del capitano, il capitano Archibald Haddock: grazie al suo aiuto e insieme al fedele cane Milù, riuscirà a sciogliere, dopo un'intricata catena di eventi che lo porteranno fino a Bagghar in Marocco, il mistero riguardo l'Unicorno e a ritrovare anche il prezioso carico che trasportava.

 

Una trilogia che mette insieme due dei talenti più prestigiosi del cinema, con questo primo capitolo diretto da Spielberg e con Peter Jackson (qui tra i produttori) che dirigerà il secondo, e con una regia congiunta prevista per il terzo. La base narrativa è fornita dai volumi a fumetti del belga Georges Prosper Remi, in arte Hergé. Questo primo episodio è basato su Le avventure di Tintin: il granchio d’oro (1941), Il segreto del Liocorno (1943) e Il Tesoro di Rackman il Rosso (1944). Quello di TinTin era uno dei progetti che da tempo immemorabile Spielberg teneva nel cassetto, in attesa di realizzarlo solo quando ci sarebbero stati i mezzi adatti. Ora grazie alla tecnica della motion capture oltre all’utilizzo del 3D, il sogno è diventato film. “Questo procedimento – ha affermato Spielberg – mi è sembrato il migliore perché mi permetteva di restare fedele allo spirito di Hergé proponendo contemporaneamente uno spettacolo che stupisce gli spettatori di oggi”. Una via di mezzo fra il cinema ‘classico’ e il cartone animato. E con la benedizione di Hergé, che prima di morire dichiarò che solo Spielberg poteva adattare Tintin per il cinema. Il film combina il fotorealismo con il look stilizzato e lievemente caricaturale dei personaggi a fumetti. Per quanto riguarda la tecnica della ‘motion capture’ - portata già a risultati notevolissimi da Robert Zemeckis prima e James Cameron poi – qui si parla di ulteriori passi avanti. Con gli attori che hanno sacrificato il loro volto, per indossare tute speciali ricoperte di sensori digitali attraverso i quali i loro movimenti sono stati trasferiti all’interno di strisce pressoché identiche a quelle disegnate da Hergé. Andy Serkis ovvero il Capitano Haddock è un veterano del genere, indimenticabile il suo Gollum ne la trilogia de Il Signore degli Anelli mentre nei panni virtuali dell’intrepido e avventuroso reporter c’è il giovane e bravissimo Jamie Bell, il Tintin del XXI° secolo.

 

 

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