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La nostra vita

Locandina del film La nostra vita
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La nostra vita
(La nostra vita, 2010, Italia)

Dopo Mio fratello è figlio unico Daniele Luchetti torna a parlare di famiglia in un film che lui stesso definisce 'furioso e vitale' che spinge a vivere la vita fino in fondo, in un paese dove non è facile farlo.

 

Al 63° Festival di Cannes dove il film era in concorso, uno straordinario Elio Germano si è aggiudicato la Palma d'Oro come Migliore Interpretazione Maschile (ex-aequo con Javier Bardem per il film Biutiful di Alejandro Gonzalez Inarritu).

 
Claudio (Germano) è un operaio edile di trent’anni che lavora in uno dei tanti cantieri della periferia romana. E’ sposato, ha due figli, ed è in attesa del terzo. Il rapporto con sua moglie Elena (Ragonese) è fatto di grande complicità, vitalità, sensualità. All’improvviso, però, questa esistenza felice viene
sconvolta: Elena muore e Claudio non è preparato a vivere da solo. Rimuove il dolore e sposta il suo lutto nella direzione sbagliata: pensa solo a sfidare il destino, e a dare ai figli e a se stesso quello che non hanno avuto finora: il benessere, i soldi, i capricci, le vacanze, in una parola le ‘cose’. Per risarcire la sua famiglia, si caccia in un affare più grosso di lui e quando capisce che da solo non può farcela, si vede costretto a rivolgersi agli unici di cui si fida: la sorella troppo materna (Montorsi), il fratello timido e imbranato (Bova), il pusher vicino di casa (Zingaretti). 

 

“A Cannes non ci si abitua mai, c’è una sacralità e una serietà d’approccio verso il cinema totalmente diversa e poi si accede al mercato internazionale, una cosa che non guasta”. Con il consueto aplomb Daniele Luchetti si sbilancia elegantemente sulla sua partecipazione a Cannes in competizione, avvenuta una prima volta – sempre in concorso - nel 1991 con Il Portaborse. E poi due volte nella prestigiosa sezione Un Certain Regard con la sua opera prima Domani accadrà che ottenne una menzione alla Camera d’Or e nel 2007 con Mio fratello è figlio unico. Tre anni dopo ritorna sulla Croisette con La nostra vita ed Elio Germano, uno dei grandi talenti del nostro cinema si porta a casa la Palma d'Oro come Migliore Interpretazione Maschile. Girato nella periferia romana, La nostra vita è un film rigoroso che tende a mescolare orizzonti diversi come l’esistenza e i suoi dolori ma anche la sua furia e la sua vitalità. Questa volta il regista non ha alleggerito i toni, le emozioni, ma ha usato tutto quello che poteva per far partecipare il pubblico alla tragedia del protagonista. Un personaggio non edulcorato che sfoga la sua perdita, l’ingiustizia che deve patire, attraverso un’ambizione sfrenata e la disonestà. Una vicenda privata che riflette un modo di pensare di una buona parte degli italiani: non si può essere dei perdenti o peggio ancora, dei poveri. Uno sguardo, nonostante tutto, tenero. Perché, come afferma Luchetti: “E’ anche uno sguardo verso l’Italia, un Paese che va comunque amato, anche per le cose che non ci piacciono”.

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